Capitolo 12

1.3K 59 7
                                        

━━˚₊‧꒰ა ☆ ໒꒱ ‧₊

DELIA

La solitudine mi aveva accompagnata per tutta la vita con quel suo senso di vuoto. Intorno a me era pieno di persone capaci a costruire legami, relazioni. Essere soli a volte portava a compiere delle scelte... sbagliate, azioni che non facevano altro che riempire quel vuoto. Nelle droghe non ci avevo solo trovato autodistruzione, ma ci avevo trovato anche conforto. Era più forte di me; amavo sentire l'ago nella vena perché sapevo che tutti i miei problemi si sarebbero risolti, amavo sentire il profumo dell'erba o del tabacco, mandare giù le pasticche di MD con la consapevolezza che dopo tutto sarebbe stato migliore almeno per un po'. La parte peggiore era indubbiamente che io non me ne rendevo conto, ero io convinta che tutto quello mi facesse bene. Per questo non riuscivo a farne a meno e la desideravo con tutta me stessa, perché c'era sempre stata per me.

Seduta sul letto armeggiai con il mio astuccio, presi la siringa, l'eroina bianca e la sciolsi con l'accendino dentro al cucchiaio, ci aggiunsi un goccio di acqua, presi la siringa la riempii. Strinsi il laccio emostatico il più possibile sopra al gomito. Cercai disperatamente la vena e quando la trovai, presi la siringa in mano e la infilai l'ago nella vena. Il dolore pungente durò solo un istante, seguito da un torpore che mi avvolse completamente. Guardai la siringa svuotarsi, con la mano che tremava la sfilai e con dei fazzoletti tamponai il sangue. Provai un'estasi pari quasi ad un orgasmo che si diffuse in tutta la muscolatura del corpo, mi si annebbiò la mente e un senso di calore m'invase. Rimasi sdraiata sul letto, immobile, con lo sguardo fisso sul soffitto fino a che non chiusi gli occhi. La mente era altrove, ma era calma, non pensavo a niente o nessuno. Sentivo una pace che non provavo da tempo, un senso di calma e tranquillità apparente che temevo sarebbe svanito.

Dopo qualche ora aprii gli occhi, incapace di sopportare un minuto in più di quella paralisi mentale e fisica. Avevo un mal di testa terribile, il mio corpo era freddo perchè avevo sudato, accanto a me sul letto giacevano ancora la siringa vuota e i fazzoletti sporchi. Mi alzai dal letto e mi trascinai verso lo specchio. L'immagine riflessa era crudele: il sangue schizzato sulla pelle del braccio sembrava un monito di quanto lontano fossi caduta. Il mio viso pallido sembrava quello di una sconosciuta. Mi guardai per un lungo istante, finché non potei più sostenere quel riflesso. Avevo sempre disprezzato coloro che si facevano di eroina, se la toccavi dicevano tutti che eri arrivato al fondo e non ti importava più di vivere; solo che io non volevo morire. Per quanto fossi caduta in basso avevo ancora tanto da dare, tante passerelle, sfilate e servizi fotografici da fare. E allora perchè mi ero ridotta così? Forse per solitudine, forse per colmare quel vuoto che avevo sempre sentito.

Afferrai il pacchetto delle sigarette e l'accendino, barcollai fino in cucina e mi sedetti al tavolo. Nella mia t-shirt avevo freddo, le gambe nude tremavano contro il legno della sedia, i capelli sciolti erano un ammasso spettinato. Accesi una sigaretta, lasciando che il fumo mi riempisse i polmoni. Dal bagno proveniva il rumore dell'acqua che scorreva: Eva era sotto la doccia. Non ci parlavamo da due giorni, non dopo ciò che era successo alla discoteca. Il mio silenzio era stato sufficiente e lei mi conosceva abbastanza da sapere che non doveva intromettersi nella mia vita.

Quella sera Francesco era di nuovo lì. Lo sentii entrare nella stanza e avvicinarsi piano, ma io non lo guardai, anzi cercai di ignorarlo. «Delia...» mormorò, la sua voce piena di quella falsa preoccupazione che ormai conoscevo bene. A lui, come tutti gli altri non importava di come stavo. «Eva è preoccupata per te» disse ancora, ma lo conoscevo abbastanza da capire che quella era un'atra bugia.

Sollevai lo sguardo, fredda. «Cosa vuoi?» domandi rude, vidi i suoi occhi squadrarmi. Sembrò irrigidirsi, come se quelle parole lo avessero colpito più di quanto avesse previsto. «Stammi lontano, io non ti voglio qui»

EX ANGELO | Kid YugiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora