<<Ehi amico, sveglia!>> Vattuone mi riscosse facendomi sobbalzare. <<Di al nostro Jake dove dobbiamo andare. Non ho intenzione di girare a vuoto.>>
<<Spring Street>> mi limitai a rispondere.
<<Ok.>>
In quella via si trovava il piccolo laboratorio di mio figlio. Una vetrina schiacciata tra due lussuosi negozi di abbigliamento, che lui era riuscito a rilevare grazie a un mio aiuto economico cinque anni prima. Peraltro non mi aveva mai dimostrato alcun tipo di riconoscenza. Di fatto aveva accettato i miei soldi a titolo di risarcimento.
Appassionato di arte sin da bambino, aveva sviluppato uno stile di tatuaggi unico, con inserti di tipo tribale, arrivando ad attirare tra i suoi clienti anche alcuni nomi noti della vicina Broadway.
Nel momento in cui mi invitarono a scendere dall’auto, il mio cuore accelerò i battiti. La paura mista all’emozione di affrontare mio figlio, furono vicine a sopraffarmi.
Per un attimo temetti di non farcela e mi arrestai, ma Vattuone fu lesto a pungolarmi assestandomi una spinta che mi rimise in modo.
<<Muoviti giocattolaio, non fare la femminuccia!>> mi apostrofò. <<Entreremo io e te. I miei ragazzi ci aspetteranno fuori, giusto per evitare sorprese. Presentami come un tuo amico senza fare tanti discorsi e vai subito al sodo. Non ho tempo da perdere, e tu ne hai ancora meno di me.>>
Avrei voluto rispondergli che sulle smancerie non c’era alcun pericolo, ma mi limitai a fare un cenno di assenso con la testa.
L’insegna luminosa recava il nome “Sandy’s Tatoos”. Un richiamo al nostro cognome, Sandlake. Un minuscolo particolare, che tuttavia mi aveva sempre gratificato.
Entrando mi sentii in colpa per aver tirato mio figlio in mezzo a quella vicenda. Ma era l’unica speranza di salvezza, mia e di Tony.
Varcammo la porta entrando nel piccolo studio. Una scrivania, un lavabo e un lettino erano i pochi arredamenti presenti, oltre al tavolo da lavoro dove Bruce teneva gli attrezzi. Appese alle parete, decine di fotografie, raffiguranti opere di mio figlio.
In particolare spiccava, ripetuta più volte, la rappresentazione che avevo notato spuntare dalla camicia dello sfregiato, ossia quella di una clessidra, simbolo del destino che scorre inesorabile, la cui sabbia, contenuta nei due coni, aveva la forma di lettere, di solito le iniziali del cliente o di una persona a lui cara.
Un piccolo marchio di fabbrica, ideato da Bruce e da lui sempre suggerito ai clienti, per essere inserito all’interno dei disegni da loro richiesti.
<<Qui non c’è nessuno, giocattolaio>> disse il mio accompagnatore, interrompendo i miei pensieri.
Non feci in tempo a rispondere, che la figura alta e magra di Bruce comparve da dietro una tenda posta in fondo negozio. Lì vi erano i servizi igienici e una sorta di ripostiglio.
Bello come sua madre, aveva annodato i lunghi capelli biondi in treccine che, assieme alla barba e al pizzetto gli conferivano un aspetto trasandato e affascinante allo stesso tempo.
Per un istante provai un moto di orgoglio.
<<Scusate signori. In cosa posso serv…>> Si interruppe non appena mi ebbe riconosciuto. <<Steve. Cosa ci fai da queste parti?>>
Da anni ormai non mi chiamava più papà, e la cosa continuava a farmi male. In quel momento tuttavia cercai di non darci peso.
<<Ciao Bruce>> gli risposi. <<Come stai?>>
<<Non c’è male. Grazie. Ma immagino tu non sia venuto sin qui per avere informazioni sul mio stato di salute. E nemmeno per augurarmi buon compleanno. Che vuoi?>>
Lo stomaco mi si aggrovigliò ancora una volta. Vattuone mi trapassò con lo sguardo, senza proferir parola.
<<In effetti ho bisogno del tuo aiuto, Bruce. E comunque auguri.>>
<<Grazie>> mi rispose, con fare ironico.
Finsi di ignorare il tono pungente e proseguii. <<Questo signore è un mio amico, è il signor…>>
<<Cosimo>> mi interruppe Vattuone porgendo la mano a mio figlio. <<Mi chiamo Giuseppe Cosimo.>>
Lo guardai senza ovviamente contraddirlo. Bruce gli strinse la mano freddamente.
<<Bruce Sandlake. Ora che abbiamo fatto le presentazioni ditemi quel che vi serve. Forse un tatuaggio per il tuo amico?>> mi chiese guardandomi con scetticismo.
<<No, non ci serve un tatuaggio nuovo figliolo>> dissi, rimarcando l’ultima parola. <<Ci serve sapere se puoi aiutarci a individuare un tuo cliente. Sto parlando di un uomo molto alto e robusto, sulla quarantina, con i capelli neri e una lunga cicatrice che gli attraversa il volto, dall’orecchio sinistro sino al mento. Dovresti avergli fatto un tatuaggio con una qualche sorta di bestia che regge nella zampa una delle tue clessidre e arriva a spuntargli dal collo. Ti dice nulla?>>
In cuor mio mi ritrovai a pregare. Da quella risposta dipendevano due vite. Una fiammella di speranza mi riscaldò quando vidi passare un lampo di riconoscimento negli occhi di mio figlio, nell’udire la mia descrizione. Ma il lampo si spense pochi istanti dopo.
<<Se anche fossi in grado di aiutarti>> mi chiese accarezzandosi la barba, bionda come i suoi capelli, <<perché dovrei farlo?>>
Rimasi per alcuni istanti senza parole, colpito e addolorato da quella risposta, che tuttavia avrei dovuto attendermi.
Vattuone intervenne, con mia sorpresa: <<Senti ragazzo, mi sembra di capire che tu e tuo padre non andate troppo d’accordo, e io non ho tempo da perdere. Qui c’è un buon motivo per aiutarci.>> Accompagnò quelle parole con un movimento della mano che si infilò all’interno della giacca. Mi sentii svenire temendo che avrebbe estratto una pistola.
Con mia sorpresa, tuttavia il boss tirò fuori dalla tasca una mazzetta di banconote.
<<Cinquemila dollari ora e altri cinquemila quando avremo individuato questo tizio. Questo è il prezzo che sono disposto a pagarti per piantarla di fare domande e tirar fuori una risposta.>>
Mio figlio parve pensarci su, osservando le banconote. Io trattenni il fiato.
Quando fu sul punto di parlare, Vattuone lo ammonì, evidentemente intuendo le sue intenzioni: <<Non amo trattare ragazzo. Bada che non ti farò un'altra offerta.>>
Colpito nel segno Bruce si arrese. <<E va bene Mr. Cosimo. Non so chi lei sia e francamente nemmeno mi interessa. Diecimila dollari in questo periodo mi fanno comodo. In effetti la persona che mi avete descritto si è fatta fare un tatuaggio da me. Il soggetto è un drago, che regge una clessidra tra gli artigli.
Ogni cliente mi deve compilare un modulo per la privacy e una liberatoria in cui dichiara di voler fare il tatuaggio in piena lucidità mentale e al di fuori dell’influenza di alcool o droga. Tuttavia tanti clienti mi forniscono dati fasulli, quindi non è detto che il nostro amico mi abbia detto tutta la verità. Personalmente non faccio il poliziotto e di certo non vado a verificare. Tuttavia, se mi sgancia ora tutti i diecimila verdoni e mi assicura che non metterete mai più piede qua dentro, io vi dirò, oltre ai suoi dati, quando tornerà da me per le ultime rifiniture al disegno. Così avrete modo di beccarlo direttamente all’uscita.>>
Guardai Vattuone, curioso in merito alla sua reazione alla proposta di mio figlio.
<<E va bene ragazzo. Hai vinto>> disse il boss, afferrando un’altra mazzetta dalla giacca e porgendola a Bruce, assieme alla precedente. <<Ma sappi che stai cercando di fregarmi…>>
<<Si tenga pure le sue minacce>> lo interruppe Bruce prendendo i soldi. <<Ho appuntamento con il vostro uomo, che per inciso parrebbe chiamarsi Lenny Rope, tra un’ora. E di solito è molto puntuale. Quindi avrà modo di verificare quanto prima che non ho mentito.>>
<<Ah, questo è un bel colpo di fortuna>> dissi con entusiasmo.
<<Parrebbe di sì.>> Vattuone non si scompose e continuò a fissare mio figlio. <<Sembrerebbe proprio una fortunata coincidenza.>> La sua voce era pervasa di diffidenza. <<Bene ragazzo. Ora io e tuo padre leviamo il disturbo. Ci saremo senza esserci. Spero per il tuo bene che tu non mi abbia mentito.>>
Mio figlio rispose con un sorriso di scherno, indicandoci l’uscita del negozio con falsa cortesia.
<<Grazie Bruce>> gli dissi con un certo imbarazzo mentre mi allontanavo da lui.
<<Di nulla. Spero di esserti stato d’aiuto.>> Lo guardai negli occhi a caccia di ironia nelle sue parole, ma con mia grande sorpresa non vi scorsi nulla del genere. Probabilmente aveva capito che mi trovavo nei guai. Con un sospiro lo ringraziai ancora mentalmente e uscii.
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GIOCATTOLI
Mystery / ThrillerTre uomini. Menti brillanti e fantasiose. Le loro creazioni sono giocattoli molto particolari. Che siano robot, autoveicoli, peluches o qualsiasi altra cosa, ciascuno dei loro prodotti è perfettamente in grado di uccidere. Quando un cliente misteri...
