━━˚₊‧꒰ა ☆ ໒꒱ ‧₊
DELIA
La musica era alta, il festino era caotico, pieno di volti sconosciuti e sguardi affilati. Lo avevo trovato tramite un passaparola ed ero riuscita ad imbucarmi senza problemi. Indossavo un abito nero troppo corto, le gambe nude che attiravano attenzioni indesiderate. Avevo già bevuto troppo, la testa mi girava e il mio equilibrio sulle Louboutin era traballante. Eppure, non mi fermavo. Continuavo a riempire il bicchiere, a lasciarmi trascinare dal flusso incessante di quella notte che sembrava non avere fine.
Un ragazzo si avvicinò, era alto, con una camicia aperta sul petto sudato. Si fece strada verso di me, i suoi occhi che mi spogliavano e mi facevano sentire come un oggetto. «Ehi, tutto bene?» chiese, la sua voce sopra la musica, falsa, viscida. Annuii vagamente, distogliendo lo sguardo. Ma lui non se ne andò. Si avvicinò di più, troppo vicino. Sentii la sua mano sulla mia schiena, il tocco che mi fece gelare. Portai la sigaretta alle labbra e feci un tiro. «Non toccarmi»
«Vieni, facciamo due passi. Qui dentro non si respira.» la sua voce era morbida, ma le sue intenzioni erano chiare. «No» dissi, la mia voce poco più di un sussurro. «Non-non ci vengo con te» cercai di allontanarmi, ma lui non mollò la presa.
«Dai non fare la difficile» insistette, la mano che scivolava più giù, cercando di trascinarmi via. Mi divincolai, il panico che mi stringeva il petto. «Lasciami!» gridai, ma la musica coprì la mia voce. Nessuno si accorse di niente. «Lasciami cazzo!»
Lui si avvicinò ancora, le sue dita che si chiusero sul mio polso. «Non fare storie» mormorò, il sorriso scomparso dal suo viso. «Ti sto guardando da tutta la sera, sei sola e ubriaca. So che vuoi divertirti»
«Lasciami!» con uno strattone, riuscii a liberarmi. «Vaffanculo!» urlai e dopo gli buttai la sigaretta addosso.
Corsi via, inciampando nei miei stessi passi, il respiro affannato, le lacrime che minacciavano di sgorgare. Non mi voltai nemmeno per un istante. Uscii dal locale, l'aria fredda della notte che mi colpì. Alzai il viso al cielo, presi una boccata d'aria fresca e quando feci un passo barcollasi. Avevo bevuto troppo, mischiato alcolici, tirato qualche striscia di coca e fumato hashish da sconosciuti. Il telefono era scarico e seppellito nella borsa, ma per fortuna l'hotel non era troppo lontano così guardandomi le spalle un'ultima volta decisi che quella era l'ora di andare.
Rientrai in hotel traballando, i tacchi che facevano eco nel corridoio deserto. Avevo ancora il respiro spezzato, la paura che mi serrava lo stomaco, tremavo inconsciamente. Mi trascinai dentro l'ascensore premendo il numero del mio piano e mi appoggiai con la schiena nuda contro lo specchio. Non m'importava del mio aspetto, di quanto facessi fottutamente pena. Tolsi i tacchi prendendoli tra le mani e quando le porte si aprirono mi trascinai verso la stanza.
Chiusi la porta dietro di me, il rumore secco che rimbombò nella stanza vuota. Mi accasciai contro il muro, il viso tra le mani. Ma non piansi. Non ancora. Mi trascinai verso il letto, cadendoci sopra, aprii il cassetto e trovai ciò che cercavo. La siringa era lì, l'eroina nella bustina trasparente anche. Preparai la dose con mani tremanti, tendendo l'accendino e il cucchiaio. Afferrai la siringa e aspirai il liquido, dopo presi la cintura e la legai intorno al braccio. «Solo per calmarmi» sussurrai a me stessa, la voce rotta. «Solo per dimenticare, è l'ultima volta giuro.»
La punta della siringa trovò la vena con facilità, come se il mio corpo sapesse già cosa fare. Il liquido entrò, freddo e poi venne il calore, quel calore maledetto che mi avvolse, che mi fece dimenticare tutto per un istante. Un istante soltanto. Rimasi per qualche momento così, poi presi un altro pacchetto di sigarette e ne misi una tra le labbra, accendendola. Il respiro si faceva lento, il mondo si dissolveva intorno a me. Ma la pace non arrivò. Non questa volta. La dose salì male, molto male. La disperazione, la consapevolezza della solitudine più totale tornò a travolgermi, più forte di prima. Cercai il telefono nella borsa accanto a me con mani incerte, le lacrime che finalmente iniziarono a scendere. Stesa sul fianco lo sbloccai, cercando il suo nome. Senza pensarci lo chiamai, ma scattò la segreteria.
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EX ANGELO | Kid Yugi
Fanfiction"La voglia di sembrare forte, il più forte La consapevolezza di essere il più fragile" Delia, nel pieno del suo declino come modella tra scandali, contratti annullati e una reputazione che inizia a sgretolarsi, decide di tornare a casa per ritrovare...
