CAPITOLO 16

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POV EVELYN

Di due cose sono sicura nella vita.

Prima cosa: l'ora del tè è qualcosa di improponibile per tutti noi comuni mortali fuori dalla patria londinese.

Seconda cosa: la sicurezza e il senso di protezione che Brian Curtis riesce a trasmettere solo con uno sguardo non riuscirebbero a darteli nemmeno gli agenti dell'FBI.

È questo che continuo a pensare da tre giorni a questa parte.

Tre giorni fa ho detto che avrei lasciato James, ed ero più decisa che mai. Non fraintendiamoci, lo sono ancora, ma pian piano tutti i timori stanno risalendo a galla.

Sono esattamente tre giorni che non vedo James -per fortuna aggiungerei-, ma questo non mi ha dato modo di poterlo lasciare, per cui al momento mi reputo single, ma solo nella mia testa.

L'altra mattina il risveglio è stato strano. Brian non c'era, la parte del suo letto era fredda, tanto da farmi credere che non avesse effettivamente dormito lì. Andando in bagno mi sono poi scontrata con Alisia intenta ad uscire dalla camera di Noha con solo una maglia lunga, sicuro del ragazzo, a coprirla. Il mio sguardo era stato eloquente. Avremmo assolutamente parlato di quella situazione. Ma lo sguardo di Alisia, invece, sapeva più di "non pensare di evitare il discorso su ieri o sei morta", insomma un tipico sguardo minatorio.

Dopo questo intenso scambio di occhiate, entrambe abbiamo concordato che lasciare la casa senza svegliare nessuno fosse la scelta migliore, e così abbiamo fatto.

Passando dal soggiorno poi avevo potuto appurare la presenza di Brian addormentato sul divano, per fortuna capiente e spazioso, con gettati a terra, vicino a lui, dei guantoni da boxe.

Probabilmente si era già allenato anche se erano solo le sette del mattino. Mi domando a questo punto se sia veramente riuscito a dormire un minimo prima di allenarsi, vista l'ora tarda a cui ci siamo ritirati.

Arrivate al nostro dormitorio, poi, nessuno mi ha potuto sottrarre all'interrogatorio da parte di Alisia, in cui ovviamente è venuta a galla tutta la verità su quanto accaduto la sera precedente. È inutile, con lei è impossibile mentire.

La signorina, invece, è abilmente riuscita a sfuggire al mio di interrogatorio, con la scusa di essere troppo incazzata per poter proferire parole che andassero al di là degli insulti nei confronti del mio quasi ex ragazzo.

I due giorni in università sono stati tranquilli. I ragazzi non li abbiamo praticamente mai visti poiché impegnati con gli allenamenti di basket, James invece non si è fatto vedere da nessuna parte. Probabilmente presentava ancora segni dell'altra notte e non poteva rischiare di rovinare così la sua reputazione.

"Quindi verde o blu?" Mi giro verso Chloe, seduta sul mio letto intenta a contemplare due maglie esattamente identiche, indecisa su quale indossare.

"Verde" proferisco io per chiedere questa sua lotta interiore che si sta protraendo da una buona mezz'ora.

"Okay. Vada per quella verde" annuisce soddisfatta. Probabilmente era la risposta che voleva sentirsi dire.

"Quel figo di Tommy mi chiederà per forza di uscire se mi mostro così davanti a lui" afferma indossando la maglia scelta, e ammirandosi allo specchio.

"Vedi che Tommy valuta anche il cervello di una ragazza, questo potrebbe farti perdere punti" sentiamo affermare Alisia, che nel mentre si è affacciata dall'uscio della porta.

"Non sai che è da maleducati origliare le conversazioni altrui?" Risponde Chloe polemica.

"Modera la tua voce acuta da gallina e vedrai che essa non giungerà fino alla mia stanza" afferma lei con tanto di occhiolino che fa innervosire ancora di più la bionda.

My WeaknessDove le storie prendono vita. Scoprilo ora