26) Klaus PoV

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Tutto sta andando a rotoli, e io non riesco più a capire dove mi trovo in tutto questo casino. Noah è mio fratello, o almeno lo è sempre stato per me. Ma ultimamente... non lo so. Mi sembra diverso, come se ci fosse qualcosa di oscuro che lo consuma.

Mi appoggio al cofano della macchina, la sigaretta accesa tra le dita. Osservo le luci della città che si riflettono sui vetri delle finestre, e penso a quanto tutto sia cambiato. C'è questo silenzio tra noi ora, un silenzio che non c'era mai stato prima. È come se non mi dicesse più nulla, come se mi stesse tenendo fuori dal suo mondo.

Elizabeth. Lei è la chiave di tutto questo, lo so. Li ho visti insieme, i loro sguardi, il modo in cui si parlano. Mi fa quasi schifo dirlo, ma credo che Noah si stia davvero innamorando di lei. E non so se sia una buona cosa o la peggior cazzata che gli sia mai successa.

Poi c'è quella denuncia. Lo so che è stato Noah a fare quella roba di cui lo accusano. Lo sappiamo tutti che spacciava, anche se ora non più, ma è davvero strano che qualcuno abbia avuto il coraggio di denunciarlo. C'è qualcuno dietro, qualcuno che si diverte a giocare con la sua vita. E non posso fare a meno di chiedermi chi cazzo sia.

Faccio un tiro profondo e butto fuori il fumo lentamente. Mi viene in mente una persona del suo passato. Sì, so che Noah non parla mai di lui, ma non è come se potesse dimenticarlo. Nessuno può dimenticare certe cose.

E se fosse... se fosse stato davvero lui?

La verità è che non mi fido di nessuno, nemmeno di me stesso. Ma se c'è una cosa che so, è che farò di tutto per scoprire cosa sta succedendo. Noah può anche non dirmi niente, può anche lasciarmi fuori, ma io non starò a guardare mentre la sua vita va in pezzi.

Non questa volta.

Elizabeth PoV
La mattina è sempre la parte peggiore della giornata. Mi sveglio tardi, salto la colazione e corro a scuola. Ogni passo che faccio sembra pesante, come se qualcosa mi stesse appesantendo il cuore. Ma oggi, mentre cammino verso l'ingresso della scuola, sento qualcosa di diverso nell'aria. Un cambiamento che non riesco a definire.

Quando arrivo, incontro il viso familiare di Sophie, una ragazza che non avevo mai davvero notato prima, ma che da qualche giorno sembra cercarmi. Oggi, però, mi sorride, e mi sembra un sorriso sincero. <Ehi, Elizabeth! Come stai?> mi chiede, il tono entusiasta ma rilassato.

La guardo con sorpresa. <Sto bene... più o meno> rispondo, cercando di sorridere. Non mi sento proprio al massimo, ma non voglio farlo pesare.

Sophie, come se avesse letto nei miei pensieri, sorride di più. <Ti vedo un po' lontana, ma non preoccuparti, siamo tutti un po' confusi a quest'età, giusto?> Dice in modo così naturale che non posso fare a meno di annuire.

<Già...> rispondo, più rilassata.

Poi, con un passo deciso, Sophie mi invita ad andare insieme a lezione. <Senti, non voglio sembrare invadente, ma penso che dovremmo chiacchierare un po'. Mi sembra che tu abbia bisogno di qualcuno con cui parlare.>

Non so perché, ma in qualche modo, le parole di Sophie mi fanno sentire a mio agio. Non è che mi manchino amici, ma non tutti capiscono davvero cosa sto passando. Eppure lei sembra capire, come se avesse visto oltre la facciata.

Forse, giusto forse, è il momento di aprirmi.

Noah Pov

Klaus esce dal bagno qualche minuto dopo la chiamata, la faccia mezza coperta dalla schiuma da barba e i capelli ancora bagnati. Mi guarda e subito capisce che qualcosa non va.

<Cosa c'è, Noah?>

Mi alzo e, con un respiro profondo, gli racconto tutto. Ogni dettaglio. Gli spiego della denuncia per spaccio e della chiamata appena ricevuta. Klaus non dice niente per qualche secondo. Poi, senza alzare lo sguardo, mormora:

<E adesso cosa fai?>

La sua domanda è diretta. La risposta, però, non la so nemmeno io. Guardando Klaus, capisco che è un momento cruciale. Non posso più scappare da quello che ho fatto. Non so come dirglielo, ma so che ho bisogno del suo aiuto, più che mai.

<Non lo so, Klaus. Non so più come uscirne. È troppo tardi per fare qualcosa...>

Klaus smette di strofinarsi il viso e mi fissa intensamente, come se stesse cercando di leggere nella mia anima.

<Non è mai troppo tardi, Noah.> La sua voce è calma, ma determinata. <Ora dimmi cosa devo fare.>

Sento un po' di sollievo, ma so che la strada davanti a noi non sarà affatto facile.

SARAH POV

Mi sento un po' sopraffatta ultimamente. La scuola mi sta stressando, e con tutto quello che sta succedendo a casa, è difficile concentrarmi. I miei genitori continuano a litigare, e io mi sento come se stessi per esplodere da un momento all'altro. Mi manca la calma che avevo quando ero più piccola, quando non avevo queste preoccupazioni. Ora tutto sembra essere diventato troppo grande per me, e io non so come gestirlo.

Le cose con i miei amici sono sempre più complicate. Mi sento come se fossi l'unica a non sapere cosa fare con la mia vita. A volte, guardo gli altri e mi sembra che loro abbiano tutto sotto controllo, che sappiano esattamente cosa vogliono. Io invece mi trovo a perdere tempo, a farmi distrarre da cose che non hanno importanza, mentre so che dovrei fare qualcosa di più.

C'è questa sensazione di vuoto che non riesco a spiegare. Come se mi mancasse qualcosa, ma non so cosa. Forse sono solo io che sto cercando di trovare un senso in tutto questo caos. Ma una cosa è certa: non posso continuare così.

Elizabeth pov

Mi appoggiai alla parete della caffetteria, guardando distrattamente l'aula. La solitudine cominciava a pesarmi, ma non avevo molta voglia di cercare di socializzare. Poi, la porta si aprì e Sophie entrò, con il suo sorriso che non smetteva mai di illuminare la stanza. Mi guardò e mi fece un cenno di saluto, come se fossimo amiche da una vita. Senza pensarci troppo, mi avvicinai. Non volevo sembrare ancora più isolata di quanto già mi sentissi.

<"Ciao, ti va di sederti insieme?"> mi chiese, con quel tono così naturale che mi fece sentire subito a mio agio. Mi sedetti accanto a lei, un po' nervosa, ma anche sollevata dal suo atteggiamento semplice e sincero. Non mi faceva domande scomode, ma sembrava davvero voler passare del tempo con me.

<"Cosa hai fatto questo weekend?"> mi chiese, con curiosità. Mi vennero in mente mille cose, ma nessuna che volessi davvero condividere. Ero stata con Noah, l'avevo ospitato a casa, ma non mi sembrava il caso di parlarne. Poi, avevamo fatto qualcosa di completamente fuori dal comune, ma Sophie non avrebbe mai potuto capire. Non le avrei mai detto che eravamo andati in un posto che probabilmente non avrebbe approvato.

<"Niente di speciale,"> risposi, cercando di sembrare tranquilla. Mi sentivo come se fossi un po' a metà, tra quello che avrei voluto dire e quello che sentivo di dover tenere per me. Non sapevo nemmeno se avrei mai potuto confidarmi con Sophie. Le sue risposte sempre così positive mi facevano sembrare tutto più facile, ma c'era una parte di me che non ero ancora pronta a condividere.

<"Io sono andata a fare una passeggiata in centro. A volte basta uscire un po' per sentirsi meglio, anche se non c'è nessuno con cui farlo."> Sophie mi guardò, aspettandosi una risposta. Non riuscivo a fare a meno di pensare che avrei potuto dire qualcosa di simile, ma sarebbe stato solo un tentativo di mascherare la verità. Forse, la verità era che mi mancava il coraggio di raccontare davvero cosa stava succedendo nella mia vita.

<"Mi piacerebbe andare anch'io, magari la prossima volta,"> dissi, senza pensarci troppo. In quel momento, mi resi conto che Sophie mi stava permettendo di essere me stessa, anche se solo per pochi minuti. Forse, stavo iniziando a costruire qualcosa di nuovo qui, ma ci sarebbero state delle cose che avrei dovuto tenere nascoste, almeno per ora.

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