20.
Se Aken aveva pensato di poter portare avanti a cuor leggero la promessa strappata al padre, dovette ricredersi quasi subito.
Impedire a se stesso di uscire dalle mura di Rajana, fu più penoso e difficile di quanto lui stesso non avesse in un primo momento pensato, o sperato.
Per salvare Eikhe dalla lama di un coltello, o dalla freccia di un franco tiratore, Aken avrebbe pagato anche mille volte lo stesso prezzo, ma il suo cuore dovette fare ben presto i conti con l'inedia e lo sconforto.
Il respiro delle montagne innevate, che racchiudevano come uno scrigno metà del suo animo, gli mancava con la stessa intensità con cui percepiva la mancanza fisica di Eikhe.
Il ricordo del fruscio del vento fra le fronde dei faggi, o tra i rami secolari dei pini da resina, lo risvegliavano di soprassalto la mattina, pieno di un desiderio che non avrebbe mai più potuto soddisfare.
Neppure le intense ore di lettura, contrapposte a estenuanti allenamenti con la spada, lenivano la sua fame di Eikhe, il suo bisogno fisiologico di vederla, di toccarla, di percepirne il profumo.
Di avere tutto, di lei.
Ma oltre all'amata, avvertiva la mancanza delle montagne, degli odori penetranti che scivolavano tra le piante, la mattina, quando il sole bagnava coi suoi raggi la rugiada sulle foglie e il terreno umido.
Cuore e anima erano tra i monti impervi che scorgeva all'orizzonte e che, con le loro cime seghettate, coloravano di bianco e nero l'orizzonte terso di quei mesi estivi e caldi.
Silenzioso spettatore del suo lento ma inesorabile declino, Ruak chiese più volte al fratello, almeno nei primi mesi di quella autoimposta prigionia, perché avesse deciso di non andarsene.
Mai, una sola volta, Aken rispose alle domande del fratello.
Il giovane erede, che pure giunse a odiare il padre per le imposizioni cui l'aveva costretto, non disse mai al fratello la causa prima di quel volontario esilio.
Non avrebbe mai permesso che i suoi sentimenti personali influenzassero la stima, e l'affetto, che Ruak provava per il loro comune genitore.
Non potendo fare altro, fece di un'arma il silenzio e di uno scudo il suo malumore, costringendo ben presto il fratello minore a desistere dall'impresa di scoprire la verità.
Ruak non avrebbe mai dovuto venire a conoscenza dei motivi che lo avevano spinto a rinchiudersi all'interno della sua stessa casa, impedendosi di respirare, di vivere, di amare colei che lo aveva conquistato.
Sua unica consolazione in quel mare di inedia in cui aveva voluto, e dovuto, sprofondare per salvare Eikhe, fu il giovane figlio di Iruna.
Sin dall'inizio di quella reclusione forzata, la sua domestica personale aveva notato il malumore del proprio principe, il suo sguardo sempre puntato a nord, verso i monti impervi e canuti.
Nulla era valso allo scopo di scoprire la verità. Domandare, sussurrare gentilmente spiegazioni, impuntarsi con cipiglio militaresco.
Aken si era sempre trincerato dietro un secco 'non ho nulla', ogni qual volta Iruna gli aveva chiesto i motivi dei suoi lunghi silenzi e dei suoi cupi pensieri.
Le sue interminabili occhiate perse verso l'orizzonte, i suoi infervorati studi – cui mai si era sottoposto con così tanta assiduità – e le sue sfiancanti lezioni di scherma, erano stati un mistero per tutti.
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Il Marchio di Hevos - Cronache di Enerios Vol. 1
Fantasy(Categoria Contenuti: ORANGE FLAG) Il regno di Enerios è sull'orlo della guerra con il suo nemico storico, Vartas. Solo il suo principe ereditario, Aken di Rajana, e una ragazza-lupo, Eikhe di Nestar, potranno salvare il loro regno dalla distruzione...
