"Fino alla tomba"
Finalmente giunti alla stazione di Hadoka, subito le loro orecchie furono avvolte dal silenzio che lì aleggiava. Sembrava una zona fantasma, senza neppure un'anima viva che rendesse il posto quantomeno un attimo più piacevole da frequentare. Niente. Nulla di tutto questo. «Okay sì, questo posto mette già i brividi» mormorò Fenrir, notando proprio la vuotezza che aleggiava nella stazione. I loro occhi potevano scorgere ogni dettaglio di quel mortorio, ma senza mai trovare qualcuno sbucare fuori così, anche solo casualmente. Era tutto molto strano, e sicuramente quello lo sapevano, e lo notavano. E col treno che intanto ripartì per la sua strada, chissà dove, rendeva lo scenario ancora più spettrale.
A differenza di Raijiō, che davvero sembrava stare tremila anni avanti rispetto a questo lugubre sobborgo di esso, non vi erano quei tabelloni luminosi che almeno avrebbero dato più vivacità al posto, niente di niente. Vi era una cartina però, leggermente scolorita per cause abbastanza ignote essendo che stava dietro una protezione di plexiglass, che andava ad indicare bene o male com'era strutturata la cittadina, la quale sembrava aprirsi in un modo molto strano: infatti, i viali principali erano due, e si incrociavano a X al centro. Vi erano altre vie o traverse? No. Letteralmente queste erano le uniche zone percorribili di Hadoka. «Ma dove diavolo siamo finiti, scusate? Che ci abbiano preso in giro con quella bellissima città che era Raijiō, per coprire questo spettacolo dell'orrore?» domandò Viktor, con Esther che, al suo fianco, cercava almeno di stare tranquilla. Davvero, nessuno di loro vedeva di buon occhio questo posto, e come dargli torto, dopotutto. «Come detto, Hadoka è come una sorta di roccaforte per i disertori e traditori dello Shogunato, quasi come se fosse una sorta di ghetto dove vengono rinchiusi tutti coloro che non sottostanno al volere di Tokaiyan, e per questo, neanche di Shirya o Decadia. Sono dei bestemmiatori, crudeli figli di puttana che si credono Dio in terra» disse quindi Otis, attraverso le sue conoscenze, facendo valere anche il suo rancore dovuto proprio alla diffidenza con la quale l'intera cittadina shinniana viveva. «Sembra infatti una versione come... contorta della Shinigoi che abbiamo visto fino a quaranta minuti fa, circa» commentò il Diavolo, effettivamente affermando come tutto questo sembrasse una visione distopica, irreale di ciò che avevano potuto ammirare, grazie a Raijiō. Nel momento in cui ormai stavano uscendo dalla stazione, Ragnar poteva notare, stranamente, come Lucifugo avesse la coda ondeggiargli rapidamente, con il principino che guardava a terra, quasi mai alzando lo sguardo. «Ehi amore, stai bene? Ti vedo come preoccupato» provò a chiedere quindi al demone, con questo che, alzando la testa per guardare negli occhi del compagno, replicò dicendo:«Ho una bruttissima sensazione riguardante questo posto. Cioè, sono un diavolo, dovrei esser felice di stare a contatto con qualcosa di inquietante ma... stavolta davvero mi sento totalmente in soggezione» e proprio nel momento in cui egli disse ciò, Otis fu il primo a dire, con un tono non preoccupato, di più:«Cosa diavolo è successo qui?» sentendo la sua voce così marcata, decisamente inquietata da quello che aveva notato, tutti cercarono di notare quello che aveva visto lui. Non ci misero molto a comprendere la ragione della sua risposta così fredda, perché pure loro avrebbero voluto dire la medesima cosa: là, addirittura più in alto dei palazzi stessi, sembrava esserci una montagna... infinita, piena di cadaveri. Ne si sentiva l'odore acre di sangue sgorgante da ogni dove, e se solo ora avevano notato questo dettaglio raccapricciante, era forse dovuto al fatto che l'aria ancora non si era saturata del sentore nauseabondo che si faceva trasportare dal vento. «Avevamo detto che erano quattromila abitanti eh? Bene, quelli sono quattromila morti, oserei dire» commentò Lucifero, come sempre in prima linea per questo genere di stranezze che, vabbè, lui stesso farebbe molto volentieri. Ma non così. «Ma chi cazzo si metterebbe a fare una carneficina di queste dimensioni? E perché?» rispose quindi Naaran, intanto che il gruppo dovette, per la maggior parte di questi, tapparsi il naso per via dell'odore terrificante che ne veniva da quella montagna senza capo né coda di corpi maciullati, in un lago scarlatto che andava ad inzuppare quelli che stavano al di sotto della pila. «Mm, il sangue è ancora fresco, direi. A quanto pare è successo più o meno tra cinque minuti fa fino a mezz'ora fa, quando stavamo ancora sul treno» provò a diagnosticare Lilith, la quale si era chinata ai piedi della montagna, passando un dito sul terreno macchiato all'inverosimile. Ma proprio nel momento in cui ella fece questo gesto, la regina degli Inferi sentì un qualcosa di davvero troppo strano per essere registrabile nella sua mente: era molto sottile come rumore, ma quello che ebbero udito le sue orecchie, sembrava come quello di qualcosa, o qualcuno, che aveva afferrato un corpo dall'altro lato della pila, con il cielo che venne oscurato a causa del cedimento di questo, dovendo quindi far allontanare tutto il gruppo non appena ciò avvenne, in una fontana di sangue che si aprì tutta attorno. Vi stava Lucifugo che ancora più di prima sembrava inquietato da quella scena, stringendosi alle spalle del mezzo lupo, mentre altri cercavano effettivamente di comprendere il motivo e il responsabile di un tale genocidio, ora che il silenzio dei morti riecheggiava ancora nella loro testa.
