Capitolo 3

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DELIA

Il sole che filtrava dalle grandi finestre del locale mi colpì come un coltello negli occhi. Mi rigirai sul divano in pelle e scomodo dove mi ero addormentata poche ore prima, la testa che pulsava come se qualcuno stesse mi martellando dentro il cranio. Sentii voci in lontananza, confuse, e una risata soffocata che riconobbi subito: Eva.

«Cazzo» sussurrai aprendo lentamente gli occhi , sbattendo le palpebre contro la luce. Sentii le ciglia incollate tra di loro per via del mascara, le labbra truccate ormai secche e la pelle del viso sporca, il fondotinta colato.
Il mondo attorno a me prese forma a poco a poco. Gli amici di Francesco erano sparsi per il locale ormai vuoto, qualcuno con la testa appoggiata su un tavolo, altri che si stiracchiavano dopo aver dormito su delle sedie. Ma il mio sguardo si bloccò su Eva e Francesco, in piedi nell'angolo opposto della sala. Stavano parlando, vicini, le voci basse come se stessero sistemando qualcosa che si era rotto. Lui aveva un'espressione meno dura rispetto alla sera precedente, quasi morbida, mentre Eva giocherellava nervosamente con i capelli biondi.
Mi resi conto che qualcosa mi copriva le gambe. Una felpa larga, morbida, intrisa con del profumo da uomo. La guardai e notai che era felpa che Francesco portava la sera prima, quella che gli aveva bagnato vuotandogli addosso il drink. La afferrai con la punta delle dita e la buttai sul pavimento.

«Ti ho coperta io» disse una voce maschile. Mi girai e vidi uno dei suoi amici, Ginko, appoggiato con nonchalance allo schienale di una poltrona vicina.  «Non avevo freddo, ma grazie» risposi secca, la gola secca e la voce impastata. «Almeno c'è qualcuno di normale qui»

Ginko fece spallucce, chiaramente indifferente al mio tono. «Eri congelata. E anche svenuta, se posso aggiungere.» aggiunse un altro di cui non ricordavo il nome.

Non risposi, alzandomi con fatica. Ogni movimento mi faceva sentire come se fossi stata travolta da una nottata devastante. Avevo bisogno di qualcosa che mi rimettesse in piedi. «C'è un caffè in questo posto?»

«No» disse un altro ragazzo ancora. «Ma posso offrirti una sigaretta, se vuoi.»

«Grazie» risposi, accettando la sigaretta e accendendola con mani tremanti. Inalare la prima boccata fu come ricevere una scossa di vita. Mi appoggiai al divano, osservando Eva e Francesco ancora immersi nella loro conversazione. Il loro linguaggio corporeo era cambiato: meno tensione, più intimità. Non potei fare a meno di ridacchiare tra me e me. Forse il nostro disastroso incontro aveva avuto qualche effetto positivo, dopotutto.

«Che c'è da ridere?» chiese Ginko, incuriosito.

«Niente» risposi, scrollando le spalle e fumando lentamente. «Solo che mi sembrano così...intimi. Come se il mondo fosse tornato a posto per loro.»

«Francesco è così. All'apparenza è un duro, ma basta poco per scoprire com'è veramente. Anche Eva non è da meno, è una brava ragazza»

«Che scena toccante» mormorai, il sarcasmo gocciolando dalle mie parole. «Ma voi non la conoscete come la conosco io, lei non è quella docile creatura indifesa per come si è fatta conoscere da tutti voi»

Dopo un po', Eva e Francesco si avvicinarono. Lei aveva un sorriso raggiante, lui la seguiva con un'espressione più neutra, ma almeno non sembrava più voler uccidere nessuno.

«Andiamo?» chiese Eva, rivolgendosi a me. «Ci accompagnano loro a casa.»

Sfiali i tacchi e mi alzai tirando su la borsa e spegnendo il mozzicone nel primo bicchiere vuoto che trovai. «Perfetto» dissi, senza nemmeno guardare Francesco. «Ho bisogno di farmi una doccia»

EX ANGELO | Kid YugiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora