In quel momento, le dita di Randy mancarono la presa sulla forchetta e la lasciarono cadere sul piatto. Nelle sue orecchie si fece subito largo un suono sordo, un tintinnio fastidioso di ferro contro la ceramica e poi quello più cupo e denso che l'accompagnava sul tavolo, sulla tovaglia, assieme a una piccola macchia d'olio.
«Come, scusa?» esalò.
«Ipnosi» ripeté Rowan, facendosi serio in volto. «Potremmo affrontare i tuoi traumi con l'ipnosi e lavorarci su.»
«No, sei pazzo» scandì categorico. Impose i palmi sul bordo del tavolo e si allontanò, facendo stridere le gambe della sedia sul pavimento. «Che cazzo di bisogno c'è d'ipnotizzare la gente? Sei fuori di testa!»
«Te l'ho detto, è per affrontare il trauma» spiegò piano, gli occhi fissi su di lui. «Parlarne a voce non ti aiuterà. Sei chiuso e resistente alla terapia. Bisogna necessariamente provare una via diversa per liberarti dal tormento che hai dentro.»
Sentendo quelle parole, subito aggrottò le sopracciglia. «Cazzate» grugnì. Digrignò i denti, batté una mano sul tavolo e fece rovesciare il bicchiere di Rowan sulla tovaglia. «La verità è che vuoi ipnotizzarmi e basta, perché sei un pazzo maniaco. È questa la verità!»
Lui socchiuse le labbra, arretrò col capo e si mostrò perplesso. «Randy, non è come credi...» iniziò a dire.
Ma lui lo interruppe, sbuffò uno: «Sta' zitto, smettila!» SI alzò in piedi, gli occhi, gli occhi incendiati di rabbia. Sentiva il cuore in gola, i battiti accelerati e il petto spaccarsi dall'ansia. Era come fuori da Good Shepherd Church, come quando aveva visto Darrell uscire con Abeigeal. In un attimo, la testa prese a girargli e lui annaspò, si portò una mano alla fronte, balbettò qualcosa come: «Cosa hai messo in quel salmone del cazzo?».
Rowan lo raggiunse alla svelta, cercò di sorreggerlo e poi lo spronò a raggiungere il divano, lo fece sedere. Dapprima chiese: «Vuoi dell'acqua?». Lo sentì grugnire, mugolare, e si guardò attorno agitato, sospirò, si schiarì la voce. Capì che il suo era solo un attacco di panico. Così fece scendere il gatto dal tavolino e prese posto lì, sul ciglio dello stesso. Disse: «Va tutto bene, Randy, non c'era niente di strano nel salmone. L'ho mangiato anch'io, no?». Attese qualche istante, poi aggiunse: «Ti capita molto spesso di stare così?».
In tutta risposta, uno sguardo agitato, smarrito, forse carico d'odio. Le narici larghe, l'aria che faticava a riempigli i polmoni. «Mi prendi in giro?» sputò Randy in un rantolo.
Allora Rowan si massaggiò la nuca, le tempie, sentì il mal di testa farsi vivo e deglutì nervoso. Si alzò di nuovo, girò attorno al divano e, posate le mani sullo schienale, si spinse in avanti, prese a mormorare nelle orecchie di Randy: «Ascoltami e basta, fai come ti dico e passerà prima del solito. La vedi la lampada? Quella accanto al televisore, dico. Osservala. Se ci riesci, parlami di lei, descrivila»,
«Vaffanculo» annaspò. «Che cazzo vuol dire, che gioco di merda.»Tentò di alzarsi, singhiozzò, ma le mani di Rowan si posarono sulle sue spalle e lo costrinsero seduto.
«Com'è la lampada?» chiese ancora.
Chissà come, si lasciò convincere. Disse: «Bianca».
«Poi?» insistette.
«Lunga, come un fungo. Spenta. Con le frange. Ha un fiore disegnato.»
«E accanto cosa c'è?»
«Un libro.» La voce più bassa, i singhiozzi smezzati.
«Che libro?»
«Non lo so, non leggo il titolo.»
Rowan girò attorno al divano. Lo raggiunse e si sedette ancora sul bordo del tavolino. Poi disse: «Così finiscono prima. Devi sono pensare ad altro, descrivere cose inutili, che non ti ricordano niente».
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Invisibile (salvation)
Cinta(ADATTA A UN PUBBLICO MATURO) Dopo l'incidente, Gabriel non è più lo stesso. Steso sul lettino del Royal Victoria Hospital, fatica perfino a parlare e non riesce a muoversi. È per questo che Darrell prende in mano la situazione e, spronato da Simon...
