CAP. 9: RISPOSTE

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«Eliza?» ripeté Verity stupita.

Sua madre si chiamava in quel modo, ma perché quel ragazzo sconosciuto l'aveva chiamata proprio così?

«Nulla. Piacere di conoscerti, io mi chiamo Dylan» rispose il ragazzo alzandosi dalla poltrona.

Era alto, di bell'aspetto, con lo sguardo sfuggente e l'ombra di barba sul viso. Andò verso il camino e riattizzò i ceppi.

«Nulla non vuol dire mai nulla»

«Beh, in questo caso sì»

«Come fai a sapere il nome di mia madre?» insistette lei.

«Tua madre?» chiese lui stupito, poi sussurrò fra sé e sé «Eliza è la madre di questa ragazza»

«Mi pare di avertelo appena detto» cominciò Verity iniziando a scaldarsi. Perché quel ragazzo sconosciuto sembrava conoscere così bene la madre?

«Te lo ripeto. Dove mi trovo?»

«Sei sul pianeta del Tempo Infinito»

«Il che?»

«Verity Watson, quello che tu definisci portale era un cunicolo temporale creato lacerando lo spazio-tempo ...»

«Un momento, un momento! Ma è impossibile!»

«Sulla Terra è impossibile, qui non siamo sulla Terra, ma ... leggermente ... più avanti»

«Non ti credo. E ora rispondi. Come fai a conoscere mia madre?»

Il ragazzo si mosse e le si mise davanti, le mani incrociate sul petto e l'espressione seria.

«Anche tua madre è stata qui. Anni fa, per lei, settimane fa, per me. Qui non siamo sulla Terra. Hai attraversato quel cunicolo, hai superato le prove, quindi sei degna di aiutare il nostro popolo»

«Quali prove? Quale popolo? Che c'entra mia madre? Che ...»

«Sei in gran forma Ver» la interruppe una voce sarcastica e familiare alle sue spalle.

La ragazza si girò e vide nientemeno che Daniel oltrepassare uno di quei strani cerchi magici.

«Daniel!» esclamò lei confusa spostando lo sguardo da un ragazzo all'altro.

«Sono io, Ver ... Finalmente!» rispose lui sorridendo e nei suoi occhi cerchiati dalla stanchezza si espanse un caldo sorriso.

Verity era così felice di vedere un volto davvero amico in quel luogo assurdo che gli corse incontro e lo abbracciò affettuosamente.

«Dove siamo?» chiese col viso sulla sua spalla e il morbido maglione che le carezzava la guancia.

«Fra poco capirai tutto» rispose lui.

***

Lydia era del tutto inconsapevole di quello che era accaduto dopo che Verity aveva oltrepassato la soglia, perché un muro si era abbassato dividendola da lei. Era passato parecchio tempo, quando finalmente l'ingresso liberò nuovamente, ma di Verity nessuna traccia.

Si sentiva perduta e confusa. Non appena aveva messo piede oltre la soglia, la barriera di mattoni era calata di nuovo e una voce si era diffusa tutt'intorno. Aveva parlato di scelte e oggetti, ma lei non aveva minimamente capito. Era lì da molto tempo senza avere idea di cosa fare, ma stranamente qualcosa stava cambiando. Davanti a sé cominciava a vedere i contorni di un cerchio e l'immagine della strada su cui si trovava prima di essere catapultata in quel luogo assurdo. Stava per essere rimandata indietro. Indietro? Si chiese in preda al panico. Il cuore iniziò a batterle forte, stava per essere rispedita sulla Terra, ma lei voleva andare avanti! Qualcosa le colpì lo sguardo. Il bracciale. Si era del tutto scordata del bracciale. Quell'oggetto era la causa di tutto.

Shén~L'AlleanzaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora