Sottosopra, dopo un silenzioso viaggio in auto, scese dalla Toyota e si affrettò a entrare in Casa Graham. Ma non emise un suono, si diresse semplicemente verso le scale, certo che avrebbe potuto rintanarsi al piano superiore, in camera sua.
Fu allora che le parole di Gabriel lo fermarono, lo gelarono: «Ti senti bene? Hai sbattuto la porta».
Strinse il corrimano e deglutì. Per un attimo si chiese se lo stesse aspettando lì, in piedi sull'uscio dello studio, o ancora vicino al divano, in corridoio, dov'era passato come una scheggia senza guardarsi attorno. Poi si voltò a guardarlo, a fronteggiarlo. Il sorriso teso sulle labbra, disse: «Sì, tutto bene». E nello stesso momento in cui pronunciò quelle parole, si rese conto di aver mentito.
Lui fece un leggero cenno col capo, indicò lo studio col chiaro intento per essere seguito, infine attese un paio di passi di Randy prima di voltare il deambulatore. Si mosse lento, placido, e retrocesse oltre la soglia.
«Cosa c'è, non ti fidi?» chiese in un mugolio. Posò la mano sulla maniglia, mentre Gabriel si avvicinava alla scrivania e cercava di circumnavigarla.
«Sei troppo strano» borbottò di rimando. «Evasivo, direi.»
«E questo ti fa credere che il mio appuntamento con Rowan sia andato male?»
«Esatto» assentì.
«Nelle sedute si affrontano temi molto difficili» iniziò a dire, stringendosi nelle spalle. «Può succedere, a volte, che le persone si chiudano in se stesse per elaborare quello che viene tirato fuori, no?»
«Tu hai detto che parlare con lui ti fa bene» incalzò. Spostò una mano sulla scrivania, abbandonò il deambulatore per spingersi verso la superficie piatta e, ancora dopo, verso la sedia dai braccioli comodi e lo schienale in pelle nera. Si sedette con un gemito basso e sospirò, sollevò la testa, lo guardò dal basso. «Ma dovresti vederti come ti vedo io: quello che hai non è affatto lo sguardo di una persona che sta bene, Randy; e a me non va di saperti in questo stato.»
Sentendo quelle parole, lui storse la bocca in una smorfia. Disse: «Come al solito, esageri».
«No, affatto.»
«Sì, invece. Ho già tentato di spiegartelo, eppure non vuoi sentire ragioni» obiettò.
Gabriel picchiettò con le dita sul bordo della scrivania. Nervoso, forse sull'orlo di una crisi di nervi, tentò di calmarsi e lo vide girovagare nella stanza, gesticolare. «Allora raccontami, spiegami perché sei tornato in questo stato» tentò a bassa voce.
D'un tratto si fermò. Osservò le coperte arricciate ai piedi del letto, poi la libreria ancora impolverata, e si lasciò andare a un sospiro. «A cosa servirebbe?» chiese. «Mettere il naso nella mia terapia, dico, a cosa servirebbe? Vuoi forse parlarne nel libro?» Gli lanciò un'occhiata di traverso e ricordò le parole di Rowan, la sua insinuazione in merito al discorso di Abeigeal. Così sputò: «Anche quello che ti ho detto finirà tra quelle pagine?».
«Di cosa stai parlando?»
«Di quello che ti ho confidato stamattina, Gabriel. Di quella pazza, di Abeigeal.»
Lui parve rifletterci davvero, si chiese se fosse necessario ai fini del libro e se lo pseudonimo di Randy lo avrebbe protetto davvero, se avrebbe ferito la sua sensibilità. Si morse il labbro inferiore, poi distolse lo sguardo, lo chinò verso il basso. «Pensi che non debba scrivere di lei?»
«No, non dovresti» sputò.
«E allora come faranno a catturarla?»
Per un attimo, Randy ingoiò ogni replica, ogni protesta. Gelato sul posto, con le braccia tese lungo i fianchi, si disse che Gabriel aveva ragione e spalancò gli occhi. Le palpebre fisse, non osò rispondere e pensò che Rowan non avesse capito la gravità della situazione, che si fosse concentrato solo su di lui e sui suoi sentimenti. Così deglutì a vuoto, tremò, sentì i brividi corrergli addosso e balbettò uno: «Scusa». Non si azzardò a dire altro, certo di aver fatto una figura meschina e che Darrell avesse già accennato qualcosa su Abeigeal nelle pagine scritte durante la sua assenza.
STAI LEGGENDO
Invisibile (salvation)
Romance(ADATTA A UN PUBBLICO MATURO) Dopo l'incidente, Gabriel non è più lo stesso. Steso sul lettino del Royal Victoria Hospital, fatica perfino a parlare e non riesce a muoversi. È per questo che Darrell prende in mano la situazione e, spronato da Simon...
