CAP. 20: LA MISSIONE

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Verity stava dormendo nel suo letto, quando dei colpi alla porta la fecero svegliare di soprassalto.
«Che c'è?» chiese infastidita.
La voce di Lydia la raggiunse soffocata dalla porta «Preparati. Credo sia successo qualcosa, Dylan vuole vederci!»
La ragazza sia alzò strofinando gli occhi e andò ad aprire la porta. Lydia sembrava stanca, aveva i capelli ramati legati in una treccia disfatta e un pigiama a fiori.
«Esci vestita così?» le chiese stupita.
«Dylan ci vuole vedere ora. Non abbiamo tempo di cambiarci. Andiamo!» rispose l'altra tirandola per il braccio.
Ancora assonnata la seguì fino alla palestra, dove già c'erano tutti i ragazzi.
« ...Sarà un'impresa ardua, ma siete abbastanza allenati per farcela» stava dicendo Dylan.
«Fare cosa?» si intromise Verity.
Tutti i ragazzi la guardarono accigliati. Cosa era successo? Poi ricordò gli eventi di poche ore prima: il litigio con Chris, quello con Dylan e il rifiuto a Daniel. Bene. Ora capiva perché era toccato a Lydia svegliarla.
«Come mai ci avete chiamate?» chiese Lydia.
«Kaspar Grendel ha rapito una famiglia terrestre per i suoi esperimenti e voi dovete salvarli» rispose Dylan preoccupato.
«Ricordami chi è Kaspar Grendel?» domandò Verity.
«Colui che è a capo di tutti gli scienziati di Wŭ, il creatore dei Bùtóng» rispose Dylan senza guardarla.
«Cosa dobbiamo fare?» chiese Chris.
«Irromperete nei laboratori dove hanno rinchiuso la famiglia Light e semplicemente salverete gli ostaggi» spiegò il moro guardandoli uno ad uno.
«D'accordo. Quando partiamo?» s'informò Daniel.
«Partirete il più presto possibile. Ora indossate le divise lì in fondo» rispose Dylan indicando l'angolo della palestra.
Le due ragazze si avviarono in quella direzione, ma gli altri non si mossero.
«Scusa, come hai detto?» si sentì la voce di Daniel.
«Tu non vieni?» rincarò Chris.
«No, io manovrerò la missione da qui»
«No, tu vieni con noi» insistette il bruno avvicinandosi minacciosamente al ragazzo.
Verity guardò Lydia con uno sguardo preoccupato: stavano per litigare di nuovo.
«Ragazzi, avevo capito che i tempi fossero stretti!» urlò la castana.
Nessuno rispose. I ragazzi continuavano a guardarsi in cagnesco minacciando la quiete del palazzo.
«Ragazzi! Mentre voi discutete una famiglia innocente è nelle grinfie di Kaspar Grendel!» si intromise Lydia furiosa.
Tutti si girarono stupiti verso di lei. La presa di posizione della ragazza era fatto eccezionale, soprattutto, pensò Verity, avevano ascoltato Lydia e non lei.
L'altra le passò davanti lanciandole un fagotto e stessa cosa fece coi due ragazzi, soffermandosi qualche secondo di troppo davanti a Chris.
«Che aspettate? Andate a cambiarvi! Mi pareva avessimo già affrontato questo argomento: Dylan è il capo e noi siamo qui per sistemare le cose. Ora, ci sbrighiamo?» proseguì Lydia, poi si avviò fuori dalla stanza.
Verity guardò gli altri, che erano stupiti quanto lei. Evidentemente qualcosa di buono aveva fatto le ore precedenti, incitando Lydia a prendere posizione.
«Ok, Lydia ha ragione» si riscosse Daniel seguendola all'esterno.
Verity decise che avrebbe parlato con lui dopo la missione, nel frattempo, aprì l'involucro di vestiti che stringeva fra le braccia. Erano dei pantaloni neri con grandi tasche, una maglia termica e un giaccone abbinato. Ricamato su ogni capo vi era il simbolo dello Shén.
Sbuffando, la ragazza indossò la divisa, prese lo spadino, poi attese pazientemente gli altri.
Cosa doveva aspettarsi da quella missione? Era la prima che facevano. Sarebbe stato pericoloso, ma soprattutto, sarebbero riusciti a salvare la famiglia Light? Pensò ai suoi genitori, sulla Terra, quanto tempo era passato? Cosa stavano facendo?
«Pronta?» la interruppe la voce di Chris.
Il ragazzo entrò nella palestra vuota e si sedette in terra accanto a lei. Quel giorno aveva un po' di barba sul volto e la divisa gli stava davvero bene, notò Verity.
