Quando Randy era piombato nello studio di Rowan, sapeva già che per parlare con lui avrebbe dovuto avere un appuntamento, quantomeno telefonare; eppure non lo aveva fatto. In anticipo di un giorno, si era seduto sul divanetto verde dell'anticamera, quello accanto al ventilatore acceso, e aveva visto transitare una sfilza di pazienti tra un "Buongiorno" e un "Arrivederci" fino all'ora di pranzo. Poi, all'improvviso, si era sentito chiamare e aveva sollevato il capo, distogliendo lo sguardo dal display illuminato dello smartphone.
«Non avremmo dovuto vederci domani?» chiese Rowan, le labbra piegate in un sorriso beffardo. «Mi fa piacere che tu sia qui. La scorsa volta ho quasi pensato che fossi scappato.»
Un mugolio, una punta di fastidio e l'irritazione nelle vene. Bloccò lo schermo, storse il naso, inclinò di poco la testa. «È un problema?»
«No, affatto» negò. Chiuse la porta dello studio, poi mosse un passo verso il corridoio e si avvicinò alla sala d'aspetto. «Solo che non ho un buco libero per oggi.»
«Potevi dirmelo prima» grugnì, serrando le dita attorno allo smartphone. «Sono stato qui per ore, cazzo! Mi hai visto, lo sapevi che ti stavo aspettando.»
Lui fece spallucce e abbozzò un sorriso. Disse: «È così urgente? Avresti potuto telefonare. Per un attimo ho pensato che fossi di passaggio e che volessi salutarmi».
«Perché diavolo avrei dovuto voler fare una fare una cosa del genere, si può sapere?» Si crucciò appena, poi sospirò e si alzò in piedi.
«Per simpatia» azzardò divertito. Vide l'espressione di Randy farsi più cupa, nervosa, e subito ridacchiò, disse: «Stavo scherzando».
«Non è divertente.»
«No?» Gli lanciò un'occhiata di sguincio, lasciando che si avvicinasse e sbuffasse in corridoio. Infine mormorò: «Se vuoi, posso offrirti il pranzo».
«Grazie, ma no.»
Sollevò le sopracciglia, lo fissò perplesso. «Perché no?»
«Perché dovresti?»
«Volevi parlare con me, e io sono in pausa, perciò non c'è niente di male.»
«Non immaginavo che i dottori potessero mangiare con i propri pazienti» borbottò poco convinto. «Quant'è etico?»
«Abbastanza» mentì, ironizzò, sollevò una mano per indicargli la porta.
Poco convinto, Randy lo precedette. Si fermò sul pianerottolo, attese di essere raggiunto e vide Rowan trafficare con le chiavi, con la serratura. «Il ristorante è qui vicino, spero. Ho parcheggiato nei paraggi, non vorrei dover fare avanti e indietro.»
«Vuoi che ti porti al ristorante?» chiese, voltandosi a guardarlo con un cipiglio incuriosito. «Sei abituato bene, vedo.»
«Come, scusa?» Arrossì appena, battendo le palpebre e ritirando il capo nelle spalle. «Hai detto di volermi offrire il pranzo» citò.
Rowan annuì, poi si voltò verso le scale e lo precedette, iniziò a scenderle. Non rispose, lo lasciò di sasso.
Allora, Randy gli fu subito dietro e chiese: «Cosa intendevi dire?». Si mordicchiò nervosamente l'interno di una guancia e prese a elencare: «Hamburger, fish and chips, hot dog?». Continuò a fissare le spalle di Rowan, si sentì come esplodere e, sul filo del rasoio, sbuffò. «Insomma, cosa cazzo mangi?»
Lui rise. «Niente fast food» disse. Gli lanciò un'occhiata veloce e poi, giunto al piano terra, mormorò: «Mi piace il riso, la carne magra, il pesce, le verdure ben cotte, perfino l'aceto balsamico e le spezie».
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Invisibile (salvation)
Romance(ADATTA A UN PUBBLICO MATURO) Dopo l'incidente, Gabriel non è più lo stesso. Steso sul lettino del Royal Victoria Hospital, fatica perfino a parlare e non riesce a muoversi. È per questo che Darrell prende in mano la situazione e, spronato da Simon...
