Millie
L'ospedale di Finn è più vicino a un hotel di lusso, che alle strutture del servizio sanitario nazionale. In prossimità di una finestra, che si affaccia su un curato giardino giapponese, ci sono due divani per i visitatori dall’aria accogliente.
Quando arrivo, Finn è disteso sul letto, intento a guardare un programma televisivo sul maxischermo appeso alla parete. Mi fermo sulla soglia, con il sollievo che si mischia alla stanchezza che va ad accumularsi.
Finn si solleva per sedersi, e gira il viso provato nella mia direzione. Le borse scure sotto i suoi occhi sono più pronunciate dell’ultima volta in cui l’ho visto ed è anche pallido. Lo sguardo nei suoi occhi stanchi è colmo di cautela.
«Dimmi cos’è successo», chiedo con la voce roca. Un cerotto all’altezza della tempia mi racconta di quanto sia stato fortunato. Di tutte le cose che avevo pensato di dirgli quando l'avrei rivisto, questa non era nemmeno lontanamente in cima alla lista. Lui sbatte le palpebre per la sorpresa.
«È stato un incidente. Non pensavo che il ramo si sarebbe rotto...».
«Cosa ti passava per la testa? Ti metti a giocare all’Uomo Ragno mescolando medicinali e super alcolici! Potevi morire!», grido. Do libero sfogo alla paura.
«Mills,» Finn prova ad alzarsi in piedi, poi ci ripensa «sto bene. Tutto quello di cui ho bisogno sei tu e uno di quegli abbracci dove dimentichi tutto quello che sta succedendo». Lui tenta di abbracciarmi e io lo tengo a distanza.
«Avevi detto che ti saresti fermato! Potevi morire», ripeto. Perché mi sembra che il concetto non gli sia particolarmente chiaro. «Dopo, io, cosa avrei fatto? Mi avresti lasciato qui?»
Finn mi afferra per i polsi e mi attira a sé, mi stringe con forza. Vorrei ribellarmi, gridare fino a cacciare la paura, invece mi arrendo e mi abbandono contro di lui, lasciando andare le lacrime che ho trattenuto fino a questo momento.
«Mi dispiace averti fatta preoccupare. Non avevo idea di quello che sarebbe successo. Volevo solo dimenticare tutto». Mi accarezza i capelli, sfregando la guancia ruvida contro la mia fronte. «Avevo così tanto bisogno di te, non mi rendevo nemmeno conto di quanto».
«Non puoi fare così».
«Ho perso la direzione senza di te, ma ora sei qui Mills. Ti amo». Finn mi prende il viso tra le mani fredde, e tremo, perché siamo stati fortunati. Abbiamo ancora un’opportunità.
«Ti amo anch’io. E mi hai spaventato a morte. Pensavo di averti perso...».
Finn interrompe il mio sproloquio premendo le labbra sulle mie. Una settimana senza il suo tocco e sono pronta a perdermi di nuovo in lui. Ma sono ancora troppo spaventata. Mi ritiro e cerco la risposta alla mia domanda nei suoi occhi.
«È stato un incidente, vero?»
«Certo che sì! Perché dovrei voler morire quando la mia vita è appena ricominciata? Quando ho te?». Lui afferra il mio viso, con le dita che premono sulle mie guance. «Mills, sei tutto il mio mondo; il mio respiro, il mio calore, la mia forza. Qualunque cosa».
Vorrei rispondere, ma sono un calderone di tutte le emozioni trattenute fino a questo momento. «Non te ne andrai quando uscirò di qui, vero?», chiede, seguendo con le dita l’arco delle mie sopracciglia.
«Non vado da nessuna parte. Non voglio aspettare un domani che potrebbe non arrivare mai».
«Per sempre?»
«Ogni giorno, per sempre». Finn si lascia andare al sorriso più bello che gli abbia mai visto, ed è come se l'oscurità intorno lui fosse evaporata.
Le mie lacrime rischiano di rovinare la felicità di questo momento, lui le asciuga con il pollice prima di posare delicatamente la sua bocca sulla mia. E quando si toccano, il mondo potrebbe andare in pezzi. I baci dapprima delicati diventano feroci, un misto di frustrazione e desiderio che emerge nella pressione della mia bocca sulla sua. Con tutto quello che è successo, una settimana lontano da lui sembra un anno.
