Capitolo 32

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JUSTIN: 

Avevamo lavorato tutta la notte senza fermarci un attimo.
Non c'era stato tempo per riposare, né per pensare davvero a quello che stavamo facendo.

E forse era meglio così. 

Perché se mi fossi fermato anche solo un secondo... avrei realizzato davvero fino in fondo a cosa avevo scoperto. 

E non so se sarei riuscito a restare lucido. 

Dovevo fargliela pagare. 

Non era più solo una questione di rabbia.
Non era solo vendetta.

Era diventata una necessità.

Dovevo impedire a mio padre di fare ancora del male.
A chiunque.
E soprattutto dovevo proteggere Hanna.

Il pensiero che per tutti quegli anni ci avesse spiati, osservati, controllati...
mi fece venire la nausea.

Non era solo violento.
Era malato.

Un manipolatore ossessivo, convinto di avere il diritto di entrare nelle vite degli altri, di piegarle, distruggerle, ricostruirle a suo piacimento. 

Come se fossimo oggetti.
Come se fossimo suoi. 

Strinsi i pugni, abbassando lo sguardo per qualche secondo.

No.

Questa volta no. 
Questa volta non avrebbe deciso lui come sarebbe andata a finire.

Nel frattempo, Chaz e Noah erano usciti per recuperare quel dispositivo di cui avevano parlato prima.
L'unico modo per incastrarlo davvero.

"Ragazzi... che ore sono ?" 
La voce di Luke arrivò stanca, spezzata da uno sbadiglio. 

Alzai lo sguardo verso di lui, passandomi una mano tra i capelli.

Non avevo la minima idea di quante ore fossimo rimasti svegli.

"Sono le quattro." Risposi.

Dirlo ad alta voce mi fece rendere conto di quanto fossimo al limite.

"Aspettiamo che tornano Noah e Chaz... e poi andiamo a dormire." Continuò Luke, massaggiandosi il collo.
"Riprendiamo tutto quando ci svegliamo."

Scossi la testa.
"No."

Presi il telefono dal tavolo, controllando lo schermo senza davvero leggere nulla.
"Entro oggi voglio chiudere questa storia."

La mia voce uscì più fredda di quanto volessi.

Nessuno ripose.

Il silenzio che seguì fu breve, interrotto dal rumore della serratura.

Ci girammo tutti verso la porta.

"Vi stavo chiamando-"

Mi bloccai.

Non erano loro.

"Hanna." 

Rimasi a fissarla per un attimo, come se stessi cercando di capire qualcosa che mi era sfuggito.

Non mi ero nemmeno accorto che non fosse ancora tornata. 

"Ti sembra l'ora di rientrare ?"

La mia voce uscì più dura di quanto mi aspettassi.

Hanna si tolse il giubbotto lentamente, evitando il mio sguardo.

"Justin... scusami."

"Dove sei stata fino a quest'ora ?"

"Le mie amiche... volevano andare in un locale vicino scuola." Rispose, quasi sottovoce.
"Non mi sono resa conto dell'orario."

La osservai meglio.

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