Capitolo 11

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DELIA

Quel giorno pioveva e le gocce tamburellavano fastidiosamente contro le finestre, mi ero appena seduta sul divano del soggiorno quando Eva cominciò con uno dei suoi soliti discorsi. La sua voce era intrisa di un misto di preoccupazione e rimprovero, che non avevo nessuna voglia di ascoltare. 
«Sei stata un'irresponsabile, Delia» mi disse, incrociando le braccia e guardandomi come avrebbe fatto una madre esasperata con la figlia ribelle. «Non hai idea di cosa sarebbe potuto succedere l'altra sera con quel tipo... quell'Enea, o come diavolo si chiama.» 

Sbuffai, accendendomi una sigaretta. «Eva, non è successo niente. Francesco è intervenuto, no? Quindi perché continui a fare tutta questa scenata inutile?» 

Lei alzò gli occhi al cielo, visibilmente irritata. «Non è questo il punto. È che non capisci mai quanto rischi con questi atteggiamenti. Hai idea di cosa poteva succederti? E poi, con Francesco che cerca di aiutarti e tu... tu che fai? Gli parli in quel modo, con quella tua solita aria scontrosa da stronza!» 

Questa volta fui io ad alzare gli occhi al cielo. «Eva, voi due non siete nessuno per dirmi cosa fare della mia vita. Né tu, né tantomeno lui.» 

Il suo sguardo si fece ancora più duro. «Non è questione di dirti cosa fare, Delia! È che ti voglio bene e mi preoccupo per te. Perché a volte sembra che non te ne freghi nulla di te stessa!» 

Lasciai cadere la cenere nel posacenere sul tavolino e mi alzai. Non avevo nessuna intenzione di continuare quella discussione. «Basta, Eva. Non sono in vena. Non oggi.» 

Ma lei non si arrese. «Senti, muoviti e cambiati. Francesco ci ha invitato da lui» 

Mi bloccai, girandomi a guardarla con un'espressione gelida. «Non ci penso nemmeno. L'ultima cosa che voglio è stare in un angolo a guardare lui e i suoi amici, con te che gli stai addosso.» 

Eva mi scrutò, sorpresa dalla mia risposta. «Sei strana oggi» disse, inclinando la testa, come se stesse cercando di leggermi dentro. «Non ti si può parlare di niente»

«Forse è una tua impressione, ma non mi va di fare sempre la terza incomoda» le risposi, con un tono che voleva chiudere la conversazione. «Sono stanca di vedervi atteggiarvi come una coppia perfetta, quando è chiaro che non è così. Avete solo paura di lasciarvi, di mettere una fine a quella vostra storia del cazzo»

Non le avrei mai detto quello che mi passava davvero per la testa. Non le avrei mai detto cosa era successo tra me e Francesco e soprattutto non le avrei mai permesso di pensare che mi importasse di lui. Per quanto mi riguardava, io ne dovevo stare fuori.

Per un attimo sembrò volermi ribattere, ma poi scosse la testa e sospirò. «Delia, vieni e basta. Ti farà bene uscire di casa.» 

Restai in silenzio, fissando la sigaretta che si consumava tra le mie dita. Non volevo andare, lo sapevo. Ma sapevo anche che Eva non avrebbe mollato finché non le avessi detto di sì. Alla fine cedetti. «Va bene» dissi, spegnendo la sigaretta nel posacenere. «Ma lo faccio solo per te.»

Eva sorrise, soddisfatta e corse in camera a prepararsi. Io rimasi lì per un momento, fissando il mio riflesso nel vetro della finestra appannata dalla pioggia. Sapevo che stavo sbagliando, ma non riuscivo a fermarmi. Non quando si trattava di lui... e il suo pensiero diventata quasi ossessionante in modo fastidioso.

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Arrivammo all'appartamento di Francesco sotto un cielo ancora grigio e piovoso. Eva era elettrizzata, come sempre quando si trattava di lui. Io, invece, avevo già calcolato ogni dettaglio: sarei stata come sempre la terza incomoda. Mi sarei seduta in un angolo, avrei acceso una sigaretta e avrei resistito finché avrei potuto. Non di più.
Appena entrammo, la confusione mi investì: risate, chiacchiere, puzza di fumo, musica a tutto volume.
Eva lo trovò subito, gli si avvinghiò al braccio senza esitazione, i suoi capelli perfettamente in ordine ondeggiavano leggermente mentre gli si incollava addosso. La sua risata cristallina risuonò sopra il caos della musica e delle voci, giusto per attirare l'attenzione, per rendersi impossibile da ignorare. Francesco si lasciò abbracciare senza troppa partecipazione, quasi con indifferenza, ma non la respinse.

EX ANGELO | Kid YugiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora