18 - Precious

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L'atteggiamento di Darrell era troppo passivo, così aveva detto Randy, prima di sentirsi correggere da Gabriel con una definizione abbastanza curiosa: "Una bomba a orologeria". E da quel momento non aveva smesso di pensarci. Si chiedeva se sarebbe esploso oppure no, se fosse sul punto di urlare o se quel suo sguardo vacuo non lo vedesse neppure. Di tanto in tanto, lo scrutava da lontano e corrugava la fronte, prendeva a immaginare un universo alternativo nel quale nessuno aveva detto niente e tutto andava come avrebbe dovuto; lì, Darrell era più tranquillo e beveva di meno, parlava di più, grugniva appena.

Per questo, anche in quel momento, con la colazione davanti, si ritrovò a sbuffare. Le palpebre appena abbassate, gli occhi fissi su Darrell e poi nel caffellatte che si era preparato da solo. Senty Logan ridacchiare, la punta delle sue scarpe battere contro il seggiolone, e poi Judy esordire con un:

«Lo porto fuori, è una bella giornata».

Darrell gesticolò appena, le rivolse un'occhiata vaga, ancora assonnata. Con il mal di testa post-sbronza che gli martellava le tempie, borbottò un: «Sì, perché no». Sorrise, quantomeno ci provò, e salutò il piccolo con la mano, vedendolo fare altrettanto.

«Ciao, papà» iniziò a dire. Una macchinetta impazzita, che ripeteva: «Ciao, ciao, ciao». E muoveva le dita appiccicose di mela grattugiata.

«Ciao, scricciolo» sussurrò. Puntò la porta, seguì Judy fin quando non la vide sparire oltre la soglia e poi sospirò, si massaggiò le tempie con le dita, riprese a sorseggiare il caffè nero che aveva di fronte. Silenzioso, sgranocchiò un biscotto secco.

Fu allora che la vera bomba a orologeria esplose, che batté le mani sul tavolo e sputò: «Va bene. Se non vuoi parlare con me, va bene. Ma cosa cazzo ti ha fatto tuo fratello?».

Darrell posò la tazza sul tavolo, sollevò la testa e guardò Randy, scoprendolo crucciato e quasi arrabbiato. Si disse che era assurdo, terribilmente fuori luogo, ed emise un suono divertito. Le sopracciglia sollevate. «Stai scherzando?»

«No, affatto» negò, serio in volto. Si alzò, rischiando di far rovesciare il caffellatte, e storse il naso in una smorfia, mentre Gabriel rischiava di strozzarsi con un biscotto all'uvetta. «Voi due siete fratelli, no? Andavate d'accordo prima che ti dicessi quella cosa. Il vostro rapporto era tornato come quello di un tempo, come prima dell'arrivo di Lucia.»

Gabriel non osò aprire bocca, inspirò ed espirò piano, posando le mani accanto alla propria tazza di caffè. In silenzio, attese la replica di Darrell, certo che lui avrebbe tirato fuori qualche discorso assurdo per pugnalarli entrambi.

E così fu, disse: «Perché, pensi che questo non sia lo stesso? Quello che avete fatto alle mie spalle è esattamente ciò che Gabriel-il-perfettino, l'ipocrita, mi ha recriminato per anni».

Una discussione, era proprio quello che Gabriel non avrebbe voluto affrontare. Né di prima mattina, né in un secondo momento. E non perché credeva che non sarebbe stato in grado di sopportarla, ma perché avrebbe dovuto giustificarsi, perché Darrell lo avrebbe messo sotto torchio con un botta e risposta asfissiante. Così storse le labbra si spinse a osservarlo di sguincio, disse: «Tu non mi avevi avvisato, lo hai tenuto segreto fino al giorno del mio matrimonio».

Randy annuì, cercando di dare manforte alle sue parole, e vide Darrell spostarsi appena indietro. Udì lo stridere delle gambe della sedia sul pavimento, il suo suono infastidito, un lieve:

«Cazzo, vi siete coalizzati».

Randy avrebbe voluto dirgli di no, che nessuno stava facendo un bel niente e che quella era solo una sua impressione; tuttavia si limitò a osservarlo in silenzio, con le sopracciglia appena aggrottate e un'espressione ostile in volto.

Invisibile (salvation)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora