CAP. 27: YĪGÈ

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Lydia si ritrovò in quella specie di tempio col pavimento grigio. Sopra di lei c’era l’enorme statua che diffondeva un senso di tranquillità e pace al solo guardarla. L’uomo e la donna sembravano così reali, lei accovacciata in terra con dei quadrifogli che la circondavano e il volto diafano e lui che sorrideva amabilmente, con una corona di quadrifogli sul capo.

I due volti della speranza. Cosa aveva a che fare lei con loro? Si chiese sentendosi del tutto fuori luogo, con quel vestito verde che le arrivava ai piedi.

Un singhiozzo sommesso la riscosse dai pensieri e Lydia si accorse di non essere sola. Un altro lamento, leggermente più alto la aiutò a capire da dove provenisse il suono: un uomo pallido era accovacciato sotto una specie di altare. Senza sapere perché e soprattutto senza pensare al fatto che potesse essere una trappola, spinta dalla compassione, si avvicinò.

«Perché stai piangendo?» chiese senza tatto, ma non sapendo come attirare l’attenzione dell’uomo, che si girò sussultando. Lui la guardò per un secondo infinito con espressione sorpresa.

«Che cosa sei?» chiese l’uomo a bassa voce, pizzicandosi un braccio quasi a testare che non stesse sognando.

«Una… persona» rispose Lydia incerta, non aspettandosi quella domanda.

«Da dove arrivi?» continuò ad indagare l’uomo.

«Io… Non sono di questo mondo…» iniziò lei, ma venne subito interrotta da un’esclamazione di gioia.

«Sei tu! Sei arrivata per me! Proprio quando avevo bisogno di te! Ecco perché sei qui, questa è la tua casa… Non credevo fossi così bella, mia dea»

Ma cosa stava farneticando? Lei era solo… Lydia!

Sei una dea dello Shén. Le ricordò una voce nella mente.

L’uomo la fissò ancora, in attesa che dicesse qualcosa, l’unico problema era che Lydia non aveva la minima idea di cosa fare.

Era ancora decisamente scossa dalla rivelazione di Chris e andare su un pianeta, da sola, per cercare di convincere le persone a tornare alla vita… Beh, decisamente non era la giornata giusta, anzi, la persona giusta.

«Perché piangevi?» chiese nuovamente.

«Ho perso tutto… Stavo perdendo anche te… La speranza! Ma ora sei arrivata e…»

«Cosa vuol dire che hai perso tutto?» lo interruppe Lydia curiosa. Perché era così insensibile in quel momento? Perché non si sentiva in dovere di alleviare l’angoscia dell’uomo? Perché voleva sapere così tanto?

Tu sei mia sorella.

Ecco perché: quella rivelazione l’aveva fatta cambiare in pochi secondi. Nella sua testa vagavano i ricordi di una vita non vera, e chissà dove giacevano dimenticati quelli della sua vita reale.

Avere certezze, ora, era la cosa più importante per lei. Se voleva essere aiutato, allora l’uomo doveva raccontarle tutto.

«Avevo due figli, due ragazzi, un paio di settimane fa sono scomparsi misteriosamente. Li ho cercati ovunque ma non li ho trovati. Yīgè non è grande come pianeta, quindi è impossibile che fossero qui» spiegò l’uomo.

«E ora dove sono i tuoi figli?» domandò fredda.

Ma cosa le stava accadendo? Lei fredda…

«A casa… Legati a delle sedie, perché si stanno… Trasformando»

L’ultima parola costò molto all’uomo, perché riprese a piangere. Lydia era ancora più confusa di prima, cosa voleva dire che si stavano trasformando? Dove erano stati?

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