.4. (YOONMIN)

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Uscito dall'enorme azienda, ancora leggermente scosso dal colloquio avuto con il sig.Kim, Jungkook imboccò il solito sentiero per tornare a casa sua. Pedalava lentamente, beccando qualche volta, con la ruota della sua bici, dei sassolini e con la testa tra le nuvole iniziò a pensare, senza volerlo, al giovane capo: doveva ammettere che era proprio un bel ragazzo; il corvino comunque non riusciva comprendere il motivo per il quale si era sentito così agitato alla vicinanza dell'altro.
"sarà stata l'ansia dovuta all'incontro con il mio capo" pensò annuendo, auto convincendosi di questa unica e logica spiegazione.
Arrivato a casa, Jungkook accostò il mezzo nel vialetto della sua abitazione per poi entrare;
salutò i genitori e salì di corsa in camera sua. Non avendo fame in quel momento decise di mettersi a fare la sua solita maratona di videogame.
Dopo circa due ore ininterrotte di gioco il moro spense tutto e si stravaccò nel letto, abbandonandosi subito al dolce sonno.

Jungkook si trovava nell'ufficio che Kim Taehyung gli aveva riservato per le sue mansioni. Stava tranquillamente passando il tempo a giocare al computer, ad un gioco online scadente che ha trovato all'ultimo momento per sconfiggere la noia. Sapeva di dover fare un milione di fotocopie per quel pomeriggio e di dover fissare un incontro con un'azienda francese per la settimana seguente, ma era convinto che avesse tutto il tempo del mondo, perciò non si preoccupò troppo.

Nel bel mezzo della partita sentì bussare alla porta ed interruppe il tutto il più velocemente possibile, sfilandosi le cuffie ed abbassando lo schermo del pc.
"Avanti" disse a voce alta.
La figura del signor Kim fece il suo ingresso nella stanza, con un espressione che non prometteva niente di buono.
"Jungkook, hai preparato le fotocopie che ti avevo richiesto?"
"Stavo giusto andando a farle, signore."
Rispose imbarazzato.
"E dimmi, cosa avevi di più interessante da fare nell'ultima ora?"
"Io...beh..."
"Scommetto che stavi passando il tempo a giocare al pc. Mi sbaglio, forse?"
"In realtà io..."
"Sai, se avevi voglia di giocare potevi semplicemente chiedermelo, Kookie."
"C-che intende? Anche a lei piacciono i giochi di guerra?"
"Beh...a dire il vero amo altri tipi di giochi... sai... quelli in cui si puniscono i personaggi disobbedienti."
"Uhm...Non ho mai sentito parlare di giochi del genere. Dovrei provarli."
"Sei così innocente, Jeon. Sai... potrei darti una breve dimostrazione di come funzionano."
"Accendo il computer, allora."
"Oh. Non ce ne sarà bisogno. Avvicinati, Kookie."
Jungkook fece come richiesto e si avvicinò al capo. Quest'ultimo prese la sua testa e lo avvicinò sempre di più al suo volto. Solo pochi centimetri li dividevano, e Jungkook iniziava a sperare che Taehyung non sentisse il suo battito esageratamente accelerato.
"Hyung...che stai-"
La sua sveglia lo fece alzare di soprassalto, ancora scosso e confuso per il sogno che aveva appena fatto.
Accompagnato da un forte sbadiglio il corvino prese il telefono  per controllare che ore fossero, e quasi non gli prese un colpo: Erano le 7.45, ed aveva solo un quarto d'ora di tempo per prepararsi prima che Jimin passasse sotto casa sua. Se non voleva subire l'ira del suo migliore amico doveva davvero darsi una mossa.
Dopo essersi lavato, si mise le prime cose che trovò nel suo caotico armadio, ovvero una felpa nera col cappuccio e dei jeans chiari, insieme alle sue amate Timberland.
Optò di saltare la colazione, come sempre ormai, e passò gli ultimi 5 minuti a cercare inutilmente di sistemare i suoi ingestibili capelli.

Dopo un po' il suo telefono prese a squillare, e la voce fastidiosamente allegra di Jimin gli rimbombò nell'orecchio, informan dolo di essere sotto casa.

