Capitolo 14

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JUSTIN :

"Davvero non c'è niente tra te ed Ellen ?" Blake mi guardò con l'aria di chi non crede a una parola.

"No." Fui secco, senza staccare gli occhi dal telefono: cercavo la localizzazione di mia sorella.

"Bé, ieri ti ho visto ballare vicino a quella ragazza..."

Sbuffai. "Questa discussione mi ha stancato. Parliamo del tipo che spaccia quella merda, non delle mie serate."

Noah intervenne subito: "Quel Dan è un vero coglione. Non capisco come faccia a stare con Carly. Si merita molto di più."

Risi, puntandogli un dito. "Tipo te ?"

"A me piace Ellen. Ma non mi dispiacerebbe fare qualcosa con la bionda."

Mi bloccai, sentendo un fastidio crescere. Gli piaceva Ellen ? Sul serio ?

"Levati dalla testa l'idea di fare qualcosa con Ellen," ringhiai, senza pensare. Tutti si zittirono, fissandomi come fossi un animale strano.

"Perché ?" Chiese Noah, confuso. "Ti sei accorto di come sono i suoi fratelli ?" Risposi, alzando una mano.

"Avanti, Justin, dicci la verità," stuzzicò Ryan. "La smettete di divagare ? Possiamo tornare a parlare di cose serie ?"

Luke si schiarì la voce. "Come si chiamava ?" "Lorenzo Devis. Ha 24 anni. Entra ed esce del carcere da diverso tempo ormai. E' lui che ha venduto quella roba. Abita fuori città, circa un'ora da qui."

Mi appoggiai al muro accendendo una sigaretta. "Avremmo bisogno di Dannie, il fratello di Ellen." Blake annuì, intuendo già dove volevo arrivare.

ELLEN:

Un fascio di luce filtrava dalle tende quando aprì gli occhi. Per un istante non ricordai dove fossi, poi lo sguardo mi cadde sulla figura di Carly, rannicchiata accanto a me. Dormiva profondamente, le ciglia bionde poggiate sulle guance gonfie per il pianto della sera prima. Sospirai piano, cercando di non svegliarla. Aveva bisogno di riposo, dopo tutto quello che Dan le aveva fatto passare.

Scivolai giù dal letto piano per non svegliarla. La casa era silenziosa. I miei fratelli non c'erano, ed era una di quelle rare mattine in cui mi sentivo finalmente tranquilla.

Entrai in cucina, ancora in felpa e calzini. Il silenzio della casa era assordante. Mentre mettevo su il caffè, i pensieri tornavano inesorabilmente alla notte precedente: lo schiaffo, le lacrime, la paura negli occhi di Carly. E poi... Justin. Quel bacio. Mi passai una mano tra i capelli cercando di scacciare tutto, ma era impossibile.

Poi il campanello suonò.

Mi bloccai. Alle undici e mezza di mattina, chi poteva essere ? Mi passai una mano tra i capelli, cercando di mettere a fuoco, poi scesi le scale senza pensarci troppo e aprì la porta.

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