Seduto sul letto, con le spalle posate contro la spalliera e la schiena affondata nei cuscini, Randy si lasciò andare all'ennesimo sospiro. Gli occhi fissi sulla stessa pagina de "Il Piccolo Principe", si chiese se avesse perso il filo o se fosse diventato stupido. Dopotutto, si disse, certe metafore non erano mai state complicate per lui; eppure continuava a scervellarsi, a girovagare assieme a lui sulla superficie dei pianeti. Ricordava Darrell, la loro discussione in cucina, e proprio non voleva saperne di leggere, di addormentarsi.
Così sbuffò. Smise di pensare alla rosa, al viaggio nello spazio, perfino a se stesso e alla similitudine del titolo con quello di Oscar Wilde. Storse appena le labbra, posò il libro sul comodino e scivolò sopra le lenzuola ormai calde. Si voltò su un fianco, prese la posizione più comoda che riuscì ad assumere e si accoccolò, con le braccia vicino al petto e i pugni chiusi che quasi gli sfioravano il viso. Si sforzò per prendere sonno, chiuse gli occhi e iniziò a contare a ritroso da cento.
Poi, d'un tratto, sentì i passi lungo il corridoio. Il suo cuore mancò un battito, lo fece tornare indietro nel tempo, a quel giorno ormai lontano che Rowan cercava di fargli superare mediante le sessioni d'ipnosi. E sollevò le palpebre, osservò l'abat-jour accesa, si accertò di essere ancora a Casa Graham.
«Randy» mormorò Darrell, fermandosi di fronte alla sua porta aperta.
Lui corrugò appena la fronte, si voltò supino e, dopo aver puntellato i gomiti sul materasso, si forzò a sedere. Lo guardò di traverso, con la testa appena inclinata, fregandosene di essere a petto nudo. Incrociò scompostamente le gambe, lasciandosi carezzare dalla leggera brezza che filtrava dalla finestra aperta, infine chiese: «Cosa c'è?».
«Dobbiamo parlare.»
Sollevò le sopracciglia, quasi non scoppiò a ridere. Emise un debole suono divertito, gracchiante, e poi disse: «"Dobbiamo parlare", certo. "Dobbiamo parlare" è la tipica frase che usano le persone innamorate, quelle in crisi, quelle che magari si stanno lasciando o devono andare in pausa di riflessione. Vuoi prenderti una pausa, Darrell?».
Non rispose. Immobile, con le braccia distese lungo i fianchi, l'osservò e attese.
«Hai fatto una passeggiata, no? Ti sei schiarito le idee. Hai parlato ancora una volta con Abeigeal o sei andato in chiesa? Hai pregato un po? Ti è piaciuto? Ci hai fatto sesso, vero? Com'è stato?» Indurì i muscoli del viso, allargò le narici per mantenere un respiro regolare. I denti che battevano tra loro, che stridevano sulle labbra, schioccò la lingua sul palato e, cinico, aggiunse: «Ti sarà piaciuto senz'altro, dopotutto lei è una puttana bastarda».
«Sono stato a casa dello Stronzo» mormorò. «Ho visto una foto di Abeigeal, Randy. Ti devo delle scuse.»
Emise un debole: «Oh». Poi distolse lo sguardo e, quasi svuotato, non osò dire altro. Chinò il mento, pensò di aver parlato troppo e a sproposito. Si chiese se Darrell avesse mai provato qualcosa per quella donna, se le sue fossero state solo delle offese basate sul niente. Con i sensi di colpa prese a mordicchiarsi l'interno di una guancia.
«Non serve che tu lo faccia, che ti rabbui» intervenne. «È stata solo colpa mia. Avrei dovuto accorgermene subito.»
«Non avresti potuto» disse Randy, scuotendo la testa. «Sono io che pretendo delle cose assurde, non è vero?» Un suono divertito, ironico, gli scappò di bocca. «Immagino che tu non la conoscessi; anche se mi sfugge il come sia possibile, Darrell.»
Si fece largo nella sua stanza, smettendo di attendere il permesso sull'uscio. Fece qualche passo in avanti e, con le braccia incrociate al petto, sollevò di poco le spalle. Colpevole, disse: «Non l'avevo mai vista, no. In verità non sono stato al matrimonio dello Stronzo, ecco tutto. Mi aveva invitato solo per cortesia, visto che sono il fratello di Gabriel, ma ho preferito continuare a stare fuori, proprio come voleva mio padre; fuori dalle palle, in giro per l'Europa, a spendere gli unici soldi che mi avesse mai dato dopo la morte di mia madre».
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Invisibile (salvation)
Romansa(ADATTA A UN PUBBLICO MATURO) Dopo l'incidente, Gabriel non è più lo stesso. Steso sul lettino del Royal Victoria Hospital, fatica perfino a parlare e non riesce a muoversi. È per questo che Darrell prende in mano la situazione e, spronato da Simon...
