Verity aveva fatto un brutto sogno, si rigirava fra le coperte cercando di svegliarsi, ma non ci riusciva. Allungò la mano per cercare la lampada sul comodino ma non la trovò. Perché? Aprì gli occhi, pronta a doverli strizzare per via della luce del sole, ma non fu così. Non era a casa sua: non c'era alcuna lampada, le pareti erano di un soffice grigio perla e non blu.
«Dove ...» si chiese, ma poi ricordò tutto ciò che era accaduto. Daniel, il cunicolo, la caverna, la sfinge, Daniel, il Giuramento, Daniel ... Allora non stava avendo un incubo; Era la realtà.
Si alzò dal morbido letto e si diresse nel bagno dove si sciacquò il volto. Andava meglio. Non vedeva l'ora di scoprire altre cose riguardo a quel pianeta.
All'angolo della stanza c'era un armadio grandissimo. Lo aprì curiosa di vedere cosa contenesse e fu stupita dal vasto assortimento di indumenti.
Scelse abiti simili a quelli che indossava a casa e un paio di stivali che trovò in una scarpiera al lato dell'armadio.
Mentre finiva di infilare lo stivale destro, la maniglia della porta si abbassò lentamente. Chi poteva essere? Cauta, si avvicinò e, con un soffio di voce, chiese: «Chi è?»
«Jimmy» le rispose una vocine infantile. Stupefatta, aprì la porta e si trovò davanti, o, per meglio dire, in basso, un bambino biondo che non poteva avere più di tre anni.
Si chinò verso il piccolo così da poter essere alla sua altezza: «Che ci fai qui, Jimmy?»
«Io voleva vedere verità!»
Verity ci mise poco a capire che il suo nuovo amico parlava di lei. Molto probabilmente tutti su Wŭ la conoscevano, anzi, la idolatravano. Il pensiero la fece sentire importante.
«Mm ... d'accordo piccolo, entra» disse dopo un po' con un sorriso.
«Jimmy grande!» la rimbeccò il bimbo.
«Oh, perdonami» disse con finto tono di scusa chiudendosi la porta alle spalle.
«Vai, Jimmy, siediti lì» lo invitò indicandogli una comoda poltrona a dondolo, poi proseguì «Finisco di prepararmi e poi cercheremo di riportarti a casa. Come sei arrivato qui, Jimmy?»
«Ho camminato»
Il bambino aveva dei grandi occhi verdi e i capelli biondo cenere, il nasino un po' all'insù e lo sguardo furbo. Dopo aver risposto fece un sorriso che scaldò il cuore della ragazza.
«Perché volevi vedermi?» chiese mentre si pettinava velocemente i capelli.
«Dylan ha parlato tanto di verità»
«Davvero? Comunque, Jimmy, io mi chiamo Verity. Smettila di dire "verità"»
«Ma ... è uguale! Verità, Verity!» disse il piccolo che, si rese conto Verity, era davvero sveglio.
La ragazza stava per ribattere quando udì bussare alla porta. Per la seconda volta andò dietro di essa e chiese «Chi è?»
«Dylan»
Aprì. Questa volta per vedere il visitatore dovette alzare lo sguardo. Il ragazzo sembrava assonnato, ma lo sguardo scaltro era vigile come la sera prima.
«Jimmy è qui?» esordì questo.
«No, Dylan» rispose il bambino dall'interno, correndo dietro di lei. La ragazza si girò a guardare il piccolo e questo, con la luce birbante negli occhi le sorrise.
«Vieni fuori, peste. Ti avevo detto di non salire»
«Siete parenti?» chiese Verity curiosa.
«Sì. Come fai a saperlo?»
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Shén~L'Alleanza
Science Fiction[COMPLETO: PRIMO VOLUME] Esiste sempre qualcosa di più grande. Non bisogna credere che ciò che noi conosciamo sia tutto ciò che esiste. Se qualcuno lo pensa è un egocentrico, una persona limitata. Non è questo il tipo di persone che cercano... ...