Nonostante l'insistenza di Darrell, Randy aveva preferito dormire nello studio. Solo una volta, aveva detto, per ambientarsi di nuovo e sentirsi a casa.
Quelle erano state le parole magiche; lo avevano convinto ad adibire il divano come un letto improvvisato e a lasciarlo lì, con delle lenzuola pulite, un cuscino sprimacciato e un pigiama fresco di bucato che, alla fine, non aveva neppure indossato.
Al diavolo le buone maniere. Randy non doveva impressionare nessuno e non aveva la benché minima voglia di morire dal caldo.
Al suo risveglio, dopo un'intera notte passata a rigirarsi contro lo schienale, aveva rivisto lo stesso soffitto bianco della volta precedente e si era sentito proprio come desiderava: lontano dal mondo, su una nuvola, anche se un po' avvolto dall'afa estiva.
Subito dopo, uscendo dallo studio di Gabriel, era stato investito dal chiacchiericcio sconnesso di Logan e non aveva potuto fare a meno di sorridere. Attirato verso la cucina dall'aroma tipico della colazione ancora calda, si era mosso svelto e a piedi nudi lungo il corridoio. Poi, fermo sulla soglia si era soffermato a guardare meglio ciò che aveva dinanzi. Una scena, a suo dire, in grado di poter scaldare il cuore di chiunque.
Darrell, seduto a tavola, cercava di far assaggiare a Logan uno dei tanto adorati biscotti all'uvetta di Gabriel, dopo averlo intinto bene nel latte; e il piccolo, con le labbra sporche, impastate, allungava le manine per afferrarlo, per rubarglielo.
«Buono!» trillò allegro, scattando quasi in piedi sul seggiolone. I talloni posati sul legno, i palmi aperti accanto al bicchiere di plastica azzurro e blu con sopra disegnato un qualche super eroe che Randy non conosceva.
Darrell ridacchiò. «Non dirlo allo zio, altrimenti si arrabbia.»
«Zio» ripeté serio, incrociando gli occhi per seguire il biscotto.
Randy si lasciò sfuggire un suono divertito e attirò l'attenzione di Darrell, il quale si voltò raggiante nella sua direzione e intonò un: «Buongiorno, Rondinella».
Lui si stropicciò un occhio, poi si ravvivò i capelli e si spostò di un paio di passi, notando il moto perplesso delle sue sopracciglia. «Che c'è?» chiese.
«Hai dormito così?»
Seguì lo sguardo di Darrell, spostando il proprio sulle sue ginocchia, e solo allora si rese conto di essere pressoché nudo, con indosso solo i boxer. In imbarazzo, si passò una mano sul viso e borbottò uno: «Scusa». Dapprima pensò a Logan, immaginando che non fosse abituato a vedere gente in certe condizioni per casa, ma poi sbirciò tra le dita e, storcendo le labbra, notò la punta di divertimento con cui lo stava pungolando. «Oh, beh, in parte è positivo. Significa che mi sono già ambientato» minimizzò.
«Senza dubbio.» Trattenne una battuta sulla punta della lingua, certo che non avesse né capo, né coda, e cercò di distogliere la sua attenzione per concentrarsi su Logan. «Hai deciso di andare da Gabriel, oggi?» chiese, cambiando discorso, con un debole colpo di tosse.
Randy annuì, sedendosi accanto a lui e pescando dal contenitore di latta per portarsi poi un biscotto alle labbra. «Sì, vado io» disse, iniziando a sgranocchiarlo. Allungò una mano, gli rubò la tazza di caffè e sorseggiò come niente fosse, trattenendo poi una risata di fronte alla sua espressione sconvolta. «Che c'è?» borbottò, la bocca piena e le molliche agli angoli delle labbra.
«Sei di buon umore, vedo» disse, sollevando entrambe le sopracciglia.
«Appena, ma non ho voglia che il mio umore si rovini» mugolò. Poi prese a sorseggiare il caffè schiumato e storse il naso in una smorfia, commentò: «Zuccherato a non finire».
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Invisibile (salvation)
Romance(ADATTA A UN PUBBLICO MATURO) Dopo l'incidente, Gabriel non è più lo stesso. Steso sul lettino del Royal Victoria Hospital, fatica perfino a parlare e non riesce a muoversi. È per questo che Darrell prende in mano la situazione e, spronato da Simon...
