Capitolo 22

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DELIA

Ero rimasta immobile, con gli occhi fissi sul soffitto. Accanto a me, Francesco respirava piano, i suoi occhi erano ancora puntati su di me. Non aveva detto niente, ma il modo in cui mi guardava era più eloquente di mille parole. Ero intrappolata in quello sguardo, incapace di sfuggire al suo peso. Poi la verità mi colpì con una forza che mi lasciò senza fiato. Lo amavo. Lo amavo davvero. Glielo avevo detto, lo avevo sussurrato. Non era solo attrazione, non era solo il bisogno disperato di qualcuno che mi facesse sentire viva. Era amore. E questo mi terrorizzava.

«Cosa c'è?» chiese Francesco, sollevandosi leggermente sul gomito per guardarmi meglio. Scossi la testa, incapace di rispondere. Mi alzai di scatto, afferrando la vestaglia che era appoggiata alla sedia e mi avvolsi in essa come se potesse proteggermi da tutto quello che provavo.

Mi chiusi la porta del bagno alle spalle, appoggiandomi al lavandino. Le lacrime iniziarono a scendere prima ancora che potessi fermarle. «Sei una stupida» sussurrai a me stessa, fissando il mio riflesso nello specchio. «Una stupida che non ha imparato niente.» 

Mi sentivo vulnerabile, nuda in un modo che non aveva nulla a che fare con il mio corpo. Amare Francesco era sbagliato, lo sapevo. Tutto di noi era sbagliato. Eppure, non riuscivo a smettere. Non riuscivo a frenare quel sentimento che cresceva dentro di me, ogni giorno più forte. 

Un lieve bussare alla porta mi fece sobbalzare. «Delia» chiamò Francesco, la sua voce calma ma carica di preoccupazione. Non risposi, stringendo i pugni contro il bordo del lavandino. «Delia, apri la porta» insistette.

«No» risposi, la voce spezzata dalle lacrime. «Non voglio.» 

«Perché no?» 

Esitai, sentendo la sua mano posarsi sulla porta dall'altra parte. «Perché è tutto sbagliato» confessai finalmente. «Sono stata una stupida a pensare che potesse essere diverso. Che noi potessimo essere diversi.» 

Ci fu un momento di silenzio, poi la sua voce si fece più morbida. «Non sei stupida.» 

Scossi la testa, anche se sapevo che non poteva vedermi. «Lo sono. Perché mi sono affezionata a te, Francesco. E questo è la cosa più stupida che potessi fare.» 

Il silenzio dall'altra parte della porta mi fece temere il peggio. Mi aspettavo che ridesse, che se ne andasse, che dicesse qualcosa per negare tutto. Ma quando finalmente parlò, le sue parole mi lasciarono senza fiato. 

«Non è stupido» disse. «Perché anche io provo lo stesso.» 

Mi lasciai scivolare lungo il muro, le ginocchia piegate contro il petto. «Non puoi dirlo sul serio» dissi. «Delia, apri questa porta. Voglio guardarti negli occhi quando te lo dico.»

Esitai, ma alla fine allungai una mano tremante verso la maniglia. Il freddo del metallo sembrava rispecchiare il gelo che provavo dentro. Quando aprii la porta, Francesco era lì, fermo, con un'espressione che mi colpì come un pugno. Non c'erano bugie nei suoi occhi, niente di falso, solo una sincerità che mi fece sentire ancora più vulnerabile. 

«Non è una cosa stupida quella che hai detto» disse con voce calma, quasi un sussurro, mentre si sedeva accanto a me alzava una mano per sfiorarmi il viso. Le sue dita erano leggere sulla mia guancia umida di lacrime.

«Se ti dicessi "ti amo", mi risponderesti che sbaglio. Che tu non puoi essere amata, che tu non meriti di essere amata»

Quelle parole mi trafissero. Cercai di allontanarmi, ma lui non me lo permise. Restò fermo, lì davanti a me, come a dire che non mi avrebbe lasciata scappare questa volta. 

EX ANGELO | Kid YugiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora