Slacciando il tutore alla gamba, Simon ripenso al dubbio che baluginava nello sguardo di Randy e si disse che sì, dopotutto aveva ragione a crederlo un truffatore coi fiocchi. Sollevò un angolo delle labbra, lo lasciò cadere in terra e posò la schiena contro la poltrona. Un sospiro, e chiuse gli occhi, reclinò il capo all'indietro. Le palpebre abbassate, immobili, emise un suono divertito.
Poi, all'improvviso, sentì scorrere delle dita tra i capelli e sobbalzò. Riconobbe il fruscio delle unghie sulla cute, la risatina bassa, il tono vago e quasi sagace. Spalancò gli occhi, ancorò una mano al bracciolo e roteò il busto per voltarsi, per guardarsi alle spalle. Così, non appena la vide, si sentì mancare un battito e perse la voce.
«Ciao, Simon» disse in un sorriso.
Con i brividi lungo le braccia, annaspò. Deglutì a vuoto, sentendo la gola secca. Provò l'impulso di umettarsi le labbra, ma non lo fece. Immobile, una statua di cera, riuscì appena a mormorare il suo nome: «Abeigeal». La vide annuire, muoversi attorno alla poltrona e raggiungerlo con passi lenti e voluttuosi.
Ondeggiò sui tacchi alti, si fermò di fronte a lui e strinse i palmi sotto i gomiti in una postura pressoché regale, sollevando il mento per fissarlo dall'alto. Le ciglia appena abbassate, disse ancora: «Come stai? Non ci vediamo da così tanto tempo».
Soppesò la risposta, corrugò di poco la fronte e la seguì in silenzio. Dapprima non riuscì a dire nulla, osservò le sue labbra piene, il rossetto color corallo, ancora i denti bianchi e poi gli occhi, i capelli perfettamente acconciati in una crocca bassa. Infine, quasi sconvolto, emise una risata asciutta. Chiese: «Cosa diavolo ci fai qui?». La vide sollevare le spalle con noncuranza e insistette, sollevò la voce: «Ho cambiato la serratura, cazzo. Cosa ci fai qui?».
«Avevo bisogno di vederti per una questione urgente.»
«Che tipo di questione?»
«Sei davvero curioso.» Si sistemò una piccola ciocca bionda dietro l'orecchio, poi si passò la lingua rosata sulle labbra e le mordicchiò, continuò a guardarlo. Vide le sue sopracciglia contratte, il suo odio farsi vivo e informe, perciò riprese e gesticolò appena: «Mi riferisco al libro, quello che ha iniziato a scrivere il tuo caro amico Gabriel Graham...».
«Quello che ti manderà dietro le sbarre» concluse lui, interrompendola.
«Proprio quello, sì» sussurrò a denti stretti. «È crudele che tu spinga qualcuno a concludere una simile opera, non credi?»
«Crudele sotto quale punto di vista?»
Abeigeal arricciò di poco le labbra. «Sotto ogni punto di vista» disse. Mosse un paio di passi avanti e indietro, poi prese posizione sulla poltrona che Simon aveva di fronte e continuò: «Sono ancora tua moglie, no? Non ci tieni neanche un po' a me?».
«Neanche un po'» negò, scuotendo la testa. «Hai tentato di uccidermi; se non fosse stato per lui, adesso sarei morto.» Distolse lo sguardo, conscio del fatto che lei lo stesse ancora guardando.
«Questa è una sciocchezza, lo sai bene» ridacchiò, tentando di minimizzare. «Io ci tengo a te, Simon, non avrei mai voluto ucciderti.»
«Eppure hai avvelenato quella cheesecake.» Schioccò la lingua sul palato, storse perfino le labbra e arricciò il naso. «Dimmi, perché lo hai fatto?»
«Dovevo toglierti di mezzo, non avresti capito.»
«E la polizia avrebbe capito, invece?» incalzò lui.
«Mi sarei inventata qualcosa» sussurrò, mugolò. Il volto che guardava di lato, verso la tavola sgombra, sospirò. «Un colpo al cuore, magari. No, non avrebbero indagato di fronte a una donna in lacrime. E per Randy, non credere che lo avrei lasciato qui...» Fece spallucce, sorvolò.
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Invisibile (salvation)
Romance(ADATTA A UN PUBBLICO MATURO) Dopo l'incidente, Gabriel non è più lo stesso. Steso sul lettino del Royal Victoria Hospital, fatica perfino a parlare e non riesce a muoversi. È per questo che Darrell prende in mano la situazione e, spronato da Simon...