«Non avete sentito niente, voi, vero?» domandò la donna agli altri, riguardante quel fruscio rapido di qualcosa che afferrava uno di quei cadaveri, con questi che fecero di no col capo, ad indicare che ella fu l'unica ad aver sentito ciò. Il tutto stava infittendosi sempre più in un mistero che sembrava non finire mai, nel corso dei secondi, dei minuti. Era tutto così strano là sin da quando misero piede in città ma, ora che il tutto pareva solo un cimitero a cielo aperto di carne maciullata e corpi ancora urlanti di quel dolore eterno che li avrebbe portati da lì fino alle fosse dell'Inferno, quasi sembrava l'inizio di uno splatter in piena regola. Perciò, con tutti quanti loro che dovevano effettivamente a come reagire a tale cosa, Viktor domandò ad Otis, per capire meglio se egli avesse una vaga idea su chi o cosa aveva ridotto un'intera popolazione in questo modo:«Ma per caso, è una cosa che tuo padre farebbe o farebbe fare?» il ragazzo lo guardò un attimo, prima di dire, dissentendo totalmente dal discorso:«Se c'è una cosa che mio padre odia fortemente, è proprio la carneficina, o il genocidio per puro piacere personale. Chi possa essere, però, non mi è chiaro» si guardava attorno, notando come il tutto sembrava rendersi più nebbioso, scuro attorno a tutti quanti. Sembrava quasi come qualcosa li stesse pedinando, con loro che erano totalmente incapaci di capire cosa stesse facendo ciò, però. Ma quegli schizzi rossi sulle pareti, in una visione distorta di quello che si vedeva in realtà, creavano delle fattezze sempre più di un volto che andava a 'sciogliersi' per via della viscosità del sangue. Perciò, con una presa di coscienza molto forte, alla fine decisero di dare un'occhiata alla cittadina, sperando che quello non fosse un viaggio a vuoto, e che stessero solo perdendo tempo inutilmente. Solo il vento faceva loro compagnia perché, per il resto, vi era un silenzio assordante, inquietante sotto ogni aspetto. «Sembra quasi un live action di 4'33"» mormorò Luciftias, in un momento da citazionista musicale, anche cercando di alleviare l'atmosfera da horror che vi stava ovunque loro andassero... ma effettivamente non sembrava neanche aver tutti i torti.
Intanto, passando per le letterali due vie incrociate, poterono notare quanta differenza vi stava tra Hadoka e Raijiō, anche in ambito tecnologico: era quasi come se la mano di Decadia non avesse raggiunto questa zona, lasciandola nel degrado, in un passato già morto per quello che riguardava la vita lì. E proprio giunti davanti all'unica zona non residenziale del sobborgo, ecco che qualcosa di differente sembrò esserci davvero, che fosse per piacere o dispiacere del gruppo. «Vado io, datemi un secondo» disse quindi Otis, facendosi avanti per controllare cosa vi fosse di così apparentemente sospetto. Sospetto, sì, perché giunto nella zona adocchiata come totalmente discostante dall'atmosfera horrorifica nella quale stavano procedendo sin dall'inizio, ci fu un momento in cui neppure il Decadia sapeva cosa dire; si guardava attorno, prettamente a terra dove, a veder bene, vi sembrava essere un grande disegno tracciato con un gesso rosso. O meglio, il materiale era quello, e non sembrava neppure così indietro nel tempo, essendo che ancora la polvere si toglieva, passandoci un dito sopra. Dopodiché, facendo cenno a loro di raggiungerlo, egli disse direttamente a Lucifero:«Potresti dare un'occhiata dall'alto quello che rappresenta questo? È strano, sì, ma da terra non posso capire alcunché» annuendo quindi, il Diavolo dispiegò le sue grandi ali prima di salire di quota in un solo battito, controllando a terra. Non passò un solo istante che, non appena atterrò sul tetto di uno dei palazzi, i suoi occhi strabuzzarono alla vista di quello che riconobbe: era il disegno raffigurante qualcuno... decapitato, ma riconoscibile eccome. «A quanto pare qualcuno sta minacciando palesemente tuo padre, Otis» avvertì lui al figlio di Decadia, con questo che, avendo compreso ciò, fece un passo indietro, mostrando per un solo momento una sorta di smorfia preoccupata, ma poi, improvvisamente risollevandosi di morale, ridendo in un modo decisamente inquietante. «Haha... hahaha... Ci devono solo provare» forse preso da un momento d'amore per il padre, Otis chiuse la mano a pugno davanti a sé, con quel disegno, quella polvere di gesso che si racchiuse tutta lì, fino a quando, essa non scomparve dalla mano del Decadia. «Ho mandato tale informazione a mio padre, e adesso, beh... potrebbe essere il momento in cui tutti voi potreste anche incontrarlo. Tutto dipenderà da come considererà tale minaccia» disse lui, con quel sorriso sottile, ma diabolico, simbolo di come egli sapeva di quale sarebbe stata la risposta che avrebbe dato l'Erdester, il capo di questa famiglia. «Aspetta, aspetta... veramente vuoi che Decadia appaia qui, così? Non credi sia un po', ecco... eccessivo?» domandò quindi Lucifugo, pensando davvero che l'apparizione di egli tra loro, sarebbe di fatto una cosa davvero pericolosa, sapendo con che entità avrebbero avuto a che fare. Nessuno di loro sarebbe stato in grado di placarlo nel caso fosse davvero una cosa degna della sua considerazione, se non andavano a pensare effettivamente a come avrebbe reagito, soprattutto, alla sconfitta del figlio; paradossalmente sembrava più preoccupato per Otis che per altro. «Ah, tranquillo Lucifugo, sicuramente capirà» lo rassicurò quindi lui, appoggiandosi contro una parete, intanto che, dal suo telefono si sentì per un istante una suoneria che, poi, si ammutolì un secondo dopo. Egli abbassò lo sguardo alla tasca dove teneva il dispositivo, e sorridendo, disse:«Sì papà? Ti è arrivato il materiale?» dall'altro capo, ovviamente, tutti quanti poterono sentire la voce dell'Erdester, forte e chiara, cristallina quasi, come se fosse esattamente tra loro, anche se proveniente da un semplice telefono. «Anzitutto, Otis, almeno ti sei ricordato che esisto, visto che il messaggio mi è arrivato tipo adesso. Seconda cosa, sì, ho visto... beh, futilità di questo tipo ne ho viste a bizzeffe, ma questa... QUESTA mi piace e non poco» che fosse uno decisamente particolare di carattere, ormai non era più una novità. Il figlio di questo sospirò, ricordando come la connessione in quella zona fosse decisamente pessima, rispondendo quindi:«Scusami papà, ma sai bene che a Hadoka non c'è connessione manco a pagarla oro–»
«COSA CAZZO CI FAI A HADOKA, OTIS?!» tuonò quindi Decadia al figlio, con questo che deglutì rumorosamente, avendo capito di aver fatto, forse, qualcosa che lo aveva decisamente fatto arrabbiare. «Papà, calmati, ti prego. Siamo dovuti passare di qui per forza. Abbiamo trovato la peggio merda. Per favore, puoi venire qui senza che ti incazzi con me, grazie?» domandò quindi lui, in un botta e risposta tra uno che avrebbe voluto distruggere il pianeta intero, e l'altro che cercava di difendersi dall'ira del padre. Davvero, non era mai successo che Otis fosse preoccupato per qualcosa, ma stavolta glielo si leggeva in faccia. «Porco diavolo, come pensi che io possa raggiungerti là? Ho ancora da fare con Tokaiyan, e tu ti metti a fare l'investigatore, invece di placare quel gruppo là? Complimenti, davvero. Vabbè, arrivo, ma sappi solo che non appena torniamo a Decadia, io ti devasto» rispose quindi Decadia con un tono decisamente furibondo, prima di chiudere la chiamata, subito dopo. E ora, Otis si guardava attorno, abbastanza preoccupato per il suo benessere e quello degli altri. «Azz', tuo padre non era quello premuroso con te, Otis?» chiese Fenrir, ricordando la chiacchierata fatta a Shanchuan con lui. Egli annuì, però si vedeva come questo non poteva creder più alla serenità con la quale egli viveva. Per essere un programma, sicuramente pareva più umano ora che in tante altre situazioni. «Fenrir, per favore... sto cercando di reprimere il mio desiderio di scappare»
«Oh, ma tu non scapperai da nessunissima parte, figliolo» la voce del potente Decadia, improvvisamente, si sentì letteralmente da attraverso la vetrina contro la quale Otis era appoggiato e, improvvisamente, questa scoppiò senza un relativo perché, scaraventando a terra il ragazzo, tempestato di pezzi di vetro lungo tutto il corpo e sulla strada. Improvvisamente quindi, da un varco che sembrava esser stato generato dal nulla, ecco che la figura che tutti quanti avevano temuto fino a quel momento, apparve davanti ai loro occhi. Per alcuni non era la prima volta in cui ebbero fatto la conoscenza dell'Erdester della Morte, ma il vedere i suoi occhi iniettati di fiamme, e di sangue, non sembrava affatto un bel biglietto da visita. Subito Otis si rialzò, salvo venir afferrato di violenza per il bavero della giacca, dal padre, con questo che lo guardava letteralmente con la morte negli occhi:«E così, tu tradisci il tuo creatore, chi ti ha dato tutto l'amore che un padre darebbe sempre al proprio figlio? Prima te... chi sarà il prossimo?» Otis si divincolava per liberarsi dalla sua presa, cercando di spingere via il padre dall'assedio delle sue grinfie, senza alcun tipo di successo: sembrava marmoreo, impossibile anche solo da spostare. «Tutto questo l'ho causato io, futile ammasso di codici, malware dei miei stivali. Io sapevo che non saresti stato in grado di fare UNA cosa giusta per tuo padre. Sei debole, una vergogna per i Decadia» lo gettò di forza a terra, con il ragazzo che letteralmente si ritrovò con i pezzi di vetro conficcati in faccia, sfarfallando in un modo innaturale, a simboleggiare proprio il suo non essere umano, ma solo una sequenza infinita di codici e texture. Tutto questo non era normale, soprattutto per come anche sia gli aesiriani che gli shiriensi si sentivano in apprensione, come se quel dolore lo provassero anche loro stessi. Otis stava zampillando numeri e lettere al posto del sangue, come se questo non stesse essendo renderizzato attorno a loro, ma comunque percorrendo lo stesso medesimo percorso che quel liquido scarlatto farebbe. «Non appena tu scomparirai da questa storia, tutti quanti sapranno come la tua morte sarà piena di sofferenza. E io ne registrerò ogni singolo momento, così da ricordare a tutti quanti di non– tradire– mai– Decadia» gli sferrò anche un calcio dritto in bocca, facendo penetrare le schegge di vetro più in profondità nella carne codificata del ragazzo, letteralmente incapace di reagire. Nessuno di loro osava parlare né tantomeno mettersi in mezzo in una situazione così disperata. «Papà... p-piantala» disse Otis, iniziando letteralmente a scolorirsi di quei colori vibranti e intensi, come il rosso dei suoi occhi. Sembrava una versione più in 'alpha' di sé stesso, e questa cosa lo terrorizzava a morte. «Malphas, ti prego, smettila!» improvvisamente, anche con sorpresa di tutti, Lucifugo fece un timido passo avanti, guardando l'Erdester prima di mettersi di fronte ad un sofferente Otis. Persino Decadia sembrava sorpreso quanto gli altri a questa presa di posizione, incredulo a dirsi. «L-Lucifugo, cosa s-stai–»