Quando Finn si ritira, c'è qualcosa nella sua espressione che non riesco a capire, come se si stesse preoccupando di qualcosa.
«Mills...». La porta della stanza si apre e Brian entra accompagnato da Jackie.
«Buone notizie». Brian, come al solito, mi calcola a fatica. Finn sbuffa, lascia cadere la mano sul lenzuolo e si sistema sul letto. Mi siedo sul bordo del materasso e lui mi passa il braccio attorno alla vita.
«Buone notizie? Questa sì che è una novità».
«Sei vivo, tanto per iniziare. Date le premesse, non mi lamenterei», commenta sarcastica Jackie. Lui si irrigidisce e io gli stringo la mano. Non può pensare di cavarsela come nulla fosse, non dopo averci fatti morire di paura.
«Che succede?»
«Kara ha lasciato cadere le accuse».
«Così? Da un giorno all’altro?»
«Parrebbe, e la stampa le sta facendo pagare lo scotto», commenta interdetto il suo manager Brian.
«Ben le sta. Si è bruciata la carriera con questa trovata». Scendo dal letto e mi avvicino alla finestra.
«Aiutala». Tutti gli occhi nella stanza si concentrano sorpresi su di me. «L'ho vista. Lei è… un casino; non può fare fronte al massacro della stampa da sola».
«Quando l'hai vista?!», si informa Finn.
«Ieri. Questa mattina. Con il fuso ho perso la cognizione del tempo, comunque non importa. Cercava di contattarmi da settimane e quando ha saputo di Finn..
«Ti stava tormentando? Che cazzo, Mills! Da quanto andava avanti?» Finn cerca di trattenersi, ma fallisce.
«Ha cercato di mettersi in contatto con me un paio di volte, prima di andare alla polizia». Brian inspira in modo evidente e io scatto.
«Che cos’hai dire?»
«Tesoro, avresti dovuto informarmi. Avremmo potuto evitare di coinvolgere le autorità».
«E quindi sarebbe colpa mia?»
«Se farai parte del gruppo, ci sono modi e modi per affrontare le situazioni. Se hai uno stalker, mi occupo io di risolvere il problema». Maledetto maniaco del controllo.
«Chi ti credi di essere? Dio?» Sono talmente presa, che mi rendo conto con un attimo di ritardo di Finn che mi ha raggiunto.
«Mills prende le sue decisioni, Brian».
«Bene, ma deve rendersi conto che non ha un’idea di come gira questo mondo». L'occhiata scura che mi lancia il suo manager mi suggerisce che non me la darà vinta tanto facilmente. Peccato per lui che non mi conosca ancora.
«Non credo di essermela cavata male, tutto sommato», ribatto. «Le ho chiesto di lasciare cadere le accuse, e mi ha dato ascolto».
«Sei un’ingenua se pensi che sia finita qui», commenta, scuotendo il capo. Jackie, ferma sulla soglia, osserva lo scambio e mi fa l'occhiolino. Ricambio il sorriso, felice di averla dalla mia parte.
«Bene, ha fatto marcia indietro. Problema risolto, ora possiamo andare avanti», tira le somme lei.
«Aiutala con la stampa, per favore», aggiungo controvoglia. Finn non sembra affatto convinto, lo anticipo, prima che possa dire qualcosa. «Glielo devi, Finn, e poi questa storia sarà finita una volta per tutte». Il telefono del suo manager squilla e lui impreca sottovoce, guardando il nome sullo schermo.
«Si è trattato solo di una sfortunata concatenazione di eventi. Non cercare problemi dove non ce ne sono», dice, uscendo dalla stanza. Pronto a occuparsi della prossima emergenza.
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YOLO ~ Fillie
Fiksi Penggemar[COMPLETA] You Only Live Once~ Non tutte le storie hanno un lieto fine, non tutte ti fanno ridere e amare. Millie Bobby Brown ha deciso di chiudere con gli uomini. Non le serve che qualcuno le dica cosa fare ed è stanca di non essere mai all'altezza...
