(5/8) I numeri della persecuzione

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Il triangolo rosa era il marchio di stoffa che veniva cucito sulla divisa degli internati per omosessualità maschile, in base al paragrafo 175, nei campi di concentramento nazisti

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Il triangolo rosa era il marchio di stoffa che veniva cucito sulla divisa degli internati per omosessualità maschile, in base al paragrafo 175, nei campi di concentramento nazisti

Migliaia di gay vennero sottoposti alla sterilizzazione forzata in seguito a sentenze pronunciate dai tribunali nazisti. Alcuni dei perseguitati da queste leggi non si identificarono mai come omosessuali e vennero semplicemente arrestati, imprigionati o castrati. Alcune di queste "leggi contro l'omosessualità" continuarono ad essere presenti nell'ordinamento giuridico occidentale fino agli anni sessanta e settanta e per questo molti uomini e donne ebbero paura di rivelare il proprio orientamento sessuale fino a quando queste "leggi" vennero abrogate.

Il numero di persone omosessuali uccise nei campi di concentramento durante la shoah varia in maniera tra le 10.000 e le 600.000; la ragione di queste ampie variazioni risiede nel diverso conteggio delle persone esclusivamente omosessuali o anche appartenenti ad altri gruppi sterminati dai nazisti (ebrei, rom, dissidenti politici). Inoltre spesso i documenti relativi alle cause di internamento non vennero compilati, oppure scomparvero dopo la guerra.

I gay soffrirono di un trattamento particolarmente crudele all'interno dei campi di concentramento. Questo può essere attribuito sia al duro atteggiamento delle SS di guardia nei confronti dei gay, come pure agli atteggiamenti omofobici ben radicati nella società nazista. L'emarginazione inflitta agli omosessuali nella vita sociale tedesca dell'epoca si rifletteva nei campi di concentramento. Alcuni morirono a seguito di feroci bastonature, in parte effettuate da altri deportati. Il tasso di mortalità tra gli internati omosessuali fu di circa il 60%, contro il 41% dei deportati politici e circa il 35% dei Testimoni di Geova, seconda solo al tasso di mortalità degli internati di origine ebraica.

I medici nazisti utilizzarono spesso i gay in esperimenti "scientifici" atti a scoprire il "gene dell'omosessualità" e poter così guarire i futuri bambini ariani che fossero stati omosessuali. Particolarmente crudeli le sperimentazioni del medico delle SS Carl Vaernet che effettuò uno studio su di un preparato a base di ormoni di sua invenzione sugli internati omosessuali nel campo di Buchenwald: circa l'80% degli internati sottoposti alla "cura" a base di massicce dosi di testosterone non sopravvisse..

Il racconto di un omosessuale sopravvissuto all'Olocauso, l'alsaziano Pierre Seel, fornisce dettagli sulla vita durante il periodo nazista. Nel suo racconto egli narra la propria appartenenza alla comunità gay della città di Mulhouse. Quando i nazisti assunsero il potere il suo nome apparve in una lista di omosessuali locali che ricevettero l'ordine di presentarsi presso la stazione di polizia. Seel obbedì all'ordine per evitare ripercussioni ai propri familiari. All'arrivo alla stazione di polizia egli, insieme ad altri gay, venne picchiato; ad alcuni, che cercarono di resistere, vennero strappate loro le unghie dagli uomini delle SS. Altri ancora vennero sodomizzati con bastoni spezzati che causarono lesioni ed emorragie intestinali.

Dopo il suo arresto, Seel venne inviato nel campo di concentramento di Schirmeck. Qui Seel racconta che durante un appello mattutino il comandante del campo annunciò un'esecuzione pubblica. Un uomo venne portato fuori e Seel lo riconobbe: era il suo amante diciottenne di Mulhouse. Seel prosegue raccontando che le guardie del campo lo spogliarono degli abiti e che posero un secchio metallico sopra la sua testa, quindi gli aizzarono contro i cani lupo addestrati che lo sbranarono fino ad ucciderlo.

Esperienze come questa possono aiutare a capire il numero relativamente alto di omosessuali morti nei campi rispetto agli appartenenti ad altri "gruppi asociali". Uno studio di Ruediger Lautmann riporta che il 60% dei gay rinchiusi nei campi di concentramento morì, paragonandolo al 41% dei prigionieri politici e al 35% dei testimoni di Geova. Lo studio mostra anche come i valori di sopravvivenza fossero migliori per gli internati appartenenti alle classi medie ed alte della società, ai bisessuali sposati e a coloro che avevano figli.

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