Capitolo 8

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Le giornate passano lente chiuso in questa camera, mi ricorda quando avevo preso il Covid e dovevo stare isolato e il nonno che impazziva a portarmi da mangiare davanti alla porta e poi lo costringevo ad allontanarsi, la mia paura più grande era che lui si ammalasse e mi lasciasse solo, beh mi ritrovo solo comunque qui... guardo le trasmissioni tv dal pc, non c'è niente di buono nella televisione italiana e ripiego per un film su Netflix, ho ancora l'account attivo con le impostazioni italiane, secondo me il nonno continua a pagarlo, penso che mi guarderò una notte da leoni, Luca adora mr. Chao, ride come un matto, tutte le volte che lo guardiamo, anche quando lo guardiamo in inglese e lo imita benissimo.

Sono ormai tre giorni che Ford non si palesa davanti a me, in realtà sono io che non voglio vedere nessuno, quando mi porta il pranzo o la cena, faccio finta di dormire, non voglio parlargli.

Oggi è già giovedì, la settimana sta per finire, sembra non esserci nessuno in casa, sono in tuta e non ho voglia d'incontrare proprio nessuno, non mi faccio pulire neanche la stanza.

Apro un po' la porta della mia camera, e vado con calma verso il soggiorno, quando mi accorgo che sul divano ci sono Snow e un uomo di mezza età, ma che sta facendo? Con un vecchio? Che schifo... ma poi qui?

Parlano in thailandese e quindi non capisco nulla, cerco di non farmi notare, ma l'uomo si gira e mi saluta "buongiorno Lu, sono il padre di Snow, sono passato a trovare la mia bambina" lo guardo con la bocca aperta, hai capito la stronza, vedo lei sbiancare e cambiare colore dal bianco al rosso.

"Ah piacere di conoscerla, Snow mi ha parlato di lei" bene volevi usare la morte di mia madre per farmi pena e cercare un punto in comune... brava, brava, faccio un sorriso forzato chiudendo gli occhi a fessura, mi inchino con le mani a preghiera e me ne vado in cucina, con il padre che guarda la figlia interdetto e lei che continua ad essere imbarazzata. Brutta stronza, me la pagherai, non oggi, non domani ma un giorno me la paghi di sicuro.

Ho provato a chiamare Luca ma è strano non risponde ai miei messaggi, da un po', sarà ancora a scuola ma che ore saranno adesso a Torino, sono 5 ore indietro rispetto a qui, quindi sarà a scuola con gli altri.

In cucina non c'è nessuno, ma un vassoio coperto con un biglietto sopra, "per Khun Andrea" adoro la nonna di Ford, patrimonio dell'umanità le nonne e i nonni, tiro la tovaglietta e trovo ogni ben di dio, anche quei dolcetti al cocco che adoro. Si mangia...

Cerco che la noia si sta impossessando di me, voglio uscire ma non posso, uffa, relegato qui in questa gabbia dorata.

Suonano alla porta, e sicuramente andrà Snow, almeno spero. Ed invece niente continuano a suonare, e va bene tanto se è un fattorino, mica gli apro, qui mi trattano come un bambino piccolo e come tale mi devo comportare.

Schiaccio il pulsante del videocitofono e sono Colette e Mark, che ci fanno qua a quest'ora?

Appena arrivano Colette mi si butta addosso, mi abbraccia -Andrea, Andrea, Andrea- dice in quel suo accento francese.

-Si sono io, colpevole!-  lei rovescia la testa all'indietro ridendo, questa ragazza è fantastica, se fossi innamorato di lei sarebbe tutto più facile. 

-Dai lascialo andare, già è stato male, non ha bisogno che lo uccidi tu.-

 Mike ha un sorriso accennato, a volte mi ricorda Luca e non so perché.

-Dai ragazzi sedetevi, vi preparo qualcosa di buono, che ne dite?-

Gli occhi di Mike si illuminano -Spaghetti?- sorrido.

-Si aglio, olio e peperoncino?- 

-Fantastico- Mike è al settimo cielo.

Il pomeriggio è passato tranquillo, tra le nostre risate e una notte da leoni, finalmente mi inizio a rilassare, è quasi ora di cena quando se ne vanno, provo a chiamare Luca, ho voglia di parlargli, sono le 20 quindi saranno le 15 a Torino, sarà già a casa.

Un biglietto di sola andataDove le storie prendono vita. Scoprilo ora