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DELIA
Due giorni dopo essere tornata a Taranto, l'aria in casa era diventata insopportabile. Eva e io avevamo litigato per una sciocchezza, una di quelle discussioni che iniziavano piano e poi diventavano qualcosa di enorme senza un vero motivo. «Ti vedo stanca» disse lei quella mattina, mentre preparava il caffè. «Forse non dovevi nemmeno andare a Milano.»
«Cosa vuoi dire, Eva? Che sono una che non sa gestirsi? O che è stata una perdita di tempo?» certo, le mie occhiaie non erano passate inosservate. «Non ho detto questo» ribatté lei, visibilmente infastidita. «Sto solo dicendo che non sembri... te stessa.» deglutii a fatica, sentendomi una sporca bugiarda. Come potevo dirle cos'era successo a Milano? Con quali parole? Con quale... coraggio?
«E cosa ne sai tu?» risposi alzando la voce. Mi aveva guardata come se fossi impazzita, ma non riuscivo a fermarmi. Ero troppo piena di tutto: rabbia, vergogna, paura. «Hai ragione, del tuo stupido lavoro di modella non ne so niente» disse adirata. «Ma ti conosco e so che è successo qualcosa che ti porti dentro» addolcì il tono della voce.
«Sono solo problemi di lavoro» mentii spudoratamente. «Ci sto mettendo troppo tempo e l'agenzia mi fa pressione» guardai la tazzina con il mio caffè. «Come hai detto tu, è solo uno stupido lavoro da modella»
La discussione era finita lì, con lei che mi lanciava un'occhiata carica di delusione prima di andarsene sbattendo la porta. Rimasi da sola in cucina, a fissare il vuoto, chiedendomi se fosse solo colpa mia.
Trascorsi la giornata chiusa in stanza, non trovavo la forza di uscire. Il solo pensiero di incrociare Eva per la casa e vederla, mi faceva star male. Stesa a letto con una sigaretta tra le labbra guardavo il soffitto bianco, nella mia mente in loop continuavo a pensare e ripensare a quei tre giorni, a ciò che era successo con Francesco in quella stanza d'hotel. Non riuscivo a togliermi dalla testa il modo nella quale le sue mani mi accarezzavano, i suoi baci, il mio corpo completamente complementare al suo. Avevo la testa, i pensieri, completamente fottuti.
Proprio in quel momento il telefono accanto a me vibrò e lo schermo s'illuminò. Era Francesco.
"Voglio vederti. Quando puoi?"
Non risposi subito, ma sapevo che avrei accettato. Fissai lo schermo del telefono. Non ci sentivamo da allora, da quando due giorni prima mi aveva lasciata con le valigie davanti casa. "Dove ci vediamo?" risposi io sorridendo mordendomi il labbro. Non avevo idea del perché mi sentissi così stupida, così... leggera.
Francesco mi rispose con l'indirizzo del suo appartamento, quello che condivideva con i ragazzi e usava come studio per la sua musica. Guardai l'ora e nonostante fosse presto, volevo farmi bella, semplicemente solo per fargli perdere la testa. In un certo senso adoravo giocare con lui, che tanto diceva di saper resistermi e poi finiva per cedere.
Uscii tardi, quando ormai Eva era da un'ora che era uscita per andare a lavoro. Mi sentivo una bugiarda, una traditrice, una colpevole. Come potevo fare una cosa del genere alla mia migliore amica? O meglio, all'unica amica che avevo mai avuto. Tuttavia quel gioco tra me e lui, era così pericoloso, così adrenalinico che smettere di giocarci all'improvviso sarebbe stato... strano. Non era un semplice flirt, non ero la sua amante, non ero niente di ciò. Quando ero con lui era come se tutte le mie paure di essere giudicata potessero dissolversi, lasciandomi libera e vulnerabile, senza filtri.
Francesco mi aprì la porta, sul suo viso aveva quel sorrisino che detestavo e in un certo senso trovavo irresistibile. «Ciao» dissi, cercando di rompere quel silenzio opprimente. «Ciao» rispose, facendomi spazio per entrare. «Siamo soli» chiuse la porta dietro di me, si avvicinò afferrandomi per i fianchi e portarmi verso di lui. «Profumi di buono» sussurrò scostando i capelli dal collo, per potermi baciare proprio lì. Sorrisi in silenzio, staccandomi. «E dai, non sono nemmeno dieci minuti che sono arrivata e tu mi salti addosso» avrei mentito se avessi detto che tutto ciò non mi piaceva, cazzo, mi faceva sentire viva come non mai.
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EX ANGELO | Kid Yugi
Fanfiction"La voglia di sembrare forte, il più forte La consapevolezza di essere il più fragile" Delia, nel pieno del suo declino come modella tra scandali, contratti annullati e una reputazione che inizia a sgretolarsi, decide di tornare a casa per ritrovare...
