Capitolo Due

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Millie's Pov

Da quando il mio letto è così duro?
Forse sto ancora sognando ma se così fosse, almeno i sogni non dovrebbero essere piacevoli?
Non dovrei avere il torcicollo e la spalla indolenzita.
È come se stessi dormendo su una tavola di legno, apro un occhio e non ho sbagliato di molto, il pavimento è solo più freddo e il cuscino a cui sono abbracciata serve a ben poco.
Mi guardo intorno e riconosco il cottage.
Skye.

Ed ecco tornare anche tutti i ricordi, mancano solo quelli che potrebbero spiegare il perché abbia dormito in questo modo.

Dalla cucina arriva un profumo invitante di formaggio grigliato che batte i postumi della sbronza.
Spero si tratti solo di quella perché in questo momento non potrei gestire anche l’imbarazzo di una notte brava.
Striscio dietro al divano e attraverso la porta aperta, vedo Finn ai fornelli che tormenta un toast in padella canticchiando qualcosa.
A torso nudo.

In vita mia non ho mai visto una schiena come la sua, è normale avere una schiena così perfetta? Mi alzo in piedi e silenziosa come un fantasma, salgo le scale fino alla camera.
Studio il mio sguardo annebbiato nel piccolo specchio dietro la porta.
Occhiaie scure mi appesantiscono gli occhi di un grigio-azzurro spento, che fanno a cazzotti con le guance colorate di un rosa acceso.

La nottata a base di alcol non ha migliorato l’aspetto stanco con cui sono arrivata qui.
Poi ci sono i miei capelli.
Passo una mano attraverso quel nido arruffato di capelli castani a cui servirebbe l’intervento urgente di un parrucchiere.
Possibilmente un miracolo.

Dovrei lavarmi, recuperare una parvenza umana. Provarci almeno. Non ho fatto due passi che realizzo che dovrò andarmene.
Perché ho accettato di fare la governante per un posato signore di mezza età, non per uno come lui, e comunque Finn ha chiarito di non volere il mio aiuto.
O forse ha cambiato idea.
Non ricordo a quale accordo siamo arrivati ieri sera, è tutto confuso.

I miei vestiti sono stati piegati ordinatamente in un angolo, e sento le guance andare a fuoco al pensiero di lui che fruga tra le mie cose. Tutto il suo bagaglio si riduce a un borsone scuro, piazzato su una sedia e ancora intatto.
«Dimmi che non stai per spargere di nuovo la tua biancheria per la stanza, perché mi hai già dato del maniaco una volta per averla raccolta».
Mi giro.
Finn è appoggiato allo stipite della porta con i capelli ricci spettinati ma un’espressione già più leggera di quando l’ho incontrato.
«No. Sei trasgressivo solo la prima volta, dopo è pura emulazione», cerco di reprimere un sorriso ma la voce mi tradisce.
«Ottimo».
Finn mi studia, passando una mano sul volto.
«Non ti sei riposata granché. Avrei dovuto portarti a letto».
«Portarmi dove?!», tossicchio presa di sorpresa.
«E lasciarti lì, da sola».
Giusto.
«Sono stata una favola. Ero solo molto stanca per via del viaggio». Lui sorride al mio imbarazzo.
«Certo. Ho preparato la colazione, mi fai compagnia?».

Nessuno mi ha mai preparato la colazione. Il massimo è stato offrirmi un muffin da Starbucks prima di andare al lavoro, per poi farmi sentire in colpa.
Lascio Jacob e tutte le sue mancanze nel passato, e seguo il profumo invitante che arriva dalla cucina.
«Spero che il formaggio ti piaccia. È passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ho cucinato». Finn si passa la mano alla base del collo, nemmeno fosse un ragazzino al suo primo tentativo.
«Mi piace croccante». La vista di quest’uomo, senza maglietta, che tiene in mano una spatola con quell’espressione accigliata mi strappa un sorriso.
Capisco, forse, l’intento di zio Donald.
Questo non vuol dire che lo abbia perdonato per avermi messo in questa situazione.
«Cosa c’è di così divertente?»
«Ti sei visto?» Lui arriccia le labbra.
«Allora siamo in due».

Mentre mangiamo un sandwich al formaggio grigliato, come quelli che prepara Jaime Oliver, avverto subito un’atmosfera differente.
Rilassata.
Finn è più sciolto, non solo fisicamente, è anche più alla mano. La notte di sonno sembra avere giovato, almeno a uno di noi.
«Precisamente, come sono finita a dormire per terra?»
«Ti ho lasciata collassata sul divano, immagino che il resto sia dovuto a quelle», fa un mezzo sorriso, indicando le lattine di birra vuote e la bottiglia di Talisker, a cui mancano tre dita buone di liquido, allineate sul pianale della cucina.
«Merda».
«Eri carina con la testa a ciondoloni». Non posso arrossire ogni volta che questo tizio mi prende in giro.
«Fammi capire bene, mi hai abbandonata qui e te ne sei andato a dormire?»
«Ti sei addormentata così all’improvviso che mi stavo preoccupando, quel tuo leggero russare però è davvero rassicurante… Sarei potuto restare a tenerti d’occhio ma sai, mi avevi già dato del maniaco e quando posso preferisco ancora un buon materasso, una volta levata la tua biancheria». Lui si blocca, e l’ombra di qualcosa appare nei suoi occhi.
Questo deve essere quello che nei libri chiamano uno sguardo strappa mutande.

YOLO ~ FillieLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora