Capitolo 5

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_Lisa_

«Stavamo cercando una ragazza da ospitare. Io e Allison abbiamo sempre voluto fare qualcosa per la comunità. Quando abbiamo parlato con la signora Beatrice, lei ti ha elogiata, così abbiamo deciso di fissare questo incontro per conoscerti meglio.»

Le parole sono garbate, scelte con cura, ma il significato vero non cambia:
"Ti hanno descritta come una santa, ma non siamo stupidi. Forse ci vogliono fregare. Vediamo se la storiella regge."

Rimango con la mia solita faccia da poker.
Mi sento come una prostituta sulla strada: devo vendermi al meglio.

«Capisco... Cosa volete sapere?»
Lui, dopo avermi vista, sembra entrato in trance. Anche la moglie se ne accorge, quindi continua lei la conversazione.

«Raccontaci della tua vita in generale. Quello che vuoi: passioni, progetti per il futuro... e rilassati, non vogliamo ucciderti.»

Ha fiutato la mia ansia.
Però sembra meglio di quanto immaginassi.
Decido di essere abbastanza sincera.

«Ho intenzione di finire la scuola, poi partire per un progetto di beneficenza all’estero. Dopo un anno tornerò qui e mi cercherò un lavoro.»

L’ho colpita. Ora sembra davvero interessata.

«Come funziona il progetto?»

Accenno il primo sorriso e le spiego, con semplicità:

«È facile. Lavori per un’associazione di beneficenza all’estero, scelta tramite un’agenzia. In cambio ti offrono alloggio gratis, un pocket money per vivere lì, e anche i viaggi di andata e ritorno sono inclusi nel pacchetto.»

Alla fine della spiegazione, Allison — sì, si chiama così — mi sorride.
La mia tensione iniziale è sparita.
La chiacchierata prosegue per mezz’ora.
Rimango abbastanza riservata, ma cominciano a piacermi.
Forse, per la prima volta, mi sento pronta a lasciare la comunità.

La domanda peggiore arriva alla fine:

«Hai mai pensato di frequentare l’università?»

La verità? Sì.
Ma mi preoccupa.
Il mondo del lavoro è competitivo. Il posto fisso è quasi un miraggio.
E la laurea, a volte, non offre poi così tanti vantaggi rispetto al diploma.
Voglio iniziare a lavorare il prima possibile.
Forse, più avanti, potrei iscrivermi a qualche corso serale.

Decido di non mentire. Non avrebbe senso.

«No, vorrei iniziare a lavorare subito. Appena tornata dal viaggio.»

Il suo volto resta impassibile.

Poi chiedono a Beatrice di parlare in privato.
Io esco dalla stanza, ma riesco a origliare un pezzetto di conversazione.
Sta parlando Carl, l’uomo.

«È molto timida.»

Riconosco il tono. È quello del tipo: “Sì, ok… ma non è quello che cercavamo.”

Due minuti dopo mi stanno già salutando. Ricambio con cortesia.

Durante il viaggio di ritorno resto in silenzio, con gli auricolari e la testa appoggiata al finestrino.
Non voglio darlo a vedere.
Ma...
Mi ci vedevo bene, con loro.

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