ELLEN:
La mattina era iniziata come tante altre, con il solito caos dentro casa. I miei fratelli avevano urlato perchè avevo rubato perso troppo tempo in bagno, io avevo sbuffato e alla fine ero corsa fuori con lo zaino a metà aperto e un toast tra i denti.
A scuola l'aria sembrava diversa: Non ci misi molto a capirne il motivo.
Justin.
Lui e il suo gruppo adesso frequentavano lo stesso liceo. Camminavo nei corridoi come se fossero di casa, con aria di superiorità che metteva in soggezione chiunque. Gli sguardi li seguivano ovunque: qualcuno con ammirazione, qualcun altro con terrore.
Io cercai di ignorarlo, ma quando passò davanti alla mia classe i suoi occhi si agganciarono ai miei per un attimo. Uno sguardo lento, penetrante, come se avesse già deciso qualcosa. Distolsi lo sguardo di scatto. Non avevo intenzione di cedere al suo gioco.
Durante le lezioni non riuscivo a concentrarmi. Ogni tanto dal vetro della porta lo vedevo in corridoio con i suoi amici: rise con Blake, si chinò a parlare con Chaz, poi tornò serio in un istante, come se stesse controllando l'ambiente. Era inquietante pensare che, da quel giorno in poi, avrei dovuto incontrarlo ogni giorno tra i banchi.
La campanella dell'ultima ora suonò, e io tirai un sospiro di sollievo. Raccolsi in fretta le mie cose, pronta a svignarmela.
Ma appena girai l'angolo lo trovai lì. Justin, appoggiato al cofano della sua macchina, con le braccia incrociate.
"Vieni con me." La sua voce era ferma, senza esitazioni.
"Non ci penso nemmeno." Incrociai le braccia al petto.
Un lampo di irritazione gli attraversò il volto. Non perse tempo a discutere. Mi afferrò per il polso e mi spinse verso la macchina. "Non era una domanda."
"Justin. Lasciami-" provai a divincolarmi, ma era inutile. In meno di un minuto mi ritrovai seduta sul sedile del passeggero, la portiera chiusa alle mie spalle.
"Sei uno psicopatico!" Sbottai, furiosa.
"No. Sono uno che non si fa ignorare." Disse, accendendo il motore.
"Fammi scendere, subito."
"Non prima di averti parlato."
"Non voglio sentire le tue scuse, le ho già buttate giù una volta."
Justin rimase in silenzio un attimo, poi il telefono vibrò nella sua tasca. Lo tirò fuori, lesse il numero e i suoi occhi si annerirono. "Pronto."
"Si.. sono io. Cos'ha combinato stavolta ?"
Lo sentì stringere il volante fino a fargli sbiancare le nocche. Senza dire altro girò a tutta velocità, facendo un'inversione improvvisa per tornare indietro.
"Ma che cavolo fai, guidi davvero da schifo." Urlai, allacciandomi la cintura.
"Smettila, Ellen." Rispose secco.
"Dove stiamo andando ?"
"Da mia sorella. Ha creato un casino a scuola e questa volta ha davvero bisogno di una lezione."
Sentì in lui un gemito di esasperazione; non era rabbia fie a se stessa, era preoccupazione che bruciava sotto pelle.
Mi voltai a guardarlo, cercando la solita arroganza dietro gli occhi. "Sei arrabbiato ?"
Justin scosse la testa, poi il suo tono cambiò: tagliente, asciutto. "Non è questione di rabbia, Ellen. Se lei continua a fare il cazzo che le pare, prima o poi qualcuno risponderà con la stessa moneta."
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WE FOUND LOVE
FanfictionA volte basta un solo sguardo per stravolgere un destino. Il futuro è imprevedibile, e l'amore colpisce quando meno ce lo aspettiamo. Anche - e soprattutto - con le persone sbagliate. Quelle che dovremmo evitare. Quelle che, a furia di giocare col f...
