14 - Cosmic Love

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Da quando aveva avuto la prima sessione d'ipnosi, parlare con Rowan era diventato più semplice, così come trascorrere il tempo in compagnia di Gabriel e seguire i suoi miglioramenti. L'unica cosa che proprio pareva non essere cambiata di una virgola era il rapporto con Darrell, perché l'incontro che c'era stato tra lui e Abeigeal lo aveva turbato troppo, facendolo diventare sospettoso e scostante.

Usciva la mattina presto e rincasava la sera tardi, guardandosi bene dal rivolgergli la parola per più di qualche minuto o chiedergli se volesse prendere il suo posto in ospedale. Poi, a cena, mangiava in tutta fretta e si ritirava in camera per leggere uno dei tanti libri presi in prestito dalla libreria di Gabriel.

E perfino in quel momento, dopo più di una settimana, si alzò meccanico dalla sedia. Il piatto in mano, le posate tremanti sul bordo, il bicchiere al centro della porcellana bianca. Filò dritto in cucina, certo di potersela dare a gambe levate per scegliere un nuovo, avvincente classico dagli scaffali impolverati dello studio senza essere infastidito.

Eppure, qualche istante dopo, sussultò. Vide Darrell in piedi, ritto sull'uscio della porta. «Scusa, esco subito» biascicò nervoso, chinando lo sguardo al suolo. Si mosse veloce verso di lui e sperò che si facesse da parte; tuttavia lui non lo fece. Allora, trovandoselo davanti, fu costretto ad alzare gli occhi, a fronteggiarlo. «Cosa c'è?» chiese.

«Sono giorni che mi eviti» esordì. «Da quando mi hai chiamato per dirmi che Gabriel voleva parlare con me, da quando ho scoperto che avevi vuotato il sacco sulla storia del libro.»

Randy indurì i muscoli del viso. «Pensi che abbia paura di te, forse? Che non voglia fronteggiarti?»

«No, affatto» replicò spicciolo. «Penso che tu debba dirmi qualcosa.»

Deglutì. «Cosa te lo fa credere?» Emise un suono divertito, ironico, e allargò le braccia.

«Il fatto che Gabriel fosse particolarmente scosso.»

Storse la bocca in una smorfia e si disse che quell'affermazione fosse davvero sciocca, che Gabriel non avrebbe potuto essere altrimenti, perché d'un tratto aveva capito di essere stato tradito da suo fratello e dal suo migliore amico. Così scosse la testa. Chiese: «Cosa pensi che debba dirti?». Lo fissò dritto negli occhi e cercò di non vacillare neppure per un momento, di non pensare a ciò che era accaduto in quella stanza d'ospedale; eppure, per un attimo si sentì attraversare dall'incertezza ed ebbe come l'impressione che il suo segreto potesse essere stato scoperto. Trattenne il respiro, attese, poi lo sentì sospirare e dire:

«Questo non lo so, Randy». Si massaggiò una tempia, mosse un passo in avanti e lo vide arretrare. Allora, sconvolto, mormorò: «Non hai paura delle mie parole, hai paura di me. Perché?».

Lui negò. «Non è come sembra, ti sbagli.» Osservò il suo volto crucciato, le sopracciglia tese e le labbra contratte. Poi la mano che si affannava nella sua direzione, le dita che cercavano di avvicinarlo, afferrarlo, e quasi annaspò inorridito. Strinse i denti, chiuse gli occhi, si sforzò di restare immobile nel mentre che lui si faceva vicino per sfiorarlo.

Ma Darrell non osò toccarlo. «Cosa ti spaventa?» sussurrò.

Socchiuse le palpebre, ricordò le parole di Gabriel e, guardandolo, comprese come lui avesse mantenuto il silenzio sulla faccenda di Good Shepherd Church. Così, mentre le braccia prendevano a tremargli lungo i fianchi, si fece coraggio e provò a dirlo: «Tu sei uno di loro».

«Di cosa stai parlando?» sussultò agitato. Non ottenne risposta, lo vide indietreggiare ancora, arretrare fino al lavandino e ancorarsi lì con timore. «Uno di loro, Randy, davvero?» ripeté, echeggiò. Strabuzzò gli occhi, capì solo allora che si stava riferendo alla setta de Il Grande Drago Rosso. Poi impallidì, spalancò la bocca, non riuscì a fare altro che emettere un suono sgraziato, gracchiante: «Scherzi?».

Invisibile (salvation)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora