Nello stesso momento in cui Lydia Taylor era quasi arrivata a casa, anche Verity Watson era per strada sotto la pioggia battente.
La richiesta assurda di Daniel, la sua confusione, lo sguardo stanco e la preoccupazione erano impressi a fuoco nella sua mente.
"Che sta succedendo, Dan?" Si chiese mentre camminava velocemente verso la biblioteca.
La strada asfaltata era diventata più scura sotto la pioggia fitta e lei si era già riempita d'acqua dato che non aveva l'ombrello, così decise di mettersi a correre.
Era stupendo, l'acqua le bagnava il viso e i capelli, penetrava nei suoi vestiti, la corsa sferzava l'aria e cancellava i particolari del mondo. Vedeva tutto confuso, macchie di colori e lontani spettri di profumi, l'unico odore che sentiva era quello dell'acqua e della terra bagnata.
Dopo una manciata di minuti iniziò a rallentare, il battito le era salito e aveva una forte fitta alla milza,così decise di continuare con un passo più moderato.
Era quasi arrivata. Si guardò intorno e, dove di solito c'era gente che camminava lentamente, ragazzi ammucchiati a chiacchierare, nonni con i nipotini, lavoratori con una valigetta nella mano e la fretta nell'altra, ora c'erano solo le tristi panchine bagnate.
Svoltò a destra e aprì la conosciuta porta a vetri della biblioteca.
Appena entrata venne investita dal familiare odore di libri antichi, pagine e legno; come ogni volta restò ammaliata dall'immensità del sapere contenuto in quel locale. Scaffali stracolmi di volumi preziosi ordinati per categoria e in ordine alfabetico, i tavolini traballanti di legno nascosti fra tutte quelle colonne di saggezza...
«Verity! Che piacere vederti!» esclamò una voce facendola tornare alla realtà.
Era la bibliotecaria, un'anziana donna che la conosceva sin da quando era bambina.
«Bella giornata, non trova?» rispose sorridendo.
«Sei sempre la solita, Verity. Se ti servono il tuo tavolo e la tua poltrona, sono liberi» la informò.
Il "suo tavolo" e la "sua poltrona" erano il tavolo e la poltrona che si trovavano nell'angolo più nascosto della stanza, dove lei aveva letto e studiato ogni volta che passava lì il pomeriggio, sin da quando aveva imparato a riconoscere le lettere del suo nome. C'era anche da dire che non molta gente si fermava in biblioteca e quei due particolari posti erano sempre liberi.
«Ok grazie, ma forse oggi non mi tratterrò molto»
La bibliotecaria si rattristò un poco, ma poi si chinò di nuovo sul grosso tomo che aveva sul bancone. A memoria di Verity il libro era sempre stato quello per tutti quegli anni.
La ragazza cominciò a gironzolare per gli scaffali, cercando il libro descrittole da Daniel. Passò in rassegna tutti i ripiani, molti dei quali contenevano libri che aveva già letto, ma dopo un quarto d'ora non aveva ancora trovato niente.
Prese un libro dallo scaffale e si diresse verso la poltrona per poter leggere un po', ma quando raggiunse il suo tavolo, vi trovò il famigerato libro. Si precipitò al banco stupita e prese il volume fra le mani per osservarlo bene.
Impresso sulla copertina vellutata c'era un simbolo molto strano. Un pentagono nel quale vi erano dei disegnini ad ogni vertice e un cerchio nel centro esatto. All'interno del cerchio c'era un simbolo che le ricordava le iscrizioni sui negozi cinesi.
La ragazza aprì il libro; sulla prima pagina c'era ripetuta una sola parola, scritta con una calligrafia disordinata: verità. In mezzo a tutte quelle scritte vi era un'altra volta quello strano simbolo e questa volta si accorse che la piccola goccia disegnata all'interno era colorata di un grigio chiarissimo, spiccando sulla pagina giallastra.
Una goccia. Cosa poteva significare una goccia? Trasparenza. Purezza. "Verità." Le sussurrò una voce all'interno della sua testa. Verità era logico: dopotutto era anche la parola ripetuta sulla pagina.
Che strano, perché proprio quella parola? Sfogliò il libro per trovare delle spiegazioni, ma le pagine erano tutte bianche.
Verità. Lei si chiamava Verity e il suo nome derivava proprio da quella parola.
Sua madre l'aveva chiamata in quel modo sperando che lei cercasse e combattesse sempre in nome della verità e fino ad allora aveva sempre soddisfatto quel desiderio materno, anche se, a volte, le sue scelte avevano deviato categoricamente il corso della sua storia.
Ma ora, quel libro ... cosa significava? Sfiorò con i polpastrelli l'inchiostro che formava quella parola ripetuta e quando arrivò a percorrere il contorno della figura accadde una cosa strana, così tanto strana che Verity si chiese se non stesse per caso impazzendo. Un grandissimo buco che lasciava vedere una caverna buia si formò sopra al tavolo, come un dipinto circolare. La ragazza stese la mano convinta di trovare qualcosa di materiale ma questa passò all'interno dell'immagine. Cosa stava accadendo? Curiosa salì sul tavolo ed entrò del tutto nel cerchio.ANGOLO AUTRICE
"Beh... Iniziamo con un grazie"
"Esatto, grazie a chi ha commentato e a chi mi ha iniziato a seguire e a chi piace la mia storia"
"Non dilungarti"
"D'accordo. Allora, pubblicherò regolarmente e non preoccupatevi... la storia sarà emozionante"
"O almeno si spera"
"Giusto. Comunque commentate tantooo"
"Alla prossima"
"Ciaoo"

STAI LEGGENDO
Shén~L'Alleanza
Science Fiction[COMPLETO: PRIMO VOLUME] Esiste sempre qualcosa di più grande. Non bisogna credere che ciò che noi conosciamo sia tutto ciò che esiste. Se qualcuno lo pensa è un egocentrico, una persona limitata. Non è questo il tipo di persone che cercano... ...