Prese al volo il suo cappotto -appeso nell'appendiabiti accanto alla porta- e uscì dalla sua abitazione, pronto a sopportare una nuova noiosissima giornata di scuola.
_
Jimin e Jungkook continuavano a chiacchierare tranquillamente con i loro amici nel cortile della scuola, nonostante la prima campanella fosse già suonata da un po'.
Jimin, vedendo l'amico leggermente scosso gli diede una leggera gomitata, accompagnata con un cenno di testa, che stava a significare un "che ti prende". Il corvino alzò lo sguardo posandolo sul suo piccolo amico e sospirò.
"No nulla, solo che questa notte ho fatto un sogno un po... un po strano", all'udire queste parole, le orecchie del rosa guizzarono all'ascolto curioso di sentire lo strano sogno del amico. Il corvino prese per un braccio il rosa, e con una scusa banale si allontanò dal gruppo e si avviò verso una panchina poco distante dal posto in cui erano fino a qualche momento fa, e con un respiro profondo iniziò a raccontargli per filo e per segno il sogno, dall'inizio fino alla parte della sveglia.

Durante tutto il racconto, Jimin strabuzzò delle volte gli occhi, altre volte annuì e altre ancora ridacchiò.
"Amico mio, questo sogno esprime i tuoi desideri nascosti:il tuo voler scoparti il capo, per di più  voler essere sottomesso da lui". Jungkook all'udire le cazzate dell'amico sbuffò e gli tirò una leggera spinta, " zitto bah, e pensa a masturbarti sul tuo amato Min Yoongi" il rosa ridacchiò.
Non appena videro la loro professoressa di inglese passare per il giardino, come due fulmini corsero verso l'ingresso, già esageratamente affollato.
Nella fretta Jimin si scontrò contro qualcuno poco più alto di lui, urtandogli il braccio e buttando a terra il suo cellulare e una cartella piena di appunti.
"Mi dispiace tantissimo!" Disse imbarazzato Jimin abbassandosi per raccogliere i fogli del ragazzo, che non aveva ancora guardato in faccia.
"Aish, li dovrò mettere in ordine per l'ennesima volta." Risponde una voce inconfondibile alle orecchie del rosa, che rimase a bocca aperta mentre sollevava lentamente lo sguardo verso il proprietario di quegli appunti.
"Io...Io...sono...sono davvero mortificato. Ti prego di scusarmi, non l'ho fatto a posta." Disse balbettando e maledicendosi per quanto stupido sembrasse in quell' istante. Persino Jungkook l'aveva abbandonato, ed era da solo con lui in quel corridoio.
Il ragazzo più grande fece finta di pensarci, scrutando intano il piccoletto che lo osserva con le guance leggermente rosse, poi sospirò e aprì leggermente la bocca, stampandosi in faccia un leggerissimo sorriso invisibile a chiunque. Chiunque tranne a Park Jimin.

"Beh... se proprio vuoi scusarti... che ne dici di darmi il tuo numero di telefono?" Chiese il ragazzo dai capelli color menta.

"Tu...tu vuoi il MIO numero?" Jimin era sconvolto non solo dalla domanda inaspettata, ma anche dal sorrisino spuntato sul viso del suo amato ragazzo. Doveva essere un sogno, non c'era altra spiegazione.

"Mh, penso sia meglio presentarmi prima. Io sono-"

"Min Yoongi. So bene chi sei." Continuò il rosa al posto suo, sorridendo come un idiota.

"Oh, beh, allora deduco tu sappia che non sono un serial killer. Quindi puoi darmi il tuo numero o...?"

"Certo! Scusami. Dammi il tuo telefono, te lo segno." Rispose Jimin allungando una mano verso Yoongi, che gli porse il cellulare sorridendogli.
Jimin segnò velocemente il suo numero -indeciso se salvarsi con qualche faccina strana- restituendo poi il telefono al suo proprietario.

"Sei Park Jimin, giusto?"

"Sì... beh, ci sentiamo allora." Jimin fu costretto a correre verso la sua aula e salutò il ragazzo a malincuore.

"Ciao, Jimin."

A/N
Hola! Ecco il quarto capitolo
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War of Hormone|| Taekook La tua prossima ossessione. Scoprilo ora