«Nipote...» mormorò la divinità, ormai standogli a due passi di fronte. Nessuno di loro avrebbe capito se il Principe delle Tempeste fosse impazzito tutto d'un tratto o che, ma vedendo proprio il volto stupito dell'Erdester, forse, qualcosa era riuscito a smuoverlo in egli. «... almeno tu, sei l'unico sano qui. L'unico per il quale ho riposto un minimo di fiducia. E l'unico che mi chiama per il nome che posseggo» tutti i Morningstar letteralmente stavano ringhiando nel vedere come Decadia stava prendendo le spalle del piccolo diavolo, guardandolo fermamente negli occhi. Lucifugo era impassibile, come se davvero non temesse affatto chi fosse o cosa avrebbe potuto fargli. «Lascia stare tuo figlio, Malphas. Lui è stato sconfitto, sì, ma non è una scusa per massacrarlo di mazzate così. Sarà anche un codice, nulla per te, ma ti vuole bene, e tu lo sai» rispose quindi il principino, facendo valere tutto il suo coraggio nel rispondere così freddamente all'Erdester. Questo infatti, guardò oltre la spalla di egli, notando sempre Otis steso a terra, tenendosi una mano dove non vi erano schegge. Sospirava, facendo intendere che, forse, un po' aveva esagerato. Ma poi disse, in un ultimo accenno della forza che egli possedeva:«Lo lascerò stare solo perché mio nipote lo chiede. Ma sappi solo questo: la battaglia non è neanche iniziata. La storia ci porterà a combattere uno contro l'altro, ed io voglio questo... combattere contro di te, Kayo» egli sentì le dita della divinità percorrergli le ciocche, con questo che semplicemente si trovò ad annuire, mostrando serietà nello sguardo. «E per quel giorno, io sarò pronto a combattere contro l'Erdester della Morte. Contaci, Malphas» non mostrava emozioni, né tantomeno un sorriso, ma sapeva in cuor suo che avrebbe mantenuto la sua promessa, senza batter ciglio. «Sono convinto che manterrai questa promessa. Non ci andrò piano con te, sappilo»
«E neppure io, Malphas. Preparati, perché la tempesta è più letale di quanto tu possa anche solo pensare» gli occhi del ragazzo si alimentarono di un'energia fuori dal comune, e mentre Decadia lasciò la presa sul diavolo, guardò ancora una volta il figlio, ormai rialzatosi ma ancora dannatamente dolorante. «Prendetevi cura di mio figlio. E se dovesse morire, sappiate che vi spezzerò ogni osso che i vostri deboli corpi posseggono» queste furono le ultime parole riferite da Decadia, prima di svanire in una sequenza di codici che, anche un po' per ovvietà, rappresentavano tutti un qualcosa con un triplo sei nella sequenza.
Ferito, ma comunque abbastanza in grado di stare in piedi, Otis sembrò abbracciare Lucifugo da dietro, dicendo, sempre tenendosi una mano sul volto sfigurato:«Ti ringrazio, Lucifugo. Non so come tu abbia fatto a stare così fermo nei confronti di mio padre, ma davvero, te ne sono infinitamente grato» l'altro sorrise di confidenza, prima di dare una pacca sulla spalla dell'altro, dicendo quindi:«Ah, sono cose da poco, Otis. Forse avrò preso molto da mio padre o, beh, mio nonno» guardando sia Luciftias e Lucifero, i due ridacchiarono, avendo capito che, beh, lui era proprio un mini loro, unito allo spirito tempestoso della madre.
Perciò, con nient'altro da fare ad Hadoka, il principino domandò nel momento in cui stavano per rimettersi in viaggio per raggiungere la stazione:«Ma che ne dite se diamo fuoco a quella montagna di cadaveri?» sembrava una domanda tanto inquietante quanto sensata, essendo che, sicuramente, nessuno avrebbe più tentato di metter piede nella cittadina. Perciò, guardandosi e trovando la medesima nei loro sguardi, il Diavolo fu quello che lasciò una forte fiammata contro quella matrioska infinita di corpi dissanguati, lasciando che divenisse piano piano cenere. «Ecco fatto, come richiesto dal mio nipotino» disse quindi Lucifero, con un accenno di gelosia dovuta dal fatto che Decadia, fino a prima, sembrava star facendo più il nonno che il Diavolo stesso.
E così, alla fine, il gruppo ritornò in attesa del treno che, da lì, li avrebbe riportati a Raijiō, divenuta ormai una sorta di centro dal quale poi proseguire con la loro spedizione ma, non appena salirono a bordo del mezzo, sicuramente vi era ancora quella strana sensazione raggelante che aleggiava nelle loro teste: finalmente, il più forte si era mostrato davanti a tutti loro, e avrebbe fatto una promessa impossibile da non mantenere. Eppure, Lucifugo era lì, tranquillo a chiacchierare col suo amato Ragnar, come se niente fosse. Da qui, sarebbe divenuto il protagonista di uno spettacolo senza fine...
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Chronicles of a Sin: Divine Blizzard
Fantasía"Dopo le avventure nella nebbiosa terra di Aesir, e subito dopo la liberazione di questa dal dominio egemonico del Sacerdote, tutto sembra procedere per il verso giusto per la ricostruzione dei luoghi ridotti in macerie. Persino l'enorme Nazione del...
