Capitolo 7

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ELLEN :

Mi svegliai di soprassalto al suono della voce di Dylan che urlava il mio nome come se stesse chiamando un cane smarrito. Aprì lentamente gli occhi, sentendomi come un fantasma nel mio stesso corpo: avevo dormito poco più di due ore, e ogni muscolo mi bruciava per la tensione accumulata.

"Non vado," mormorai seccata, ma la mia voce sembrava sparire nel silenzio della stanza.

Prima che potessi reagire, sentì una mano afferrarmi il polso con forza. "Tu ci andrai. Non mi importa quanto sei stanca. Alza il tuo culo e vai a scuola." Dylan mi urlò contro, facendomi cadere dal letto. 

"Sei veramente uno stronzo." Gli sputai addosso, rialzandomi con rabbia.

I suoi occhi ghiacciati mi fissarono senza battere ciglio. Freddi. Calcolatori. Sapevo di esagerare , ma non potevo più trattenere quella rabbia. Non sarebbero bastati due schiaffi a farmi calare la cresta. Non questa volta.

"Faccio finta di non aver sentito," disse, mentre mi allontanavo verso il bagno, chiudendo la porta alle mie spalle.

Mi guardai allo specchio e trattenni un brivido: labbro spaccato e viola, due occhiaie scure sotto agli occhi, segni del disastro della sera precedente. Decisi di ignorarlo e feci una doccia veloce. Mi asciugai e indossai leggings di pelle neri e una felpa lunga rossa, lasciando i capelli lisci. Una passata di mascara non avrebbe cancellato tutto, ma almeno nascondeva le prove evidenti del fatto che non avessi chiuso occhio.

"Hai fatto ?"

La voce di Dannie mi fece sobbalzare. Aprì la porta del bagno e lo trovai davanti a me, sguardo severo.

"Metto le scarpe ed esco." Risposi frettolosamente.

"Ti accompagnamo noi."

Corrugai la fronte. "Per quale motivo ?" Sono anni che-"

"Non incominciare. Ho detto che ti accompagnamo noi, e basta." Puntò il dito contro di me con rigidità.

Strinsi i pugni. "Non devo essere scortata, non ho 5 anni."

Dannie rise sarcastico. "A quanto pare si."

Mi infilai le scarpe, presi telefono e zaino, e scesi senza dire una parola. Jack e Dylan stavano sistemando le tazze nella lavastoviglie. Dylan si accese una sigaretta, il fumo gli usciva lentamente dalle labbra mentre i suoi occhi ghiacciati si posarono sui miei segni. Jack si irrigidì, ma non disse nulla, limitandosi a prendere le chiavi della macchina.

"Ho detto che andrò a piedi," sputai senza esitazione, voltandomi verso la porta.

"Stai ferma, immediatamente." 

Mi immobilizzai. La voce di Dylan non ammetteva repliche.

Mi voltai lentamente. Stava spegnendo la sigaretta nel posacenere, e ogni movimento emanava controllo e minaccia.

"Pensavo che dopo ieri avresti almeno iniziato a obbedire, ma a quanto pare devo farti ancora male," sussurrò, alzandosi dalla sedia.

Non provai paura, solo una stretta nello stomaco e rabbia. Ogni fibra di me voleva ribellarsi, ma per la prima volta, dovevo obbedire.

Presi il telefono controllando l'orario, respirai profondamente. Finalmente, silenzio. Alla fine avevo fatto ciò che i miei fratelli volevano, almeno per oggi.

"Siamo arrivati," annunciò Jack.

Alzai lo sguardo e vidi la scuola davanti a me. La detestavo, e sapevo che si sarebbe parlato solo di una cosa: Justin che mi aveva difesa.

Ellen, vai dritta in classe."

"Io-" mi fermai. Carly era a pochi metri più in là.

Scossi la testa, respirando a fondo, scesi senza salutare i miei fratelli, ignorandoli.

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