«Noi non avevamo tipo litigato?» chiese lei scettica.
«Noi siamo in perenne litigio, saputella, solo che non c'è nessun altro con cui parlare» rispose lui con un accenno di sorriso.
«Ora capisco» scherzò lei, ma poi tornò seria «Secondo te cosa dobbiamo aspettarci?»
«Non lo so. O meglio: sarà pericoloso, Kaspar Grendel seppur immorale, è uno scienziato intelligente, di sicuro tiene le sue cavie sotto stretta sorveglianza»
«Come possiamo noi quattro salvare quelle persone?»
«è una cosa folle infatti. Dylan non se ne rende conto, ma è folle. Noi non siamo un esercito, non abbiamo idea di cosa ci aspetta, siamo stati estirpati dalla nostra vita e ora siamo costretti a questo lento suicidio. Forse ci salviamo oggi, forse no, ma prima o poi qualcuno cadrà» spiegò Chris con rancore.
Verity fissò il biondo. Non aveva mai avuto una vera conversazione con lui prima d'ora, ma da come parlava non sembrava contento di tutto ciò.
«Perché hai accettato allora? Perché sei rimasto?» indagò curiosa.
«Cercavo me stesso. Mi hanno preso in un momento in cui avevo un disperato bisogno di sentirmi qualcuno...» confessò il ragazzo.
«Chris...» tentò lei dopo un po', ma vennero interrotti dalla voce di Dylan proveniente dall'esterno: «Ragazzi, venite qui!»
I due si alzarono e uscirono dalla palestra.
«Allora, abbiamo localizzato gli ostaggi, le vostre tute hanno all'interno della stoffa un meccanismo per aprire la dilatazione spazio-temporale che vi condurrà nel prato qui fuori. Hugh e altri uomini vi attenderanno armati, nel caso in cui qualcuno riesca ad entrare nell'area del palazzo»
«Come apriamo il portale?» si informò Daniel.
«Il cerchio all'interno dello Shén è un pulsante. Premeteci sopra»
«D'accordo. Dove troviamo gli ostaggi?» chiese Chris.
«Nella tasca destra trovate dei micro-auricolari, metteteli nell'orecchio io vi guiderò. Siamo riusciti a penetrare le telecamere dei laboratori, quindi vi terremo d'occhio guidandovi»
«Perfetto» concordarono tutti.
Dylan aprì un portale che dava davanti ad una struttura bianca.
«Andate» li incitò.
Chris non se lo fece ripetere e attraversò il cerchio, seguito a ruota da Daniel e Lydia. Verity stava per imitarli, ma Dylan la fermò: «Verity. Qualsiasi cosa accada, la vostra missione è salvare quella famiglia. Non dimenticarlo»
Lei annuì e raggiunse gli altri, lo spadino al suo fianco sbatteva ansioso di essere utilizzato. Ma perché Dylan le aveva dato quegli avvisi? C'era qualcosa che doveva sapere?
«Ora che facciamo?» chiese Daniel incerto.
L'aria di Wŭ era gelida e la ragazza si rallegrò del fatto che la divisa fosse pesante. Dall'esterno, la loro situazione sarebbe sembrata ridicola: quattro ragazzi che si guardavano attorno spaesati.
«Mettiamo gli auricolari» propose Verity.
In silenzio eseguirono. Non appena la ragazza infilò la cuffia nell'orecchio la voce di Dylan le invase la testa.
«Ragazzi, la parete nasconde una porta. Funziona come quella della palestra, solo che il codice d'accesso è 2-1-12-3-1-8. Scriveteli sul muro in sequenza e si apre la porta»
Nessuno si mosse, sembravano imbambolati, così Verity decise di agire. Si avvicinò al muro e scrisse i numeri detti da Dylan. Non appena terminò di tracciare l'otto, si aprì un varco.
«Andiamo» li incitò.
Daniel la raggiunse e insieme oltrepassarono la soglia. Davanti a loro c'era un lungo corridoio vuoto.
«Che facciamo?» sussurrò Chris.
«Percorrete il corridoio, poi svoltate a sinistra» sussurrò la voce di Dylan.
«Non è strano che non ci sia nessuno?» chiese Daniel scettico. L'unico suono che li disturbava era il rumore dei loro stessi passi.
«Grendel non si aspetta l'Alleanza. Non è a conoscenza del fatto che sia stata ricostruita...»
«Da quanto tempo non salvate qualcuno?» si informò Verity. Forse non era il momento esatto per fare domande, ma non c'erano ostacoli in vista e il tono di Dylan l'aveva incuriosita.
«Diciannove anni terrestri» rispose la sua voce laconica.
