Contro ogni aspettativa, Simon diede il suo bentornato a Gabriel per telefono e si presentò a Casa Graham dopo una settimana; zoppicava ancora, ma meno di quanto Randy ricordasse, perciò pensò che la sua andatura fosse in gran parte dovuta dal vino che aveva trangugiato quel giorno.
Quando lo vide entrare con un enorme mazzo di fiori, subito storse il naso e s'indirizzò per primo in salone, certo che lo avrebbero condotto lì per tenerlo lontano dal caos dello studio. Poi, seguito da tutti gli altri, incrociò le gambe sui divano e iniziò a studiare l'espressione di Darrell, la pantomima che aveva montato apposta per sembrare un perfetto fratello preoccupato e vigile. Sospirò, mentre lui sistemava i gigli e le gerbere rosse in un vaso senz'acqua.
Fu allora che Randy lanciò un'occhiata veloce a Gabriel, che gli sentì dire:
«Non dovevi, davvero».
«Ai malati si portano i fiori» gli fece notare Simon, trattenendo una risata. Scosse anche la testa, infine si strinse nelle spalle con nonchalance e guardò il mazzo rossastro che riposava nel vaso. Abbozzò un sorriso, non disse altro.
«Giusto» commentò Randy, con uno schiocco seccato. «Ed è ancora più carino, se a portare dei fiori è un altro malano.» Lo guardò di traverso, posando un braccio sullo schienale del divano, e continuò, disse: «Dopotutto sei quello che è stato salvato da Gabriel, no?».
Simon corrugò appena la fronte, quasi impallidì. Deglutì a fatica, cercò una risposta plausibile per replicare a quella battuta, a quel ghigno sfrontato che gli si era piazzato dinanzi; tuttavia non la trovò e, rosso di vergogna, serrò i denti.
Allora fu Darrell a interrompere la discussione, borbottò un: «Non essere tanto scontroso».
«Figurati, non ho detto niente di strano.» Scrollò appena le spalle, sollevò perfino le mani in segno d'innocenza e tornò ritto con la schiena, posandola contro il divano. Le suole delle scarpe ben piantate in terra, a un passo dal tappeto, sospirò. «Trovo solo azzeccata la scelta dei fiori, ecco tutto» iniziò a dire, facendo trasalire Simon. «Sono così profumati, così colorati...» ironizzò.
E lui sospirò un: «Grazie».
Randy non rispose, storse appena le labbra in una smorfia infastidita, mentre Gabriel, smosso da chissà quale moto interiore, parve iniziare a preoccuparsi per Simon e disse:
«Perché non ti siedi un po? Sarai stanco».
Quasi non gli fece roteare gli occhi a causa di tutta quella premura; la riteneva immotivata, fuori luogo, perché Simon sembrava tutto fuorché stanco. Probabilmente, si disse, aveva raggiunto Knock Eden Park in taxi e non aveva guidato da solo per non affaticare la gamba. Schioccò la lingua e non si voltò, certo che lui avrebbe seguito le sue indicazioni e che non avrebbe fatto complimenti. Poi gli sentì dire:
«Sei davvero gentile, grazie».
Delle lusinghe che gli facevano venire il voltastomaco, che non aveva mai adottato prima di allora e che, di certo, non avevano ragione di esistere. «Gabriel è sempre gentile» commentò laconico, vedendogli prendere posto sulla poltrona che aveva di fronte. «Pare che tu te ne sia accorto adesso; divertente, no?»
Simon lo guardò, batté appena le palpebre e, confuso, sollevò le sopracciglia. Disse: «Affatto, ho sempre saputo che Gabriel è un uomo gentile».
«E ti sei reso conto di essere l'unico stronzo in circolazione?» replicò spicciolo, le palpebre appena abbassate per lanciargli un'occhiataccia.
Accanto a lui, Gabriel cercò di richiamare la sua attenzione schiarendosi la voce. Ci riuscì, vedendogli sollevare il capo, e subito si sporse in avanti per mormorare un: «Ti prego, Randy, non comportarti in questo modo». Poi notò il moto nervoso delle sue labbra, quello ancora più teso delle sopracciglia e come, chiudendo gli occhi per poi riaprirli, sembrasse accantonare il discorso con un blando:
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Invisibile (salvation)
Romansa(ADATTA A UN PUBBLICO MATURO) Dopo l'incidente, Gabriel non è più lo stesso. Steso sul lettino del Royal Victoria Hospital, fatica perfino a parlare e non riesce a muoversi. È per questo che Darrell prende in mano la situazione e, spronato da Simon...
