La professoressa cercava di mantenere la calma il più possibile, anche se le riusciva parecchio male: era agitata, in crisi, e pure sclerotica, ma cercava di non darlo a vedere.
La responsabilità di 20 ragazzi diciannovenni scatenati era impegnativa, e capivo come si sentisse -non avrei mai fatto l'insegnante. Nonostante durante le sue lezioni appariva calma e tranquilla, adesso sembrava un demonio: urlava, sbraitava e forse si era pentita di essere una dei due accompagnatori per il nostro viaggio.
Forse lo ha fatto solo perchè voleva andare pure lei in Francia, non di certo per noi, dal modo in cui ci stava trattando.
Era arrivato il grande e atteso giorno della partenza, e io la notte non avevo dormito per niente dalla troppa felicità - oh, ma chi voglio prendere in giro!, sono ansiosa per le parole di Mattia.
Non che sia preoccupata, perchè non sono uno stinco di Santa e so cosa sia il sesso, ma forse l'idea che con me, sul letto -o su qualsiasi altro posto- ci possa essere lui, mi fa agitare non poco. La sua notorietà a scuola non è di certo dovuta solamente alla quantità di ragazze fatte, ma anche dai commenti positivi di tutte queste, partendo dal modo in cui bacia -cosa a cui, posso dire anche io, do ragione- al modo in cui scopa - cosa che avrò modo di provare tra qualche tempo.
Non si era degnato di rivolgermi la parola però, questa mattina, aveva categoricamente evitato di starmi vicino e aveva invece preso a parlare con un'altra ragazza, Virginia, il che mi faceva andare di matto.
Che tattica stava usando? Perchè stava facendo così?
Che se la fosse presa per il fatto che io e Marco, poco prima della fine della scuola, abbiamo pranzato insieme?
O per qualcos'altro? Che fosse lunatico -io penso di sì-?
Fatto sta, che mi ero ritrovata a subire Gabriele e Klaudia che non la smettevano di tenersi per mano e che ogni tanto si lasciavano qualche tenero -non da me- bacio, e io stavo per voltarmi e dire loro qualcosa, ma non volevo disturbarli, anche perchè la professoressa chiamò me e Luca da lei.
«Ragazzi, io devo parlare con una signora, voi per favore potete distribuire i biglietti?» ci pregò lei.
«Certo prof., non si preoccupi» le sorrisi, mentre lei con un sospiro di sollievi ce li dava e si allontanava.
«Che lecchina» mi prese in giro.
«Ma va', senti chi parla» gli tirai una gomitata debole «sciagurati, venitevi a prendere questo cazzo di biglietto se non volete rimanere in Italia!» avvertii tutti.
«La tua finezza mi colpisce» rise.
«Intanto però ha funzionato» gli feci l'occhiolino.
Diedi, mano a mano, ad ognuno il suo biglietto, mentre chiaccheravo amabilmente con Luca, e poi arrivò anche il turno di Mattia: guardò prima me, poi lui, e poi si prese direttamente il biglietto dalla mia mano, strappandomelo quasi.
Gli lanciai un'occhiataccia mentre si girò per allontanarsi, e parve non accorgersene - o forse sì?
Mi voleva ignorare, era chiaro, ed io mi stavo arrabbiando sempre di più.
Forse era quello il suo intento, perchè così poi avrebbe potuto calmarmi a suon di baci -o di qualcos'altro, chi può saperlo- perchè sapeva che avrei smesso di essere in collera nei suoi confronti.
Sbuffai contrariata da ciò che pensavo, perchè doveva avere tutto quel potere su di me?
Avrei dovuto provvedere.
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Il viaggio in aereo non era stato niente di che, Mattia si era seduto accanto a Virginia -avrei dovuto aspettarmelo, in fondo- e non si era fatto sentire per niente, neanche per prestargli le cuffie o chissà cosa, il che mi stava continuando a dare ai nervi.
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Solo una sfida
FanfictionCopertina: @xEdenB «Aspetta un secondo» prese fiato Gabriele «Mattia Briga Bellegrandi che non ha una ragazza con cui stare? Dai Mattia, non ci credo neanche se ti vedo.» sia Gabriele sia i ragazzi sembravano sbalorditi. «Allora rimediamo subito.» s...