La sua età ... Perché non si era espresso in termini wŭdiani? Non ebbe il tempo di rispondere che, svoltando l'angolo, andarono addosso a degli uomini in tuta bianca.
«Ma cosa?» urlarono questi sorpresi.
I ragazzi si guardarono spaventati, gli uomini erano in numero nettamente superiore.
«Chi siete?» chiese uno di loro, ma Chris gli sferrò un pugno sulla mascella.
Quel gesto fece scoppiare la battaglia, tre uomini si fiondarono sul biondo, altri su Daniel. Il corridoio si riempì di tonfi. Chris aveva fatto lo sgambetto ad un uomo, che aveva urlato sbattendo la testa sul pavimento.
Come se combattessero insieme da anni i due ragazzi si diedero la schiena e cominciarono a difendersi a vicenda. Un uomo puntò una pistola cacciata da chissà dove in direzione del viso di Chris, ma con prontezza Daniel sferrò un calcio alla canna dirottando il colpo sul muro.
Verity afferrò Lydia e insieme corsero verso l'angolo opposto del corridoio, consapevoli di non poter aiutare i ragazzi.
Un uomo aveva afferrato Daniel per la gola e l'aveva bloccato contro il muro, riempiendo di pugni il suo stomaco. Chris era alle prese con due uomini che tiravano calci cercando invano di colpirlo, sferrò una gomitata a quello più vicino facendolo cozzare contro il muro. Una macchia di sangue sporcò l'intonaco bianco.
Verity trattene il respiro: Daniel era ancora contro il muro e si chiese se non fosse il caso di aiutarlo, quando l'uomo lanciò un urlo lancinante. Il ragazzo era riuscito a cacciare lo spadino e aveva infilzato il ginocchio dell'uomo. Lungo la tuta bianca scorreva sangue rosso, l'uomo corse verso di loro, ma si accasciò a terra in preda al dolore.
Le ragazze riportarono l'attenzione sulla lotta, ora Daniel e Chris avevano il comando, rotolando sul pavimento per schivare i colpi degli uomini e tirando pugni portentosi stavano quasi per vincere la battaglia.
«Ce la faranno» sussurrò Verity a Lydia, ma quest'ultima era pallida e sudaticcia.
«Che ti succede?» chiese preoccupata.
«L'odore del sangue...» rispose l'altra.
Cosa poteva fare? Per fortuna la voce di Dylan le venne in soccorso.
«Ho trovato l'ingresso! Verity, Lydia, lasciate lì i ragazzi, se la caveranno. Alla vostra destra c'è una porta mimetizzata alla parete, spingete e percorrete le scale a chiocciola»
«Ok, Dylan» sussurrarono le ragazze, ma non fecero in tempo a muoversi che due uomini le afferrarono per le spalle. Quel momento di disattenzione le aveva colte alla sprovvista.
«Fermi o loro muoiono!» urlò quello che bloccava Lydia.
Daniel e Chris si bloccarono, ancora schiena contro schiena, pronti a difendersi, incerti su cosa fare.
«Verity, l'uomo che ti blocca è quello con la ferita al ginocchio. Dagli un calcio» bisbigliò la voce di Dylan. la ragazza sferrò un calcio con l'anfibio nel punto indicatole e l'uomo gemette dal dolore lasciando la presa. Lei si divincolò e, sfoderando lo spadino, colpì al fianco l'uomo che bloccava Lydia. I due ragazzi ripresero a lottare, gli uomini nuovamente a terra in preda al dolore.
Verity prese Lydia per mano e spinse la parete. Si aprì la porta e una scala buia apparve davanti a loro.
«Andiamo!» la incitò Lydia.
Le due ragazze cominciarono a correre lungo le scale buie con i rumori della lotta che le inseguivano dal piano di sopra.
«Come facciamo a liberare i Light?» chiese Verity col respiro affannato per via della corsa.
«Ce lo dirà Dylan credo» la tranquillizzò Lydia.
Finalmente intravidero una luce, forse erano quasi arrivate. Affrettarono il passo fino a giungere alla fine della rampa di scale. C'era una stanza bianca e appoggiati alle pareti, quattro persone.
«Sono loro...» esclamò Lydia.
Un vetro le divideva dalla famiglia rapita, sarebbe stato facile raggiungerli, bastava rompere il vetro. Qualcosa però catturò l'attenzione di Verity.
Il viso dell'uomo non le sembrava del tutto sconosciuto e la folta capigliatura bionda e riccia della donna che stringeva i bambini era inconfondibile.
«ROSE!» urlò Verity tempestando il vetro di pugni.

ANGOLO AUTRICE
Buonasera a tutti lettori! Innanzitutto spero abbiate gradito il capitolo.
Aggiornerò presto :)
V.

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