Capitolo 8

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JUSTIN :

Osservavo ogni piccola parte del suo viso trovandolo perfetto; Il suo naso delicato, le labbra carnose, i capelli morbidi e lucenti, le guance paffute... più la guardavo, più mi convincevo che non avrei mai smesso di pensarla. 

Si strinse in se stessa, respirando lentamente, un sarriso appena accennato sulle labbra. Sembrava così serena; così diversa dalla ragazza sempre arrabbiata con il mondo. Anche la sua fronte, di solito corrugata, era distesa; vederla dormire mi scaldava qualcosa dentro.

Presi il cellulare e scorsi i messaggi dei miei amici, compresa Hanna. Tutti mi chiedevano dove diavolo fossi finito. Non risposi, poggiai il telefono sul petto e sollevai lo sguardo verso il soffitto, lasciandomi trasportare dai pensieri. Non volevo sentire nessuno; stavo bene, finalmente, lì, con lei, dopo mesi di tenzioni e sofferenze.

La serata era stata un disastro per tutto il resto, tranne che una cosa: Ellen. Ci eravamo baciati. Venire da lei era stata la cosa più giusta che io avessi mai fatto in tanti anni di vita. Sospirai e controllai l'ora: erano le sei del mattino. Non avevo chiuso occhio per un solo minuto. Mi alzai lentamente, posando un bacio sulla testa della brunetta ancora addormentata, e uscì a malincuore dalla sua stanza.

Scesi piano, controllando che non ci fosse nessuno in casa; i fratelli era usciti la sera prima per un impegno e non avevano passare a prendere Ellen. Ecco perché, avevamo dormito insieme.

Entrai in auto e misi in moto. Tornare a casa non era ciò che volevo, ma dovevo farlo. Parcheggiai nel garage un'ora dopo, approfittando della tranquillità, della prime ore del mattino. Guidare mi rilassava; se non avessi iniziato a sentire la stanchezza, sarei rimasto per strada a lungo. 

Quando entrai a casa, trovai mia sorella sul pavimento , appoggiata alla parete. Probabilmente si era addormentata aspettandomi. Sospirai e la presi in braccio, riportandola nella sua stanza.

Mi spogliai, restando in boxer, e crollai a letto, sfinito.

**

JUSTIN :

Sobbalzai quando il mio telefono suonò, ma non risposi. Rimasi alcuni minuti a fissare il soffitto, cercando di trovare le forze per alzarmi.

"Forza, Justin," mi dissi, asservando l'orologio: le due del pomeriggio. Mi tirai su i capelli e scesi a cucinare qualcosa, altrimenti sarei svenuto dalla fame.

Hanna era già in cucina, con le cuffie. Non la salutai, versandomi del caffè e accendendomi una sigaretta. Avevo ancora rabbia per come si era comportata e per ciò che aveva spifferato davanti ai miei amici.

"Ciao anche a te," disse sarcasticamente togliendosi le cuffie.

"Stai zitta," risposi secco. 

"Simpatico." Fece lei.

Strinsi i pugni. "Io esco." disse infine.

"Non tornare tardi." Dissi soltanto, dando le spalle a mia sorella. Richiuse la porta senza dire nulla, senza nemmeno salutarmi. 

Dieci minuti dopo, il campanello suonò di nuovo. Mi infilai un pantaloncino di tuta e aprì, trovando davanti a me Chaz e Ryan.

Li feci entrare e richiusi la porta. 

"Coraggio, Chaz, sputa il rospo." Dissi incrociando le braccia.

"Blake è incazzato nero. Non ti sei presentato all'appuntamento di stamattina e.."

Merda. L'appuntamento con Cliff.

"Cazzo, mi è passato di mente."

"Lo sappiamo. Ma Blake non vuole che tu metta i tuoi problemi privati nel lavoro."

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