Dicembre.
Faceva freddo, eppure il coach voleva farci allenare lo stesso, quel bastardo.
Diceva che, correndo, ci si riscaldava, eppure io restavo un cubetto di ghiaccio artico anche se mi muovevo.
E poi, era lunedì, e il lunedì era sempre un giorno di merda, anche se adesso mi stavo allenando di pomeriggio, rimaneva il fatto che io avevo sonno, e l'allenamento di sicuro non aiutava.
Il nostro coach, una volta eseguita la corsa, voleva farci fare tutta la coreografia imparata fino a quel momento senza errori nè imperfezioni, una vera impresa impossibile dato che mezze di noi sbagliavano sempre qualche passo.
I ragazzi erano entrati a far parte della squadra di calcio della scuola per un motivo sconosciuto due mesi prima -forse per ottenere crediti in qualcosa, ma non ne sono sicura- e noi, costrette da loro e da Klaudia -che aveva un motivo in più per farlo-, siamo diventate cheerleader. Sinceramente, non mi piaceva essere una di loro, perchè erano quasi tutte delle troie o delle oche, ed io e le mie quattro amiche non eravamo nulla di tutto ciò.
All'inizio volevo rifiutare quella proposta assurda, ma poi quel bastardo di Mattia mi aveva fatto cedere -
«per giocare ho bisogno del tifo, e nessuno è più bravo a farlo di te. Poi, senza di te, giocherei male, quindi mi servi. Ti prometto poi, che se vinciamo o se segnerò un goal, saprò come farmi perdonare per averti messo dentro a questa cosa».
Odiavo essere una cheerleader, perchè tutti i ragazzi credevano che fossi una facile, cosa per niente vera.
Ma poi,d a quando esistono le cheerleader per la squadra di calcio?
Era la prima volta che lo sentivo dire, e mi sembrava una cosa a dir poco stupida. Già le cheerleader erano una cosa stupida, in più io odiavo il calcio.
Però, dovevo ammettere che i giocatori di calcio erano molto più belli di quelli di basket e rugby, ed erano molto meno idioti rispetto agli altri - o almeno così speravo. Un'altra cosa che decisamente odiavo del fatto di essere una cheerleader, era Shaila: appena aveva saputo che Mattia si sarebbe iscritto alla squadra di calcio, lei non aveva perso tempo e si era inserita nel gruppo, insieme alle altre due.
«Forza ragazze, in posizione» strillò il vecchio Sarcina, ma non aveva un cazzo da fare nella sua vita che insegnare al liceo?
Ci mettemmo tutte ai nostri posti e la canzone partì -Lean On-, facendoci muovere come delle non so cosa.
La verità era che mi vergognavo da morire a ballare con quelle altre, anche perchè ballare per cosa?
Per incitare la squadra a vincere? E se perde? Tutto lavoro sprecato?
«Odio i pon-pon» bisbigliai a Francesca.
«E anche tutto il resto dell'essere cheerleader» mi fece notare «lo so, odio tutto questo anche io»
«Adesso andiamo fuori» decise.
Era un pazzo!
Ci saranno stati come minimo zero gradi se non di meno, faceva un freddo bestiale e noi avevamo addosso soltanto quella cazzo di divisa che tra l'altro aveva una gonna corta e la maglia era una canottiera,il tutto colorato di rosso e con le iniziali della scuola in bianco sul petto.
Ma di cosa si era fatto il coach? Roba pesante, sicuramente.
Lo seguimmo -per mia sfortuna- senza protestare all'esterno della palestra, nel giardino di fianco al campo di calcio, dove casualmente ci si stava allenando la squadra per la quale avremmo dovuto fare il tifo.
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Solo una sfida
FanfictionCopertina: @xEdenB «Aspetta un secondo» prese fiato Gabriele «Mattia Briga Bellegrandi che non ha una ragazza con cui stare? Dai Mattia, non ci credo neanche se ti vedo.» sia Gabriele sia i ragazzi sembravano sbalorditi. «Allora rimediamo subito.» s...