Epilogo

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Epilogo.


Istrea osservò con pacato fastidio il gruppo di soldati penetrare nel loro villaggio, al dorso di non meno di un centinaio di cavalli.

Come predetto settimane addietro, i cavalieri della corona erano infine giunti e, quando il loro comandante in capo scese dalla sella per parlare con lei, cercò di non irritarsi troppo.

"Ben trovata, Signora del Villaggio. Proveniamo da Rajana, e siamo alla ricerca del principe Aken, che si dice sia giunto presso uno dei vostri villaggi per incontrare una donna di nome Eikhe" le spiegò l'uomo di mezza età, con tono infastidito quanto piano.

Istrea immaginò avesse ripetuto così tante volte quella litania, da esserne addirittura disgustato.

Ugualmente, Istrea si prestò al gioco e dichiarò: "L'unica fanciulla di nome Eikhe che risiede al villaggio ha quattro anni, e dubito stiate cercando lei. Suo padre si chiama Kervin, perciò non può essere l'uomo che cercate e, di principi o dignitari del regno, qui non ve ne sono mai stati."

"Capirete bene, signora, che non posso fidarmi solo della vostra parola, perciò vi chiedo il permesso di controllare le vostre case" sottolineò l'uomo, storcendo il naso quando notò quanto fosse ampio Hyo-Den.

"A patto che non rompiate nulla, credo proprio che io e le mie sorelle non avremo alcun problema ad aprire le nostre porte agli uomini del regno."

"Nessun danno verrà fatto e, se dovesse succedere, ne ripagheremo il valore" assentì l'uomo, sbraitando poi ai suoi uomini di procedere con il controllo delle case. "Alla vostra, baderò io. Prego, seguitemi."

Assentendo, e subodorando qualcosa nel suo tono di voce, fattosi guardingo, Istrea acconsentì a seguirlo e, una volta dentro casa, l'uomo si lasciò andare a un'imprecazione sentita.

Sorpresa, la figlia sacra domandò: "Qualcosa non va, comandante?"

"Tutta questa situazione non va, perché non dovremmo neppure essere qui" brontolò l'uomo, curiosando sommariamente nella casa. "Non va, perché il re non dovrebbe trattarci come galoppini, o pensare al figlio come se fosse un delinquente, o vedere Eikhe come una donnaccia di poco conto."

Oh, quindi ci sono malumori nell'esercito, pensò tra sé Istrea, lasciandolo parlare.

"Non va perché, subito dopo la mia perquisizione, un altro uomo entrerà qui per assicurarsi che io non abbia nascosto nulla al lungo sguardo del re" protestò ancora il comandante, bloccandosi a metà di un passo per guardare Istrea e terminare di dire: "Non va per niente bene, perché il re non si fa amare dal suo esercito, creando zizzania tra di noi, e cerca di ferire un uomo che sta molto a cuore allo zoccolo duro del suo esercito."

"Pensieri assai tetri, comandante" assentì Istrea. "Quindi, tra voi esiste una gola profonda?"

"Più di una, in verità" dichiarò disgustato l'uomo. "Il re voleva essere certo che svolgessimo al meglio il nostro compito."

"E come posso sapere che voi non siete uno di questi, e state solo tentando di irretirmi con i vostri falsi strepiti?"

L'uomo a quel punto sorrise, lanciò un'occhiata al lupo che, fino a quel momento, li aveva seguiti in religioso silenzio e, nel chinarsi su un ginocchio, lo carezzò.

Il suo sguardo si fece languido e un po' triste e, nel fare un grattino dietro le orecchie al lupo, ammise: "Durante la guerra contro Vartas, una figlia sacra si interpose tra me e il nemico, salvandomi la vita. Perì tra atroci tormenti, dopo tre giorni di agonia, e non potei mai dirle quanto le fossi grato. Non le sarebbe stato possibile comprendermi, a causa delle erbe che le diedero per lenirne in parte il dolore."

Il Marchio di Hevos - Cronache di Enerios Vol. 1La tua prossima ossessione. Scoprilo ora