Schopenhauer

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'' Per quanto son stronzo, per quanto ti amo 🖤 ''


A Simone non piaceva affatto la pioggia, sia per via della sua indole meteoropatica che per il fatto che trovava difficile sopportare la solitudine

Quando pioveva, spesso si ritrovava chiuso in casa con la presenza-non-presenza di un padre troppo occupato per badare a lui ma allo stesso tempo estremamente ficcanaso, aveva lottato a lungo con quel senso di isolamento che lo aveva accompagnato per tutta la vita e la sua era una sensazione che oscillava tra il conforto di un sentimento familiare e il tormento interiore.
In realtà, per Simone, non si trattava solo di solitudine, ma di una profonda mancanza, un vuoto che fino all'età di quindici anni era stato indefinito poi durante l'adolescenza scoprì che questo vuoto aveva un nome e per un tragico scherzo del destino anche un volto molto simile al suo;

Questa scoperta aggiunse un nuovo strato di complessità al suo senso di solitudine ovvero la perdita di qualcosa di cui aveva solo un vago ricordo ma che gli mancava come un arto fantasma amputato dopo un incidente, creando in lui una ferita mai veramente rimarginata

Il suo trauma passò per vari stadi e livelli all'inizio dalla rabbia poi dal dolore, più tardi dal silenzio passando per l'apatia fino alla consapevolezza e fu quest'ultima ad avvicinarlo alla psicologia

L'obiettivo di Simone era quello di curare il suo dolore e credeva che curando o provando ad alleviare quello degli altri il suo si sarebbe fatto più disponibile e gestibile, certo è che non credeva che si sarebbe mai potuto innamorare o quantomeno infatuare di un paziente..lui così ligio al suo lavoro, lui così devoto alla psicologia, lui così duro quando si parlava dei suoi sentimenti eppure ahimé quello che stava succedendo da un paio di settimane ormai gli faceva perdere completamente la rotta

Non capiva più niente, non capiva dove finiva il voler aiutare professionalmente Manuel e dove iniziava la necessità personale di farlo stare bene, di volerlo veder star bene

Per cui si ritrovó così un tardo pomeriggio a guardare fuori la pioggia cadere e a pensare e ripensare, a cercare di capire come gestire questa cosa, come agire secondo etica e come ascoltare la propria volontà senza pregiudizi o costrizioni esterne il tutto appoggiato con le braccia conserte e il viso in prossimità di una delle finestre di Villa Balestra

'' Non ti è mai piaciuta la pioggia''

Disse una voce dietro di lui

''Mi stupisce che tu lo sappia, non ci sei mai stato per me''

rispose freddo

Dante annuì tirando amaramente gli angoli della bocca

''a che pensi?''

E senza pensarci troppo sù esordì con

'' a Manuel papà o meglio cerco di non pensarlo ma è più forte di me''

sbuffò guardando fuori

''Manuel... questo nome non mi è nuovo''

disse vago

Dante aveva ben chiaro a chi si riferisse e da una settimana aveva finalmente potuto associare un volto a quel nome

Tuttavia, con suo figlio, sapeva che ogni passo doveva essere pesato con cura, Simone era come un animale spaventato per cui qualsiasi movimento sbagliato rischiava di farlo ritirare nuovamente nel suo guscio inaspettamente mentre entrambi osservarono le foglie degli alberi di ulivo riempirsi di gocce d'acqua aggiunse

''è quel paziente di cui ti parlavo''

Dante posó lo sguardo sul figlio

''Ah si.. ora ricordo quello della questione Spinoza''

Alterego - Manuel FerroDove le storie prendono vita. Scoprilo ora