26. Solitudini

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Lo so che è folle ed irritante, nervoso, scalmanato, ma Lori mi fa stare bene. È passata una settimana dal bidone di Mirko e ho seguito il consiglio di Lori, ho gettato la sim del telefono e ne ho fatta una nuova. I numeri li ho tutti, ma di certo non chiamerò mai il ventiduenne e di conseguenza non riceverò risposte o scuse su quel giorno. Va bene così, il destino, fato o Dio come vi piace chiamarlo non ha voluto che io e lui ci riincontrassimo. Non ho parlato più nemmeno con Beatrice, mi manca tremendamente, anche se costringo me stessa a non pensarci. In questa settimana sono uscita pochissimo con la gang, anche a scuola sono stata solo con Luk o Rik e ho scambiato qualche parola con Edoardo. Ma per il resto sono stata tantissimo con Lori. Lui sa ascoltarmi o sa lasciarmi zitta a seconda della giornata. È un ragazzo tanto matto quanto brillante e sto davvero bene con lui. Non ci sono stati più baci, solo esperienze folli come la prima. Mi ha insegnato a rubare le sigarette dal tabaccaio vicino alla scuola distraendo Toni, il vecchietto che indossa sempre la camicia a quadri rossi. Mi ha costretta a recuperare i miei vecchi rollerblades e ad abbandonare in garage la povera Mom. Lui va in bici o skate io lo seguo con i miei pattini. E lo seguirei ovunque lo giuro.

«Mela senti questa.» mi caccia una cuffietta nell'orecchio e alza il volume dell'ennesima canzone Rock. Sto iniziando ad apprezzare questa musica selvaggia e liberatoria. Ondeggio la testa e lui mi imita sorridendo. Gli prendo le mani e mi sollevo cercando di mantenere la testa vicina alla sua. Una volta che entrambi siamo in piedi con le cuffiette ancora unite, giriamo e balliamo scatenati. Non ci importa se siamo in un parco, negli occhi di tutti; noi vogliamo essere quello che siamo e siamo giovani. Basta questo.
La canzone finisce e ci risdraiamo nel prato io con la testa sulla sua pancia a scherzare e prenderci in giro.
«Mela.»
«Si?»
«Ci pensi spesso a Mirko?»
Una domanda strana, da lui. Ma d'altra parte Lori è molto più riflessivo di quanto non dia a vedere.
«Un po' si, ho rotto la sim del telefono, ma la sim qua dentro è intatta.» spiego picchiettandomi con un dito in testa.
Non posso vederlo in faccia da questa posizione, ma sento il suo respiro e i movimenti del torace. Ridacchia leggermente e torna a respirare lentamente.
«Ora tocca a me. Devi spiegarmi perché non vai a scuola.»
Sbuffa e si mette a giocare con i miei capelli.
«È una lunga e non facile storia.»
«Ho tempo e nulla da fare.» rispondo subito tirandomi su per poterlo guardare in faccia. Rimane un po' in silenzio guardando davanti a sé.
«Mi hanno spezzato tutti i sogni. Volevo studiare medicina e poi zoologia, ma loro volevano diventassi avvocato, come mio padre e il padre di mio padre. Volevo iniziare scherma, con mio cugino Enrico, ma mia madre voleva che entrassi in conservatorio. Volevano parlassi tre lingue, ma io non voglio viaggiare. Li ho odiati.»
Si ferma e mi stupisco di non leggere ne rancore, ne disagio nei suoi occhi così limpidi. Sembra una statua di marmo, la testa appoggiata sulle braccia, i capelli dorati immobili e la bocca tesa, come se soffrisse lei per tutto il volto.
Cerco il suo sguardo, ma Lori continua a guardare davanti a sé.
«Poi è stata spezzata loro la vita. E io, io li ho odiati ancora di più.»
Rimango interdetta da questo suo aprirsi a tal punto con me.
«Lori...» lo richiamo, ma negli occhi non c'è di nuovo niente.
«Guardami, Lori.» insisto.
Ma ottengo solo il suo scattare in piedi. Si infila il cappellino nero e mi guarda, come se non avesse più niente da dire, come se non mi avesse mai conosciuto.
«Scusa Mela.» sussurra e se ne va sulla sua bicicletta verdeacqua. In altre circostanze l'avrei chiamato, insultato e Dio sa solo cos'altro, ma ho bisogno di tempo pure io, per digerire quello che ho appena scoperto di Lorenzo.
Infilo i rollerblades e mi dirigo per la pista ciclabile. Il vento tra i capelli, le persone che ridono mentre passeggiano con i bambini che giocano a rincorrersi, i sorrisi, le conversazioni al telefono... Mi sento così sola. È una sensazione strana per me, ho sempre avuto almeno una persona da chiamare subito, appena avessi un attimo libero. Perché è questo il mio tallone d'Achille più grande: non sopporto la solitudine. Sono un animale socievole, ho un costante bisogno di essere ascoltata, ripresa, chiamata, cercata. Di confrontarmi. E sapere di poter contare su qualcuno è essenziale. Arrivo presto da Yummy, stranamente felice di potermi infilare il grembiulino fucsia e di sorridere ai bambini assuefatti dal gelato. Viola mi lancia un'occhiata stralunata come sempre e lo colgo come il suo benvenuto. È intenta a giocare con una ciocca di capelli rossi fuoco. Immagino ci sia poco lavoro e che lei abbia poca voglia di vivere, come il 98,9% delle volte.
Santo cielo! Non riesco a togliermi dalla testa gli occhi di Lori e la sua scelta di ripetere il verbo "spezzato". Anche lui è spezzato? È rimasto così? Perché è sempre in giro?
Continuo a meditarci sopra tutto la giornata, anche quando rincaso e mangio in silenzio, tra le urla isteriche delle mie sorelle e la mamma che cerca di esorcizzare quella scalmanata di Angi. E quando ormai mi butto nel letto, cercando di spegnere i pensieri e di lasciare posto ai sogni, quella domanda rimane delineata dentro di me, come una lama gelida il cui contatto più dura più fa male: Lori è solo?

Tutti pazzi di leiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora