Capitolo 15

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DELIA

La mattina dopo mi risvegliai con un atroce mal di testa e un dolore che si era propagato in tutto il corpo. Per un solo istante mi sembrava di essere tornata in quella stanza buia, con le voci che sussurravano, le loro mani che mi toccavano come se fossi stata un oggetto e la paura che mi paralizzava. Ma non ero lì, io non ero più lì. Ero al sicuro nella mia stanza d'hotel.

La luce fioca del mattino filtrava attraverso le tende bianche, illuminando la stanza in un tenue bagliore dorato. Ero ancora vestita nel mio costoso abito di Versace ed ero stata coperta. Mi girai lentamente verso la poltrona accanto al letto e lì c'era Francesco. Seduto, con i gomiti appoggiati sulle ginocchia e le mani intrecciate davanti al viso. Guardava il pavimento, immerso nei suoi pensieri. Indossava una tuta della Nike e aveva i capelli leggermente spettinati.

Quando mi mossi, il suo sguardo si alzò verso di me e qualcosa nel suo modo di guardarmi mi fece sentire al sicuro, anche solo per un istante. «Come ti senti?» chiese, la voce bassa e pacata, quasi un sussurro. Non risposi subito. Mi sentivo svuotata, confusa. Ma, soprattutto, mi sentivo sporca. Sporca in un modo che neanche le lacrime avrebbero potuto lavare via.

«Non lo so» mormorai infine, stringendomi un po' di più nella coperta. «Di solito non mi spingo mai così oltre» quella era stata la prima volta che avevo esagerato così tanto, durante i party a New York non mi ero mai ridotta in quello stato: quasi incosciente, in capace di camminare, di intendere e volere.  

Francesco si alzò e si sedette sul bordo del letto, vicino ma senza invadere il mio spazio. Mi guardò per un lungo momento, come se stesse cercando di capire quanto potessi sopportare in quel momento. «Ora crederai che sono solo una ragazza come tante altre a cui piace la droga e comportarsi da troia» abbassai lo sguardo sulle mie mani, lo smalto con la French impeccabile. «No» disse. «Non lo penso perché so che non sei così» nel suo tono di voce c'era qualche sfumatura che lo tradiva, come se... si fosse preoccupato per me. «Non c'è niente che tu possa fare» risposi guardando ora un punto indefinito della stanza.

«Hai bisogno di toglierti il vestito» disse piano, ma con una gentilezza che non mi aspettavo. «E di fare una doccia»

Esitai, il nodo in gola che sembrava crescere sempre di più. Ma poi annuii debolmente. Mi alzai in piedi e portai le mani sulla schiena cercai di abbassare la zip del mio abito. «Esci» dissi duramente. «Voglio stare da sola» le dita tremavano e non riuscivo nemmeno a spogliarmi. «Francesco esci.» ribadii più dura. Non lo volevo più, non sopportavo il suo sguardo come se gli facessi pena. Lui non rispose, si alzò da letto avvicinandosi a me. Le sue mani trovarono il tessuto del mio vestito. Era attento, delicato, come se stesse maneggiando qualcosa di prezioso. Abbassò la zip sulla schiena e fece scivolare il vestito giù, ma senza mai distogliere lo sguardo dal mio viso.

«Come sei bella» sussurrò, quasi tra sé e sé, ma le sue parole mi arrivarono chiare, tagliando il silenzio della stanza. «Non capisco perchè continui a ferirti»

Mi irrigidii per un attimo, sorpresa dalla sincerità nella sua voce. Non c'era traccia di sarcasmo o malizia. Lo pensava davvero. E quel pensiero mi colpì più di quanto avrei voluto. Mi dicevano spesso che ero sexy, provocante, irresistibile... ma bella, quello mai. Non mi toccò mai in modo inappropriato, non lasciò che quel momento diventasse qualcosa di diverso da ciò che era: cura.

«Perché fai questo?» chiesi, la voce ancora rotta. Mi fissai allo specchio, il suo corpo dietro di me era molto più alto e imponente. «Perché qualcuno deve farlo, Delia. Qualcuno deve prendersi cura di te.» quelle parole mi colpirono come un pugno allo stomaco. E per la prima volta da tanto tempo, sentii le lacrime che scendevano senza doverle trattenere. Francesco rimase lì, in silenzio, lasciandomi essere fragile. Perché, forse, sapeva che in quel momento era tutto ciò di cui avevo bisogno. «Io non ho bisogno di nessuno» sussurrai asciugandole. «Ora esci, per favore.» non volevo comportarmi in quel modo, ma avevo solo bisogno di chiudermi nel bagno e piangere senza che nessuno mi vedesse.

EX ANGELO | Kid YugiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora