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DELIA
Sopravvivere alla morte, alla caduta verso l'inferno.
Il primo segno di vita fu il battito regolare e monotono di un macchinario. Un bip continuo, costante, che penetrava lentamente nella mia mente annebbiata. Poi arrivò la luce: bianca, accecante, fredda. Aprii gli occhi a fatica e mi ci volle un momento per capire dove fossi. La stanza era sterile, asettica, i muri bianchi, il soffitto piatto e anonimo. L'odore pungente di disinfettante mi colpì. Il primo movimento delle mani rivelò fili attaccati alle mie braccia, un ago infilato nella vena, un monitor che registrava ogni battito del mio cuore.
Ero viva.
Una fitta mi attraversò il petto, un misto di sollievo e di terrore. La mia mente si riempì di frammenti confusi: la stanza d'hotel, la siringa, il calore che mi aveva consumata e poi il buio. Mi venne voglia di piangere, ma ero ancora troppo intontita per farlo.
Un movimento accanto a me attirò la mia attenzione. Girai la testa e la vidi: Michelle.
Era seduta su una sedia, il viso segnato dalla stanchezza, i capelli raccolti in un'acconciatura che di solito era perfetta ma ora disordinata, trascurata. I suoi occhi erano rossi, gonfi, come se avesse pianto per ore. Stringeva un fazzoletto nella mano destra e nell'altra i suoi occhiali da sole Miu Miu, come se fosse stata sul punto di romperli da quanta forza stava usando. Quando i nostri occhi si incontrarono, Michelle si affrettò a indossare quegli occhiali, come a voler nascondere le sue emozioni dietro un'armatura. Ma la sua voce tremava quando parlò.
«Delia... finalmente sei sveglia...»
Non sapevo cosa dire. Mi sentii piccola, vulnerabile, una bambina colta in flagrante mentre faceva qualcosa di sbagliato. Ero ancora lì, viva e lei mi guardava come se fossi la cosa più fragile del mondo. Lei scosse la testa, come se volesse fermarmi prima che provassi a parlare. Si alzò dalla sedia e si chinò su di me, il volto serio, ma gli occhi tradivano una profonda preoccupazione.
«Sei sopravvissuta... Dio, hai avuto un'overdose, capisci? Un passo in più e... e non saresti qui»
Quelle parole mi colpirono come un pugno nello stomaco. La mia mente cercava di elaborarle, ma il peso della realtà era troppo. Le lacrime iniziarono a scendere, calde, silenziose. Mi sentii una stupida, una completa idiota.
«Io... io non volevo...» balbettai, incapace di trovare le parole giuste. «Mi dispiace»
Michelle si sedette sul bordo del letto e mi prese una mano. Le sue dita erano ferme, calde, rassicuranti. «Lo so, piccola. Ma ora devi smettere. Devi ripulirti. E non sto parlando di una pausa, di una breve fuga da questa vita. Sto parlando di un cambiamento serio, definitivo. È l'unico modo.»
La guardai, incapace di rispondere. Mi sentivo un disastro, un buco nero che stava trascinando tutto e tutti con sé.
«Francesco...» mormorai infine, il suo nome uscito come un sussurro spezzato. «Lui dov'è...»
Michelle sospirò, abbassando lo sguardo. Per un momento, sembrò cercare le parole giuste.
«È stato qui, Delia. Per due giorni interi. Non voleva lasciarti sola, non voleva neanche dormire. Quando sono arrivata, gli ho detto che mi sarei occupata io di te e lui... lui è andato via, ma l'ho dovuto cacciare o sarebbe rimasto.»
Quelle parole mi colpirono più di qualsiasi altra cosa. Mi sentii in colpa, profondamente in colpa. Francesco non meritava tutto questo. Io l'avevo trascinato nel mio inferno personale e lui era rimasto lì, accanto a me, finché non era stato costretto a andarsene.
«È colpa mia...» sussurrai, la voce rotta. «È solo colpa mia...»
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EX ANGELO | Kid Yugi
Fanfiction"La voglia di sembrare forte, il più forte La consapevolezza di essere il più fragile" Delia, nel pieno del suo declino come modella tra scandali, contratti annullati e una reputazione che inizia a sgretolarsi, decide di tornare a casa per ritrovare...
