Mentre io tentavo di respingere la nausea per dire qualcosa, intervenne Justin, che sino a quel momento era rimasto in disparte, muto ascoltatore dei deliri di quell’uomo angosciato rispondente al nome di Gregory Pearl.
<<Capo, perdonami. Se vuoi io ho il cellulare di Lenny. Dentro magari potresti trovarci qualcosa di interessante.>>
Voltandosi come una furia, Gregory si rivolse al suo uomo:<<Il cellulare di Lenny? E come fai ad averlo tu?>>
<<L'aveva in tasca lui>> disse, indicandomi, mentre a fatica mi rimisi in piedi.
<<Lui? Acceso o spento?>>
<<È acceso capo.>>
Feci in tempo ad alzare la testa quel tanto che bastò per vedere Gregory colpire il suo uomo con uno schiaffo di una violenza inaudita.
<<Sei un idiota Justin>> urlò. <<Non ti avevo forse detto di perquisirlo e buttare in mare tutto ciò che gli trovavi addosso, cellulari compresi?>>
<<L'ho fatto capo>> rispose Justin, ancora intontito per il colpo ricevo.<<Ho buttato il suo. Ma ho pensato che quello di Lenny magari ti sarebbe interessato.>>
Gregory fece per rispondere al suo uomo, ma la frase gli morì in gola. Da un istante all'altro la vetrata del salotto esplose in frantumi e Justin si accasciò a terra come abbattuto da un fulmine. I due gemelli tentarono istintivamente di mettersi al riparo, ma anche loro furono colpiti, da quelli che, compresi l'istante successivo, essere proiettili.
Nel momento in cui mi gettai a terra a mia volta, vidi Vattuone, pistola alla mano, e un manipolo di suoi uomini armati di mitragliette, irrompere all’interno della nave. Non avrei mai pensato di essere così contento di vedere quell'uomo.
Gregory nella confusione generale, tentò di raggiungere una specie di armadietto, dentro al quale probabilmente custodiva qualche arma, ma fu fermato da una pallottola sparata da Vattuone stesso, che lo raggiunse alla spalla sinistra. Cadde, non molto distante da me.
Fu lesto a rimettersi in piedi, ma un altro proiettile lo raggiunse, questa volta a una gamba.
Il ricco play boy, che tante donne aveva ammaliato nella sua vita, precipitò rovinosamente a terra.
Girandosi su se stesso, mi diede modo di guardare i suoi occhi. La pazzia e il terrore lo fecero apparire pressoché irriconoscibile, rispetto all’uomo che era sempre stato.
<<Chi siete, che volete da me?>> chiese con voce rotta dal dolore.
Il boss lo guardò schifato. <<Non provarci scarafaggio. É lo stesso trucchetto che ha provato ad usare il tuo uomo dalla lunga cicatrice. Ma non gli è servito ad evitare di prendersi una pallottola nella nuca. Io so chi sei tu, e tu sai chi sono io, vero Mr. Pearl? I miei informatori mi avevano riferito che potevi essere tu il misterioso avversario che ultimamente mi stava soffiando tanti affari interessanti. Ma non ci volevo credere. Hai la faccia troppo da ebete. Avrei dovuto dargli retta e mandare qualcuno a farti fuori. Mio figlio sarebbe ancora vivo. E invece brutto bastardo per levare di mezzo me hai fatto ammazzare lui.>>
Per la rabbia Vattuone accompagnò le sue parole con un altro colpo di pistola, che centrò la spalla sana di Gregory.
Con un urlò di dolore il mio vecchio amico lo implorò di fermarsi.
<<Non sono stato io!>> urlò, ormai quasi in preda al delirio. <<Sono stati questi dannati fabbricanti di giocattoli. Erano pieni di debiti di gioco con tuo figlio e l'hanno fuori, cercando di dare la colpa a me. Devi credermi. È lui che devi ammazzare!>> disse indicandomi, e nel contempo guardandosi intorno, come se fosse stato alla ricerca di qualcosa.
Vattuone sorrise. <<Punto primo, se speri che qualcuno dei tuoi uomini salti fuori a salvarti, sei un illuso Pearl. Sono tutti morti, uccisi dai miei ragazzi armati di silenziatore, che attualmente staranno finendo di cacciare in acqua i loro corpi. Punto secondo, già da diversi minuti ero qua fuori a sentire le tue cazzate e non ho voglia di sentirne altre.>>
Gregory capì al volo che continuare la sua recita non avrebbe avuto alcun senso.
<<Ma come avete fatto ad arrivare sin qui?>> chiese, tentando di rimettersi a sedere.
<<Come ti ho trovato l'hai capito anche tu. È bastato lasciare per alcuni minuti il telefono del tuo uomo nelle mani di uno dei miei per renderlo un dispositivo facilmente rintracciabile grazie al dispositivo satellitare che hanno tutti questi marchingegni di nuova generazione.>>
Intuii che quel passaggio dovette essere avvenuto al ristorante, prima che il boss ci raggiungesse al tavolo.
