Uscito dallo studio di Rowan, Randy si era diretto verso High Street per acquistare qualcosa da poter indossare non appena fosse rientrato a casa; tuttavia, neanche un paio di ore più tardi, si era ritrovato a sorreggere più di cinque buste diverse, con quella tipica espressione sconsolata che sapeva piegargli le sopracciglia in un moto irritato.
Avrebbe voluto avere la stessa euforia di tanta altra gente, ma si rendeva conto da solo del fatto che non fosse possibile, perché la sua visita nel quartiere dello shopping era dettata da delle esigenze e non di certo dal piacere personale.
Così, con aria truce, infilò le buste nel bagagliaio della Smart e lo chiuse alla svelta, muovendosi verso lo sportello del guidatore. Lì si fermò. Le dita strette alla maniglia, lo sguardo fisso sul finestrino serrato, ebbe come l'impressione di vedere il riflesso di Abeigeal e trasalì, gelò sul posto. La gola improvvisamente secca, prese a tremare e si chiese cosa sarebbe successo di lì a breve, se fosse davvero in pericolo e se avesse Il Grande Drago Rosso alle costole.
Chiuse gli occhi per riflesso, con il cuore che gli galoppa a nel petto e i battiti impazziti, che gli rintronavano nelle orecchie; infine, riaprendoli, comprese di essersi sbagliato.
Un brivido gli corse lungo la schiena, e lui non poté fare a meno di sentirsi un vero idiota.
Montò di corsa in auto, non si guardò indietro e mise in moto, scivolò su Donegall Pass, facendo ben attenzione a non premere troppo sull'acceleratore a causa dell'ansia.
«Quella seduta ha avuto l'effetto contrario» sputò tra sé e sé. «Doveva aiutarmi, invece mi ha incasinato il doppio.»
Scattò con l'indice verso il cruscotto e accese la radio, trovando attiva l'impostazione della pennetta USB, che Darrell aveva lasciato inserita; allora, curioso, rimase in attesa della riproduzione casuale.
Poco dopo, sulle note di" November Rain" dei Guns N' Roses, s'immise su East Bridge Street e ripensò a quella mattina, al modo in cui se ne era andato di casa, alla poca voglia che aveva di rientrare e ancora a Gabriel, a quello che era successo tra loro. Arrossì. Si chiese se una cosa del genere fosse davvero così folle oppure no.
Poi, dopo aver allungato una mano verso il cambio e aver rubato gli auricolari di Darrell, s'infilò una cuffietta nell'orecchio destro e inviò la chiamata a Simon Burke; dopotutto, lo sapeva, avrebbe dovuto farlo per affrontarlo. E se lo ripeteva dal giorno prima, da quando aveva sbirciato sullo schermo di Darrell per segnarsi il numero.
Pochi squilli, e Simon rispose con un secco: «Chi è?».
«Simpatico e gioviale come sempre» commentò Randy, lasciandosi andare a un sospiro. «Dove sei?»
«Randy Morgan.» La sua voce prese subito un'inclinazione divertita, poi si spezzò con una risata. «Come hai fatto a rintracciarmi?»
«Non sei poi così impossibile da trovare, anche se io non sono la CIA» mormorò ironico. «Voglio solo parlarti a quattrocchi. Perciò, avanti, dimmi dove sei.»
Simon sbuffò. «A casa, dove credi che possa essere?» Fece spallucce dall'altro lato della comunicazione, poi disse: «A differenza tua, io ne ho una».
«Quanto sei stronzo» borbottò. «Anche io ne ho una; più di una, in verità.» Non gli diede neppure il tempo di rispondere, d'insinuare qualcosa con una nuova battuta cinica, che chiese: «Lei è lì?».
«Dio, no!» sputò Simon, quasi trasalì al solo pensiero di una simile eventualità. «Non l'ho più vista da quella sera, se può consolarti.»
Un sospiro, e Randy cercò di farsi coraggio. Strinse la presa sul volante, disse: «Bene, allora ci vediamo tra una decina di minuti».
STAI LEGGENDO
Invisibile (salvation)
Romantik(ADATTA A UN PUBBLICO MATURO) Dopo l'incidente, Gabriel non è più lo stesso. Steso sul lettino del Royal Victoria Hospital, fatica perfino a parlare e non riesce a muoversi. È per questo che Darrell prende in mano la situazione e, spronato da Simon...
