Il viaggio di Giulia. Prologo

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Il diario era aperto sul tavolo, ma Giulia non riusciva a scrivere.

La pagina bianca la fissava come uno specchio. Non c'era niente. Nessuna parola, nessuna idea. Solo un vuoto sordo che si mescolava a una strana pressione, come un nodo stretto nel petto.

Prese la penna, la rigirò tra le dita. "Che cos'ho che non va?" pensò, ma la risposta non arrivava. C'era qualcosa che si muoveva dentro di lei, un'ombra sottile, indefinita. Non faceva rumore, ma si faceva sentire ovunque: nei silenzi, nei sogni, persino nella luce del mattino che filtrava dalla finestra.

La pioggia iniziò a picchiettare contro i vetri. Gocce veloci, come passi che rincorrono qualcuno. Giulia alzò lo sguardo. Seguire quei movimenti le dava una strana calma, come se il mondo, fuori, potesse fare ordine al posto suo.

Poi abbassò di nuovo lo sguardo. Appoggiò la penna sulla carta.
Stanca. Vuota. Sospesa.

Quelle tre parole si fermarono lì, sospese a loro volta. Non erano abbastanza, ma per il momento dovevano bastare.

Alzò gli occhi verso la finestra. Il cielo era grigio, ma non le faceva paura. Quel grigio, in qualche modo, le somigliava. Forse è questo il problema, pensò. Mi sento come se stessi aspettando qualcosa, ma non so cosa.

Chiuse il diario, ma non lo allontanò. Lo lasciò lì, aperto, quasi a voler dire che non aveva finito. Non ancora.

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