Capitolo 2

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_Lisa_

Sono appena uscita dalla doccia. Istintivamente mi guardo allo specchio: il rossore vicino alla zona è diminuito.
Il tatuaggio è in bianco e nero. È l'unica differenza rispetto a quello di mia madre: non avevo abbastanza soldi per farlo a colori, ma anche così ha il suo fascino.
Il tatuatore si è preoccupato della reazione dei miei genitori. Forse sono strana, ma ancora sorrido a pensarci: non dovrò mai preoccuparmi di quello.
Mamma è morta un anno fa in un incidente stradale. Mio padre è un coglione come tanti là fuori, e non sa nemmeno di avere una figlia. Lei aveva già rotto con lui quando scoprì di essere incinta. Non l'ha mai avvisato.
Il problema, però, esiste: ora e per i prossimi due anni nessuno, in comunità, dovrà vederlo. Anche se — a dire il vero — un tatuaggio, rispetto a chi secondo i rapporti si droga, spaccia, ruba e scopa come se non ci fosse un domani, è davvero poca cosa.
È piccolo. L'ho fatto di lato, vicino al seno destro. Ho scelto quella zona perché è poco visibile agli altri, coperta in buona parte dal reggiseno.
I soldi li aveva risparmiati mia madre per il mio sedicesimo compleanno. Voleva farmi un regalo speciale, e fortunatamente sono riuscita a recuperarli senza che nessuno se ne accorgesse.
Lei lo aveva sul fianco. Io l'ho fatto solo un po' più in alto. Se ora fosse con me, probabilmente mi vorrebbe uccidere.
Farmelo, però, è stata una mia scelta. Sono sicura che non me ne pentirò.
Mi avvolgo nell'accappatoio, poi esco dalla stanza.
Le prossime saranno settimane impegnative.

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