<<Certo è stato un azzardo. Sarebbe bastato che qualcuno lo spegnesse per rendere il tutto inefficace, ma dovevo pur avere un piano di riserva, nel caso fossi riuscito a sfuggirmi al Molo 17, cosa che in effetti è avvenuta, te ne devo dare atto. Il resto poi è stato ancor più semplice. Motori silenziosi, dispositivi idonei a disturbare i segnali radar e una buona mira per far fuori i tuoi uomini di guardia. A quel punto siamo saliti, in tempo per ascoltare il tuo sproloquio da qua fuori. E quindi eccomi qua. Pronto a rendere omaggio al tuo brillante piano. Ti è tutto chiaro adesso, o servono altre delucidazioni?>>
<<Ascolta Vattuone, facciamo un accordo, lo sai che sono ricco...>>
<<In realtà non penso che tu sia così ricco, altrimenti non ti sporcheresti le mani a fare il lavoro che faccio io. Hai sputtanato buona parte dell'eredità di tuo padre in vizi e divertimenti, e probabilmente hai gestito da schifo la sua azienda. Anche a fare il gangster non sei così bravo come credi. Inoltre pensi veramente che farei un accordo con l'assassino di mio figlio?>>
Gregory, circondato dal suo stesso sangue, si arrese e rinunciò a trattare. <<Vai a fare in culo, fottutissimo italiano>> si limitò a dire.
<<Oh, bravo Pearl, così mi piaci. Tira fuori le palle e accetta il tuo destino con dignità. Voi, legatelo mani e piedi.>> Il boss fece un cenno ai suoi uomini che estrassero delle corde da chissà dove.
Mentre i due individui eseguirono gli ordini, Gregory tentò di divincolarsi, ma senza alcun effetto. Era troppo indebolito dalla perdita di sangue. Osservai la scena con una stretta allo stomaco, e una fitta di compassione. Nonostante tutto eravamo stati amici tanti anni. Ma non dissi nulla e rimasi ad osservare immobile come una statua di sale.
Quando finirono di legarlo e strinsero i nodi, incuranti delle sue ferite, lui urlò dal dolore.
<<Ora amico>> disse Vattuone, una volta che Gregory fu immobilizzato, noi ce ne andiamo. <<Solo il cielo sa quanto dolore tu mi abbia inflitto e quanto io vorrei infliggerne a te. Tuttavia sei fortunato. Io odio veder soffrire le persone, quindi mi limiterò a lasciarti al tuo destino. Chissà, magari riuscirai a liberarti dai nodi che ti tengono legato.>>
A quell’affermazione, che mi sbalordì, vidi un lampo di speranza accendersi negli occhi di Gregory.
<<Tuttavia>> proseguì il boss, smorzando l’entusiasmo della sua vittima, <<devo avvisarti che da quando ce ne saremo andati, avrai circa cinque minuti di tempo. I miei uomini hanno incidentalmente riempito di esplosivo la tua bagnarola mediante delle cariche temporizzate.>>
<<Sei un bastardo figlio di puttana Vattuone>> esplose Gregory. <<Ho perso un sacco di sangue, ho tre pallottole in corpo… sai benissimo che non riuscirò mai a liberarmi in così poco tempo.>>
Vattuone alzò le spalle, con un sogghigno. Lo sapeva perfettamente. <<Vorrai dire che saranno i cinque minuti più lunghi della tua vita. Ma consolati. Per te poi sarà finita. Io piangerò mio figlio per il resto dei miei giorni. Addio, Mr. Pearl.>>
Il boss gli girò le spalle e lo lasciò a terra, invitando me e i suoi uomini a seguirlo.
Per un attimo mi voltai verso Gregory e i nostri sguardi si incrociarono. In quell’istante smise di urlare in direzione di Vattuone e lo vidi tentato di supplicarmi di aiutarlo. In cuor mio pregai che non lo facesse e in effetti mi risparmiò quell’ulteriore dolore, distogliendo lo sguardo e ricominciando ad urlare tutte le sue maledizioni, indirizzate all’uomo che, di fatto, l’aveva appena condannato a morte.
Uscimmo nel buio della notte. Respirare la brezza marina fu un tonico per i miei sensi, martoriati da quanto avevo appena vissuto.
Ai miei piedi vidi con orrore i cadaveri di alcuni degli uomini di Gregory. Evidentemente avevano deciso di non gettarli in mare, tenuto conto di ciò che sarebbe avvenuto di lì a poco.
Intorno allo yacht scorsi cinque o sei motoscafi pronti a partire. Vattuone aveva indubbiamente disposto un accerchiamento efficace.
Mi fecero salire sulla stessa imbarcazione del boss e ci allontanammo senza voltarci indietro.
Esattamente cinque minuti dopo la nostra partenza, vidi, ormai in lontananza, l’esplosione che tutti attendevamo.
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GIOCATTOLI
Mistério / SuspenseTre uomini. Menti brillanti e fantasiose. Le loro creazioni sono giocattoli molto particolari. Che siano robot, autoveicoli, peluches o qualsiasi altra cosa, ciascuno dei loro prodotti è perfettamente in grado di uccidere. Quando un cliente misteri...
