5 - Cold Cold Man

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L'espressione imbarazzata di Gabriel era marchiata a fuoco nella sua testa e, nonostante avesse abbandonato il Royal Victoria Hospital, continuava ad averla chiara in mente.

A distanza di tempo, si rendeva conto di aver esagerato con quelle allusioni; tuttavia, per lui, era stato spontaneo farle e non era riuscito a trattenersi.

Chissà perché, chissà come, continuava a pensarci anche in quel momento, con gli occhi fissi su Darrell e le labbra serrate, che impellevano sulla stessa domanda.

Poi, di colpo, la sentì fluire via: «Perché lui non sa niente?».

«Di cosa stai parlando?»

La semplicità della sua risposta parve spiazzarlo. Batté le palpebre un paio di volte, lo guardò bene in volto e corrugò la fronte, attendendo che capisse da solo a cosa si stesse ridendo. Eppure, non vedendolo cedere nella sua posizione, dovette incalzare con: «Il libro, Darrell». Si lasciò andare a un sospiro stanco, gli vide abbassare di poco gli angoli delle labbra e capì di aver fatto centro. «Adesso non fingere di non saperne nulla, per favore.»

«Non ho voluto dirglielo, è vero, ma solo per evitare che si buttasse giù, per fare in modo che avesse ancora uno scopo ad aspettarlo fuori da quella stanza d'ospedale, per lasciargli una speranza.»

«Balle. Di che speranza stai parlando? Scrivere un libro su di me sarebbe una speranza?»

«Simon ha concordato con me» iniziò a dire. «Quando mi ha proposto di continuare il libro di Gabriel, lui non muoveva neppure le palpebre.» Storse la bocca in una smorfia. «O forse sì, quelle erano la sola cosa che riuscisse a muovere, dannazione!» Mugolò affranto, poi sospirò pesantemente e si passò entrambe le mani sul viso, tra i capelli. Seduto sul divano, i gomiti posati sulle ginocchia, disse: «Lì, in quelle condizioni pietose, era lucido abbastanza per capire tutto ciò che lo circondava. Ed è ovvio che avrebbe voluto scrivere, proprio come adesso; se avesse potuto, avrebbe iniziato quello stesso giorno. L'unico problema, è che non poteva farlo».

«Tu non volevi ferirlo» mormorò. «Nessuno di voi due voleva.» Scosse la testa, continuando a guardarlo, infine disse: «Eppure non avete pensato neppure per un secondo che sarebbe guarito, che si sarebbe infuriato per tutto questo finto buonismo».

«Finto buonismo?»

«Questa fottuta posizione che avete deciso di prendere» sputò.

«Gabriel capirà...»

«No, non credo.»

«Capirà» ripeté serio, convinto. «È una cosa troppo importante, questa, per aspettare che torni in salute.»

«Ma davvero?» chiese aspro, a denti stretti.

«Credi che non lo sia? Credi che riguardi solo te?» Gli occhi di Darrell si puntarono su di lui e si ridussero a due fessure. «Tralasciando quello che è successo il mese scorso, ricorda ciò che mi hai detto di fronte al registratore. Lì, ne Il Grande Drago Rosso, ci sono ragazzini; e questi ragazzini subiscono giornalmente le angherie di pazzi fuori controllo. Né io, né Simon abbiamo intenzione di aspettare oltre per fermare questa gente.»

«Perché adesso lo riguarda» grugnì in un filo di voce. «Questo libro, per lui, era solo un modo per fare soldi facili.» Si morse il labbro inferiore, distolse perfino lo sguardo e lo lasciò vagare lontano, verso la tavola ancora apparecchiata. Osservò a distanza i resti della cena che avevano consumato in placido silenzio e poi tornò su di lui, sul bicchiere d'immancabile Scotch che aveva appena sollevato da terra.

«Non più, adesso ha cambiato idea.»

«È così strano sentirti difendere lo Stronzo...» commentò sottovoce.

Invisibile (salvation)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora