Randy si diede alla macchia appena sveglio, senza neppure chiedere a Darrell se volesse andare a trovare Gabriel al posto suo. Mandò giù una tazza di caffellatte, un paio di biscotti all'uvetta, e poi prese le chiavi della Smart, uscì alla svelta dal garage.
Non aveva granché voglia di raggiungere il Royal Victoria Hospital, di vederlo. A dirla tutta aveva paura che potesse saltare fuori qualche scomodo discorso su quanto accaduto il giorno prima; ma in cuor suo sapeva che, nella malaugurata ipotesi, non lo avrebbe biasimato e che era lecito, per lui, avere dubbi, ripensamenti o domande. Così si era fatto coraggio, lo aveva raggiunto in totale silenzio. La mente divisa a metà tra confusione e vergogna, i denti che martoriavano il labbro inferiore, che tormentavano l'interno di una guancia e stridevano tra loro nel pieno del nervoso più totale.
E lui, ammutolito, aveva solo potuto osservarlo. Fisso sul lettino, con le mani giunte sulle lenzuola, sembrava voler dire qualcosa senza però riuscirci davvero. Esattamente come all'inizio, come giorni prima, come quando Randy era appena tornato dalla Comunità Educativa Riabilitativa.
In un attimo, Randy si ricordò delle parole di Simon e subito ripensò al momento in cui, poche ore prima, era mancata la voce a Gabriel. Deglutì, chiese: «Come va?» Il tono basso, quasi strozzato dal senso di colpa. «Stai bene?» incalzò.
Lo vide annuire e allargò le narici alla ricerca d'aria. Poi si passò una mano sul viso, impallidì, tremò sul posto, con gli occhi spalancati al di là delle dita. Si sentì come sprofondare in un buco nero, sull'orlo di un crollo emotivo.
Allora avanzò, si mosse verso il lettino. Le braccia distese lungo i fianchi, lo sguardo basso. Disse: «Devo parlarti, Gabriel, è importante».
E si sedette sul lettino, ignorando come al solito la sedia lì accanto. Si fermò vicino alle sue gambe, sollevando appena le suole da terra. Prese un lungo respiro, si sentì come morire dentro e indurì i muscoli del viso. In gola, un nodo stretto, asfissiante, un bruciore intenso.
«Solo che tu sei qui, non guarisci, non ti muovi e non parli. Come faccio senza di te?» gemette piano, in un lamento.
Allora distolse lo sguardo, lo puntò lontano. Sentì le sue dita carezzargli il dorso della mano e sussultò. Trattenne una risata, si lasciò andare a un suono divertito, isterico, a causa di quel magro tentativo di consolazione.
«Ho visto Abeigeal» sussurrò, sputò tutto d'un fiato. Ed ebbe come l'impressione che lui lo stesse fissando sconvolto, perché subito gli sentì balbettare un:
«Cosa?».
Randy si voltò di scatto, lo guardò negli occhi e spalancò la bocca. Incurante del suo enorme sforzo, pensò solo che fosse bello udire di nuovo la sua voce e continuò, disse: «Fuori da una chiesa, da Good Shepherd Church. Stavo seguendo Darrell, perché ogni martedì sparisce e non si sa dove vada; pare che abbia un appuntamento segreto, Gabriel. Aveva chiamato qualcuno, doveva incontrarsi da qualche parte e io ho voluto sapere dove, con chi... Insomma, sì, l'ho seguito perché sembrava tutto molto strano. L'ho visto con lei».
Gabriel strabuzzò gli occhi, boccheggiò. In un attimo parve quasi andare in tilt. Gemette, balbettò un: «Impossibile».
E Randy scosse la testa, incalzò, strinse le sue dita per spronarsi verso di lui. «Perché dovrei mentire? Sai che cosa ho appena detto? Sai cosa significa?» chiese agitato. «Darrell e Abeigeal nello stesso posto, Gabriel. Un appuntamento settimanale segreto. Non so da quanto vada avanti, ma è una cosa orrenda, una cosa che va avanti alle nostre spalle.»
«Non...» iniziò a dire, fermandosi subito per schiarirsi la voce. Poi riprese, balbettò un: «Non lo farebbe mai».
«Eppure l'ho visto» insistette. «Perché non mi credi?»
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Invisibile (salvation)
Roman d'amour(ADATTA A UN PUBBLICO MATURO) Dopo l'incidente, Gabriel non è più lo stesso. Steso sul lettino del Royal Victoria Hospital, fatica perfino a parlare e non riesce a muoversi. È per questo che Darrell prende in mano la situazione e, spronato da Simon...
