━━˚₊‧꒰ა ☆ ໒꒱ ‧₊
DELIA
Una settimana dopo...
Non era la prima volta che mi ritrovavo seduta all'interno di un privé in una discoteca. Ero una modella, a New York lei io e le mie "amiche" della passerella avevamo un lascia passare per posti del genere. Nei salotti più privati come quelli, di droga e alcol ne scorrevano in quantità. Come ogni Sabato sera mi ero fatta trascinare dalle folli idee di Eva e mi ritrovava seduta su quel divano in pelle, le gambe accavallate e un'aria di indifferenza disegnata sul mio volto. Indossavo uno slip dress di Dolce e Gabbana, un vintage anni '90, il trucco, i capelli mi rendevano una bambolina dall'aria di una mangia uomini. Finalmente, sembrava che non mi dovessi più preoccupare del mio aspetto, ma dentro di me sentivo quel dolore costante di non essere abbastanza bella. Fingere, ero brava a farlo ed ero stata così costante nel farlo, fino a diventarlo: disinvolta, sicura, consapevole di sè. Uccidere Cordelia non era stato doloro, era una cosa che dovevo fare per lasciare uscire fuori il mio potenziale.
Sul tavolino davanti a me c'erano un pacchetto di sigarette e una striscia di cocaina che aspettava di essere sniffata con una banconota da cinquanta eur. La sigaretta pendeva mollemente dalle mie labbra, il fumo si mescolava con l'aria pesante.
Francesco era seduto dall'altro lato del tavolo, le braccia incrociate e un'espressione chiaramente infastidita. Gli altri erano tutti sparsi: Eva era andata in bagno, probabilmente a ritoccarsi il trucco o a prendersi un momento per sé e ripensare a quanto fosse maledettamente patetica, gli amici di Francesco erano fuori dal privè -probabilmente erano al bancone a parlare tra di loro a bere o cercare qualche ragazza con cui passare la notte-, ma io e lui eravamo lì, intrappolati.
L'uno di fronte all'altro, nessuno dei due aveva ancora parlato e io mi stavo annoiando.
«Allora?» chiesi, spezzando il silenzio. Il mio tono era neutro, ma c'era un'ombra di sarcasmo nelle mie parole. «Eva ti ha convinto che le cose tra voi due andranno diversamente questa volta?»
Francesco alzò lo sguardo, fissandomi con quel suo tipico misto di fastidio e disprezzo. «Che vuoi dire?»
Sorrisi, un sorriso lento e velenoso, spensi la sigaretta nel posacenere. Mi ricordavo perfettamente della litigata di sette giorni prima: lei che lo vedeva con un'altra, lui che si inventava una stupida scusa dicendo che era solo una fan.
«Oh, niente. È solo che Eva è sempre stata così, sai? Grande a promettere e poi a deludere...» sapevo che si erano visti tre giorni addietro e che da quella loro uscita, lei aveva rimediato questo penoso invito.
Lui strinse la mascella, i suoi occhi fissi nei miei. «Non parlare di lei in quel modo» alzai le spalle, non m'importava di riservare parole affettuose se la mia migliore amica non se le meritava. «Vi ho visti che che vi urlavate contro nel salotto di casa sua, tu le dicevi che non l'amavi e lei che si era pentita di averti tradito e ora... siete di nuovo punto a capo, indecisi su se tornare ad essere una patetica coppia o essere perfetti sconosciuti» bevvi il mio cocktail. «Te lo dice una che la conosce meglio di quanto tu possa immaginare.»
Mi sporsi un po' verso di lui, godendomi il suo disagio. Adoravo mettere gli uomini in soggezione, indipendentemente da chi fossero. «Sai che una volta non ci siamo parlate per cinque mesi? Cinque mesi interi. E sai perché? Perché all'agenzia di moda avevano scelto me e non lei»
Francesco scosse la testa, irritato solo dalla mia presenza. «Non capisco nemmeno perché Eva ti sopporti, tu sei....ingestibile.»
Risi, un suono breve e senza gioia. «È parte del mio fascino, Stasi. Ma non stiamo parlando di me, vero? Stiamo parlando di te e della tua piccola illusione romantica... la vostra patetica storia del cazzo»
STAI LEGGENDO
EX ANGELO | Kid Yugi
Fanfiction"La voglia di sembrare forte, il più forte La consapevolezza di essere il più fragile" Delia, nel pieno del suo declino come modella tra scandali, contratti annullati e una reputazione che inizia a sgretolarsi, decide di tornare a casa per ritrovare...
